LE OPINIONI

IL COMMENTO Perdere tempo, quando il tempo è l’unica cosa che si ha

DI RAFFAELE MIRELLI

Sotto invito del carissimo signor Franco Borgogna eccomi qui a riflettere su un argomento che negli ultimi mesi mi ha impegnato molto: il tempo. Come ben sapete il festival di filosofia è terminato da poco e il tema è stato proprio questo. Il tempo è un’illusione? Quanto tempo ci resta ancora e soprattutto al nostro pianeta, quello che ci ospita? Il signor Borgogna mi invitava a riflettere sul tempo dell’isola, della nostra realtà, un’impresa non semplice vista la complessità umana del nostro piccolo ecosistema relazionale. Possiamo dare inizio a questa riflessione, considerando quello che si è sentito e detto durante il festival che – sicuramente – potrebbe servire da volano per una considerazione che pone dei paradigmi di riferimento.

Analizziamo gli eventi serali del festival, quelli che hanno coronato (scusate l’allusione) le giornate della manifestazione. La serata di apertura del festival è stata affidata al fisico Antonio Ereditato, dal’Università di Berna, che ci ha detto senza mezzi termini “il tempo è misura ed esiste solo se considerato come tale”. Il fisico, infatti, misura il tempo e non ama portare avanti disquisizioni inutili e opinabili, cosa che ha messo in crisi i filosofi. Questi, invece, proprio nella disquisizione costruiscono un fulcro essenziale per la relazione in campo umanistico.

La seconda serata, invece, quella che ha visto come ospiti Benedetta °Barzini (prima volto italiano in assoluto di Vogue e fine intellettuale), insieme al figlio Beniamino Barrese. Loro hanno portato alla luce un tema essenziale che poco a che fare con la misura effettiva di cui parlava il fisico: la vecchiaia, il tempo del corpo. Beniamino ha, infatti, scritto e diretto un film che prendeva come soggetto principale la madre. Il film, intitolato “La scomparsa di mia madre”, metteva a nudo un’immagine iconica della figura materna disgelandone l’essenza, quella caduca ed effimera relazione che inchioda i figli nella quotidiana dipendenza e appartenenza. La terza serata, invece, ha dato spaziano a un “perturbato” Umberto Galimberti che, nella sua fretta esistenziale, ha definito in modo egregio “Le figure del tempo”, ossia le forme e gli andamenti del tempo secondo le visioni culturali appartenenti alle religioni e alle culture del nostro mondo.

In chiusura abbiamo ascoltato in forma privata l’esplosivo e ironico Piergiorgio Odifreddi, matematico e divulgatore, il quale ha – a mio parere in modo esemplare – passato in rassegna le visioni del tempo nei diversi ambiti disciplinari, dalla matematica alla fisica quantistica, dalla religione alla filosofia. Per Odifreddi il tempo è il cuore, il battito che a ogni secondo scandisce il nostro essere nella quotidianità, un battito al secondo per un lungo dibattito esistenziale. Bellissime le sessioni conferenza tenutesi nelle giornate del 25 e del 26 settembre con oltre 100 conferenza aperte al pubblico in cui si è affrontato il tema da tantissimi punti di vista disciplinari. Insomma ne abbiamo viste di tutti i colori e il tempo – diventato “maltempo” – ci ha messi a dura prova. Chiusa questa stupenda e ricca edizione, ci si chiede cosa ci resta, cosa resta all’isola, oltre al vuoto di uno spazio che soverchia di tempo?

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Bene, giungo così alla considerazione del tempo a Ischia: il tempo è spesso il tempo “di” qualcosa.

