LE OPINIONI

IL COMMENTO Un’etica nuova per il nuovo anno

Nel frenetico consumismo natalizio, ho avuto la fortuna di avere in regalo da mia moglie il libro del teologo e filosofo Vito Mancuso “Etica per giorni difficili”. Un libro quantomai illuminante per il comportamento che ognuno di noi dovrebbe avere in giorni particolarmente difficili (e per Ischia ciò è ancora più calzante). Cercherò di approfondire il tema della necessità, per noi ischitani, di approfondire ed imporre a noi stessi un’etica nuova, non più rispondente ad un modello insensato di crescita, ma ad un modello nel quale solo il rafforzamento interiore di valori relazionali (uomo-uomo e uomo-ambiente) può consentire la svolta in positivo. E’ necessaria una premessa: una lettrice di Casamicciola ha criticato il mio editoriale della vigilia di Natale, dicendo sostanzialmente “Ho letto il papiello, come si dice a Napoli, e noi dovremmo vivere di speranza? Dovremmo paragonarci all’alluvione delle Cinque Terre, quando siamo stati bersagliati da una serie di disgrazie e non da una sola? E concludeva la signora: “Se non otteniamo con le buone ciò che ci spetta, facciamo altrimenti”. Con tutto il rispetto che merita ogni opinione, faccio pubblicamente notare (non solo alla signora ma a tutti quelli che la pensano in tal modo) che un’opinione articolata e motivata, come cerco di fare settimanalmente (e come cercano di fare altri opinionisti) può essere naturalmente discussa e criticata, ma punto per punto e, possibilmente, con forza argomentativa. Dire “papiello” per dimostrare fastidio per uno scritto lungo per poi concludere che l’unica speranza possibile viene dalla rivolta tesa ad ottenere risarcimenti materiali, vuol dire continuare a praticare un’etica individuale rivolta solo al presente e mai al futuro, del “si salvi chi può” e del “ a me ci deve pensare lo Stato, come se fosse quest’ultimo un ente a noi estraneo. Lo Stato siamo noi, è l’organizzazione che il popolo sovrano si dà per autoregolamentarsi.

Quando i cittadini si lamentano della Commissaria prefettizia Calcaterra, per il linguaggio usato in alcune ordinanze (“individui”, impropriamente usato per indicare le “persone”, i cittadini) o quando ci si lamenta del termine “speditivo” per indicare provvedimenti “sbrigativi”, all’impronta, ci si dimentica che a determinare lo stato di commissariamento prefettizio è stato il Consiglio comunale e sono stati i rappresentanti eletti dai cittadini di Casamicciola. Non ci si può poi lamentare della mancanza di “empatia” della dottoressa Calcaterra con la popolazione locale. I rappresentanti della Prefettura sono chiamati a svolgere una semplice funzione sostitutiva temporanea di ordinaria amministrazione. Non hanno alcun compito di stabilire “sintonia” col corpo sociale, non fanno politica né cercano consensi e usano un linguaggio burocratico largamente diffuso nell’ambiente prefettizio, per quanto asettico ed antiquato. Ha destato apprezzamento e consenso, in questi giorni, l’ampio servizio che Davide Maria De Luca ha scritto, martedì 27, per il quotidiano Domani. C’è voluto un “papiello” ben costruito, storicamente, sociologicamente, politicamente per ribaltare un castello di superficialità costruito da tanta altra stampa e TV, ma c’è un rischio in questo apprezzamento: che sia poggiato, per molti, sulla convinzione che l’articolista abbia sollevato i cittadini da ogni ipotesi di concorso di colpa. Non è così, quando dice che ci sono responsabilità diffuse e collettive, veniamo coinvolti anche noi collettività locale (beninteso non solo i cittadini di Casamicciola ma di tutta l’isola).

