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LE OPINIONI

IL COMMENTO Problemi e pregiudizi della società

La problematica della sessualità, con i suoi terribili pregiudizi, angustia e tormenta da sempre la nostra società, in tutte le sue articolazioni. Spesso l’ambito religioso, supportato da un ceto socio-politico gretto e reazionario, investe una parte notevole delle sue energie nel controllo del comportamento sessuale, vietandone il pensiero e le rappresentazioni. Tale indirizzo assume una funzione di atroce immoralità. Si sperimenta, infatti, come il fondamentalismo fanatico mette in carcere donne, attua mutazioni genitali, amputano mani, uccidono, seminano il terrore in nome della loro fede. Certamente si obietterà che ciò è lontano anni-luce dalle modalità della società occidentale, sia laica che religiosa. Perché essa ha attraversato e superato i momenti storici in cui si bruciava sul rogo gli eretici, si frustava e tagliava nasi e orecchi a chi svolgeva pratiche sessuali fuori dall’ordine stabilito, si predicava che la masturbazione fosse un male peggiore dello stupro poiché almeno, in tale situazione, poteva sorgere un concepimento.

Su tale obiezione non possiamo che essere d’accordo perché, fortunatamente, sono eventi da noi ormai relegati negli abissi della storia. Ma allo stesso tempo bisogna rilevare che la deriva verso il disprezzo della sessualità rimane nell’inconscio collettivo e nella terminologia del peccato che gli ambiti ecclesiastici mettono in risalto con raffigurazioni misogine e omofobiche. Infatti il peccato viene concepito come disobbedienza ad ordini tassativi dettati da determinati canoni religiosi integralisti che conducono all’infedeltà o all’apostasia. Dal libro della genesi, sappiamo che il primo peccato dell’umanità, come segno forte ed indelebile della disobbedienza, è la decisione di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza da parte di Adamo ed Eva con quest’ultima colpevole di aver spinto a farlo. La conseguenza del trasgredire l’ordine divino condanna l’intera umanità alle perizie della fatica e della morte. Tale narrazione, come effetto collaterale, ha reso la figura femminile come una incessante fonte di peccaminosi desideri che il cristianesimoha cercato di riabilitare attraverso l’avvento della figura della vergine Maria. Nonostante ciò, non scalfisce la pregiudiziale misogina nel suo ventre fideistico, insieme a quella omofobica, che viene considerata la manifestazione più orribile e mostruosa della sessualità.

Esiste una via d’uscita? Sì e la troviamo nell’approfondire, togliendo i veli, la nebbia della propaganda nefasta di una religione che ha costruito l’immaginario della sessualità come elemento, esclusivamente, demoniaco, nell’incontro tra Cristo e la Maddalena. Chi riesce ad oltrepassare il buio dell’ipocrisia, intravede che la configurazione dell’amore che dona il figlio di Dio non contempla il corpo della donna come una immonda creatura di un Dio minore ma un elemento sostanziale, tendente all’armonia con l’anima dentro una visione estatica della bellezza del rapporto amoroso. È tempo di una salutare e amorevole rivoluzione copernicana del vissuto erotico, cosa essenziale per uscire dall’inquieta turbolenza delle relazioni umane. D’altra parte la terribile deriva del Covid, che ci ha fatto scoprire quanto sia atroce essere prigionieri dell’isolamento, privati dalla dolcezza confortevole dell’incontro, dovrebbe condurci ad abbandonare la sprezzante abitudine del respingimento ed aprirsi sempre di più alla fratellanza universale, nella quale sperimentare lo stupore e la meraviglia del valore aggiunto della diversità.

* FILOSOFO

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