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A Ischia abbiamo avuto le elezioni e nelle elezioni abbiamo avuto anche il tempo del Covid, diciamo con tranquillità che le elezioni del comune di Lacco Ameno (e quelle regionali) ci hanno impegnati tutti (anche il virus è stato impegnato nelle lezioni regionali, passando in secondo piano). Devo dire che in questo caso il tempo sembrava un tempo passato, una scena già vista e misurata in precedenza. Sono state tante le vicissitudini che mi hanno fatto pensare ad anacronismi di sorta che pensavo non si dovessero ripetere più. Ecco il tempo “delle” elezioni a Ischia è stato un tempo circolare, ripetitivo. Nel fare i complimenti alla. nuova amministrazione di Lacco Ameno, mi chiedo come si siano sentiti i diretti interessati e ancor di più come essi abbiamo percepito questa vicenda che ha dell’incredibile. Senza sapere chi è il buono e chi è il cattivo – in parte – mi sono sentito il brutto. Ecco, queste elezioni sono state brutte, hanno dato un’immagine della nostra isola alquanto decadente, pregna di un passato di involuzione. Questa è la misura del tempo delle elezioni, come diceva il nostro amatissimo professor Ereditato. Almeno io l’ho misurato così!

Secondo tempo: la scomparsa di mia madre in cui la Barzini, personaggio di grande spessore e carisma, ha elogiato la vecchiaia, un tempo di riflessione e di certezza del sé, che si rispecchia nell’isola in una sola immagine, quella del sole autunnale che rivendica attesa, quella dei pescatori che nell’abbondanza settembrina catturano dal mare la ritrovata saggezza delle onde. Questo è un tempo di augurio, un tempo di esperienza che auguro alle nostre e ai nostri dirigenti scolastici, quelli che so trovano sotto assedio in un momento come questo. Tenete duro! La riapertura delle scuole è stata per molti versi un azzardo, ma non dipende solo da voi la gestione della pandemia. Siate forti nell’animo come gli anziani, siate tenaci. Per voi il tempo adesso è questo.

Terzo tempo: il tempo della descrizione, quello che Galimberti ha portato al festival. Cercate di capire quali sono realmente gli schemi e i dati che descrivono una realtà, sì in cambiamento, ma che essenzialmente rimane invariata: questo è il tempo dei contagi, il tempo del virus e dell’ansia. Cerchiamo di capire le proporzioni di questa pandemia e le sue variazioni, non agiamo secondo mero istinto e teniamo sotto controllo le nostre paure che – purtroppo – vengono accarezzate dai provocatori, dai media, dal bombardamento mediatico costante. L’unica cosa che possiamo fare – ed è meglio farla in “modalità rilassata” – è rispettare le regole e agire tutti insieme senza prendere decisioni affrettate. Un ennesimo “lockdown” potrebbe costare tempo e vita, per tutti e non solo per determinate categorie. Quarto tempo: quello che ci ha raccontato Odifreddi!

I numeri e le tendenze. Distinguiamo bene i numeri “di”, ossia dei tamponi e dei positivi, dei ricoverati con sintomi e degli isolamenti domiciliari. Documentiamoci, cercando di verificare sempre le fonti. Non azzardiamo opinioni, nemiche dei numeri! Il tempo di Odifreddi è stato il tempo della denuncia, quella contro gli “idioti” e non in senso letterario, metaforico, ma reale. Scriviamo qualche parola in meno, abbandoniamo per un po’ i social, leggiamo qualche libro – a tal proposito suggerisco quello di George Orwell “1984” – andiamo in montagna, manteniamo le distanze senza essere fobici.

Avete capito che questo è l’unico tempo che ci rimane?

Siamo nel tempo della paura, ma anche nel tempo della riflessione e dell’azione. Qui bisogna che ognuno di noi pensi a delle strategie per essere uniti, del resto lo avete capito, anche se – come abbiamo detto nella nostra chiamata filosofica lo scorso febbraio e come ha ribadito il caro Odifreddi – qui si parla di tempi e i tempi indicano l’appartenenza.

Tutti noi stiamo vivendo questo tempo, altri non sono e non saranno possibili. Non sprechiamo il tempo con inutili azioni, del resto, non siamo mica idioti?

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