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Ischia, gli albergatori e il grido di dolore ignorato dal “palazzo”

di Marco Gaudini

 

ISCHIA – Nei giorni scorsi, abbiamo riportato il “grido d’allarme” degli albergatori isolani, circa il livello di pressione fiscale, divenuto ormai insostenibile, e che genera dei seri problemi di competitività rispetto ad altre strutture ricettive nel resto d’Italia. Tasse sui rifiuti, ed IMU alle stelle, che hanno ormai stretto nella morsa decine di attività alberghiere, molto spesso costrette a fare dei veri e propri “salti mortali” per sopperire alle numerose difficoltà. Ma quella che abbiamo evidenziato, è solo l’evoluzione di una situazione che si trascina ormai da alcuni anni, senza però, che qualcuno intervenga, soprattutto nella pubblica amministrazione. La vicenda parte da lontano, ed è contraddistinta da un notevole attivismo proprio della Federalberghi di Ischia, presieduta da Ermando Mennella, che ha più volte sollecitato l’amministrazione comunale di Ischia, così come le altre 5 amministrazioni isolane, ad attuare dei correttivi, facendo emergere l’impossibilità per i propri associati di continuare a sopportare un livello di pressione fiscale così alto.

 

LE NOTE DELLA FEDERALBERGHI – Abbiamo ottenuto parte di un corposo “carteggio” tra il Comune di Ischia, e la Federalberghi che inizia addirittura circa tre anni fa, quando l’Associazione Sindacale dei datori di lavoro maggiormente rappresentativa sul territorio dell’isola d’Ischia, in qualità di portatrice di interessi collettivi, chiede all’amministrazione ischitana ai sensi della legge sulla trasparenza, varie informazioni sui contribuenti non domestici iscritti al Comune di Ischia. Correva l’anno 2013, ed a seguito di queste informazioni, ottenute, Mennella scrive nuovamente al Sindaco Ferrandino, inviando delle proposte per la redazione di un “Regolamento per la riscossione della tassa dei rifiuti”. Nell’incipit di questa nota, la Federalberghi, ritiene importante sottolineare, che questo regolamento comunale, tenga conto delle specifiche caratteristiche delle strutture alberghiere, segnalando l’elevato costo complessivo del servizio di raccolta e smaltimento, così come l’elevata tariffa/mq che a Ischia (nel 2013) oscillava tra i 9 ed i 18 euro, contro i 4 – 6 euro corrisposti dalle strutture delle maggiori località turistiche della Campania. Alla luce di questa premessa, vengono poi stilate una serie di proposte da inserire nel regolamento: il primo elemento è l’assimilazione alle utenze domestiche delle imprese alberghiere, al quale si aggiunge quello della riduzione per l’uso stagionale. La Federalberghi, chiedeva infatti nel 2013 al Sindaco Ferrandino di ridurre nella misura del 30% la tassa sui rifiuti, per le strutture non stabilmente attive. Un altro punto importante era la  richiesta di riduzione commisurata al tasso di occupazione, così come per le strutture che realizzavano un tasso di raccolta differenziata elevata, o comportamenti cosiddetti “virtuosi” in campo ecocompatibile.  Ed infine si chiedeva si escludere dalla tassazione le aree scoperte pertinenziali ed accessorie. Tutte proposte queste, mosse da un unico obiettivo, quello di sostenere le imprese alberghiere, e pertanto, un complesso sistema economico, che oggi come all’ora, garantisce occupazione e genera reddito sull’isola. A questa nota, ne seguono sempre nel 2013 delle altre, senza però alcun riscontro da parte del Comune di Ischia. Si arriva quindi nel 2014 dove, la Federalberghi, allarga il tiro, e decide, dopo vari incontri e numerose riunioni, di scrivere a tutte le sei amministrazioni, proponendo una “nuova gestione dei rifiuti sull’isola d’Ischia”. Attraverso questa dettagliata nota, l’Associazione, propone un “piano per una più sostenibile ed economica gestione dei rifiuti sull’isola d’Ischia”. Il piano presentato dagli albergatori prevede la creazione di due centri di raccolta sull’isola, in un’ottica di razionalizzazione della spesa pubblica, uno per il secco e l’altro per l’umido. L’obiettivo che si proponeva – è opportuno parlare al passato in quanto sono ormai passati due anni senza che di questo piano ve ne sia traccia – era il raggiungimento della riduzione del 10% del totale dei rifiuti conferito in discarica (circa 40000t all’anno), smaltendo nel modo opportuno tutto il materiale che può essere riciclato. Il piano, corredato di una tabella, (in foto), prevedeva un investimento totale di 4 milioni e 500 mila euro, ripartito tra pubblico e privato, per ogni Comune dell’isola. Anche questo dettagliato e ambizioso piano però, è rimasto lettera morta. Ma la Federalberghi non si è data per vinta, e nel 2015, torna alla carica, con una nuova nota indirizzata al Sindaco Ferrandino, con la quale si evidenzia che il comune di Ischia non ha dato alcun riscontro alle note precedenti e soprattutto ad un preventivo che era stato predisposto da un’azienda privata per lo smaltimento dei rifiuti e nello specifico, facendo una serie di calcoli che non vi riproponiamo, il quadro complessivo dei costi per smaltimento e trasferimento in discarica dei rifiuti  si aggirava intorno al milione di euro, contro il milione ed 800 mila euro, pagato dal Comune Ischia. In poche parole, quindi, attraverso il piano messo in atto da questa azienda privata, e “commissionato” dalla Federalberghi, il Comune di Ischia avrebbe risparmiato circa 800 mila euro, risorse che sarebbero potute essere investite per ridurre la pressione fiscale non solo alle strutture alberghiere, ma per tutta la cittadinanza. Insomma una serie di proposte fattive, sollecitate anche da incontri e discussioni con i pubblici amministratori che o non sono state prese in considerazione o, peggio ancora sono ancora “in alto mare”, aspettando chissà cosa. Ci si chiede, quindi, per parlare anche del presente, che fine abbia fatto la famosa “cabina di regia” per il turismo, che avrebbe dovuto lavorare su programmazione, interventi, e pianificazione turistica. Dove sono finiti i “tavoli tematici”, che tanto avevano lasciato ben sperare per la risoluzione di alcune annose problematiche. Così come sarebbe a questo punto interessante comprendere in che modo le risorse derivanti dalla tassa di soggiorno, vengono impegnate e spese. Appare infatti alquanto poco lungimirante, ignorare, come sembra sia avvenuto, delle legittime e costruttive istanze che provengono dai protagonisti del principale tessuto produttivo di una comunità, e continuare invece a percorrere altre strade, spesso segnate sa una spesa pubblica eccessiva, o quantomeno che potrebbe essere rivista. Chi fa impresa, infatti, rischia direttamente, impegnando risorse, mettendo a volte in discussione storie familiari, tradizioni costruite in anni ed anni di lavoro, oltre che il futuro di tanti lavoratori con le loro famiglie,  e questo non può essere trascurato da chi ha il diritto, ma soprattutto il dovere di amministrare una comunità. Chissà, se l’eco della pubblica opinione, adesso,  giunga alle orecchie degli amministratori locali, e finalmente vi sarà un riscontro a queste numerose proposte.

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