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CRONACA

Il covid e l’ordinanza “premonitrice”: «Avevamo ragione ma non fummo ascoltati»

Ischia si chiude a cinesi, veneti e lombardi con un’ordinanza dei sei sindaci, poi costretta a riaprire per il veto posto dal Prefetto. Succedeva esattamente un anno fa ed oggi, ironia della sorte, vige ancora lo spostamento tra regioni

È passato un anno da quando i sindaci dell’isola di Ischia, con l’ordinanza numero 25, disposero il divieto di accesso ai Comuni dell’Isola per i cittadini cinesi provenienti dalle aree interessate dall’epidemia di coronavirus, e per chiunque vi abbia soggiornato negli ultimi 15 giorni. Misure che valevano anche per i residenti delle Regioni Lombardia e Veneto colpite dai contagi da COVID-19. In quei giorni si parlava di Covid ma nessuno aveva chiaro a che cosa saremmo andati incontro.  

L’ordinanza 

Dopo poche ore dalla pubblicazione dell’ordinanza, il Prefetto di Napoli, Marco Valentini, ne dispose l’annullamento. Secondo il rappresentante dell’Ufficio territoriale di Governo di Napoli il provvedimento era «ingiustificatamente restrittivo nei confronti di una vasta fascia della popolazione nazionale e, non in linea con le misure sinora adottate dal Governo». Valentini disse di no al «Divieto di accesso fino al 9 marzo 2020 ai comuni dell’isola d’Ischia per i cittadini nazionalità cinese provenienti aree di epidemia come identificate dall’Oms, per chiunque vi abbia soggiornato negli ultimi 15 giorni nonché per i residenti di Lombardia e Veneto interessate da contagio».

Castagna: «Dopo un anno abbiamo due emergenze: quella sanitaria e quella economico-sociale» 

Per i sindaci, invece, si profilava la «salvaguardia dei residenti e dei turisti ospiti dell’isola» stabilendo che le autorità sanitarie locali competenti provvedessero «a realizzare presidi sanitari prima degli imbarchi per l’isola al fine di scongiurare gravi pericoli di diffusione del contagio per tutti colore che abbiano soggiornato negli ultimi 14 giorni nelle aree» dove si è sviluppato il virus. Un anno fa i sindaci spiegarono come «L’ordinanza avesse un termine di 15 giorni per organizzare l’isola in caso di un’eventuale emergenza». «Il fine del provvedimento, infatti, era quello di fornire delle garanzie sia ai nostri concittadini sia a coloro che, anche in questo periodo di bassa stagione, sono presenti sulla nostra isola». Ma nessuno capì quanto i sindaci isolani fossero stati lungimiranti. Anzi. Finirono sotto accusa per l’ordinanza. A livello mediatico l’isola di Ischia non ne uscì bene. C’è chi ci diete dei razzisti e non solo. il direttore di tg la 7, Enrico Mentana, commentò l’ordinanza con un laconico «Vergogna» ed addirittura la presentatrice Rita dalla Chiesa scrisse su Twitter: «Amici del Nord ci sono tanti di quei posti belli in Italia che possiamo vivere anche se non andiamo a Ischia». Ma senza tema di smentita, possiamo tranquillamente affermare che i sindaci dell’isola di Ischia avevano ragione un anno fa.  

I sindaci: «Avevamo ragione» 

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Ferrandino: «Lo scorso anno avevamo la percezione che stesse accadendo qualcosa di straordinario, ma, ovviamente, non sapevamo fino in fondo che cosa stesse realmente succedendo» 

«Un anno fa l’ordinanza che vietava l’arrivo sull’isola di persone potenzialmente contagiose al coronavirus. In quella circostanza noi sindaci venimmo ‘maltrattati’ dall’opinione pubblica e dalle Istituzioni ma oggi, a distanza di un anno, possiamo dire che avevamo ragione. Ovviamente con il senno di poi è semplice parlare, ma davvero avevamo ragione». Così il sindaco di Ischia Enzo Ferrandino ricorda quanto successo un anno fa. «Oggi rifarei quell’ordinanza – continua – e la rifarei a maggior ragione anche andando fino in fondo. Lo scorso anno avevamo la percezione che stesse accadendo qualcosa di straordinario, ma, ovviamente, non sapevamo fino in fondo che cosa stesse accadendo». «E così -continua – abbiamo immaginato che ci fosse chi ne sapeva più di noi». E conclude Enzo Ferrandino: «Oggi, con il senno di poi, credo che avremmo dovuto rifare l’ordinanza adottando qualche tecnicismo per farla entrare in vigore». Dello stesso parare anche il sindaco di Casamicciola Giovanni Castagna. «I fatti ci hanno dato ragione anche se con piacere avrei voluto avere torto», esordisce il primo cittadino. E continua: «Siamo stati lungimiranti ma ovviamente non immaginavamo che cosa sarebbe successo. La stessa percezione se non peggiore la abbiamo anche quest’anno».

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E così Castagna spiega timori e preoccupazioni attuali. «Sappiamo che attualmente solo il vaccino è la nostra salvezza, ma non conosciamo ancora i tempi. La scorsa stagione turistica è stata disastrosa a causa del Covid e se quest’anno non dovesse cambiare qualcosa ci troveremo in una situazione peggiore». E qui l’appello di Castagna: «Accanto ai danni sanitari che sono derivati dal Coronavirus c’è un’emergenza ancora più grave: quella economica e sociale. Un anno fa avevamo il sentore di ciò che stesse accadendo, ma non ne avevamo certezze. Oggi abbiamo la certezza che l’isola e gli isolani hanno bisogno di aiuto ed interventi mirati altrimenti sarà davvero un disastro». 

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