Illuminante il passaggio “nell’isola d’Ischia c’è una lunga storia di misfatti che sembrano giustificare questo pregiudizio”. Lo dice, nell’intervista, con nettezza, Nunzio Capuano: “Hai letto Foucault? La colpa parte sempre dal basso…Nella riunione all’ex Calise di Casamicciola, prima di Natale, si sono presentati in 150, con 150 ipotesi e proposte diverse”. Coesione sociale zero, capacità di sintesi e di individuazione di soluzioni zero lo stesso. Non è andata meglio nella riunione del 29 dicembre al Palazzo Reale di Ischia, ridotta da riunione in presenza a riunione via web e limitata alla viabilità della SS270. Precisato ciò, nasce il problema di che cosa sia e come possa nascere una nuova etica dei cittadini dell’intera isola. Scrive, nella prefazione del citato libro, Vito Mancuso: “L’etica, questa cosa di altri tempi… L’etica che oggi viene derisa e che la in società mette imbarazzo solo pronunciandola… L’etica, questa cosa di altri tempi, è in realtà più viva che mai in questi giorni difficili”. Il ragionamento del filosofo è che è caduta la presunzione della religione di essere superiore all’etica, che veniva considerata poco più che una sua ancella, che è caduta la presunzione della politica di poterla strumentalizzare a suo uso e consumo; che è in forte discussione la presunzione del capitalismo di piegarla all’esigenza dell’economia. Che, pertanto, l’etica rimane l’unico baluardo di salvezza del mondo naturale con i suoi ecosistemi.

Personalmente concordo con Mancuso nel ritenere che il problema non è l’immoralità diffusa perché, da che mondo è mondo, l’immoralità è sempre stata diffusa. Non per niente, già Cicerone esclamava indignato: “O tempora, o mores!”. Il problema vero è l’odierna debolezza teoretica del sentire etico. E’ l’incapacità di spiegare a se stessi e agli altri i motivi per cui il bene è preferibile al Male e l’onestà alla disonestà. L’etica non è qualcosa che si manifesta e si spiega scientificamente, non è fatta a somiglianza di un’Idea soprannaturale a cui ispirarsi, ma è l’esigenza interiore di superare l’orizzonte del semplice io, il sentire come essenziale la relazione con l’universo circostante. In definitiva, l’etica è l’espressione di un sentimento più alto dell’io. E qui faccio un salto, una vera e propria capriola ideologica. In questa isola e in questo epicentro della tragedia che è Casamicciola, si è mai dato valore a questi pensieri, a queste letture, a questi approfondimenti? Non è forse vero che chi ha tentato di farlo è stato deriso, schernito, insultato o semplicemente e più cinicamente ignorato in nome della pseudo religione dei “fatti”? Sono stati solo politici e amministratori a bestemmiare dicendo che a loro importavano i fatti immediati e non le parole e i programmi, il presente e non il futuro? O è invece vero che la maggioranza degli isolani ha relegato nel cassetto del nulla o sulle nuvole dei sognatori impenitenti e superflui chiunque si sforzasse di teorizzare un’etica possibile? La lettrice di Casamicciola (e quelli che la pensano allo stesso modo) dirà che ho scritto un altro papiello e che ciò che conta sono i “fatti immediati” (che nell’interpretazione dei più vuol dire “ristori”, risarcimenti). Certo, i danni materiali per eventi naturali (o in concorso con la natura) si devono risarcire e soprattutto bisogna assicurare subito un tetto alternativo a chi lo ha perso. Ma chi risarcisce l’umanità e l’ambiente violato dai danni materiali e morali? Ma davvero pensiamo che ci possiamo risollevare con i soli “ristori”, ferma restando l’etica (che etica non è) dell’individualismo? Ma davvero pensiamo che basti la campagna pubblicitaria, promessa dalla ministra Santanché, a risollevare Ischia? Gli altri, la stampa, le televisioni ci hanno attaccati in maniera indegna ed ingiusta, ma noi abbiamo la coscienza a posto? Trattiamo i turisti come vorremmo che altri trattassero noi? O ci lamentiamo dei trattamenti sbagliati degli altri verso di noi e ci compiaciamo delle furbizie e delle speculazioni che noi riserviamo agli altri? Questa è l’etica delle relazioni, che supera l’io. E non possono certo farci cambiare idea concittadini che provano fastidio a leggere concetti un po’ più complessi ed impegnativi, che non riguardano solo il presente ma anche il futuro, che non riguardano solo i fatti, ma anche lo spirito, la coscienza, che è tanto più morale quanto meno si rinchiude nel tornaconto individuale o anche di gruppo, famiglia, clan. Urge, per l’anno nuovo, un’operazione verità, solo così renderemo effettivo omaggio alle 13 vittime, a interi nuclei familiari scomparsi. Solo con un’etica nuova della responsabilità e della coesione sociale onoreremo i nostri morti.

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