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Ischia, la cautela di Christian Ferrandino: «Prima il progetto, poi il candidato a sindaco»

di Gaetano Ferrandino

Christian Ferrandino, mai è capitato di parlare di campagna elettorale con così largo anticipo ma ci sono tutta una serie di tasselli da mettere insieme. Chiedendoti di vestire i panni di osservatore, quali sono gli scenari che ti prefiguri?

«La responsabilità che condivido con i consiglieri comunali è di non arrivare impreparati alla tornata elettorale e con un programma all’altezza di quelli che sono stati questi dieci anni di amministrazione. Credo sia fisiologico che dopo nove anni ci sia fermento, la gente vuole sapere cosa accadrà nel cosiddetto dopo Giosi».

E allora diccelo: cosa succederà dopo Giosi Ferrandino?

«Auspichiamo di tenere compatto il gruppo che forma la compagine amministrativa. Noi abbiamo sempre manifestato la volontà di ragionare su un programma senza la velleità di esprimere un candidato sindaco. Il tavolo è aperto, tutti parlano con tutti. Ma è ancora un tavolo virtuale».

Il concetto lo manifestano in tanti: serve una squadra all’altezza. Ma la posizione dell’attuale vicesindaco all’interno della stessa maggioranza è davvero così granitica?

«Enzo Ferrandino ancora non ha attivato materialmente una serie di incontri per andare a promuoversi. Attualmente è impegnato sulle attività amministrative, che non sono poche e portano via tante energie. Ci stiamo giocando il futuro del comune con la riorganizzazione delle partecipate ed il nuovo asset di Ischia Ambiente».

Perché Salvatore Mazzella sembra ambito un po’ da tutti? Antonio Buono sosteneva che avevate già un accordo con lui…

«Con Salvatore Mazzella ragioniamo spesso e la pensa come noi: mettiamo da parte le velleità personali e facciamo fruttare quel patrimonio condiviso di idee e valori che ci accomuna. Il valore politico di Salvatore Mazzella va al di là del dato elettorale e dei numeri».

Quando Giosi Ferrandino parla di necessità di allargare la coalizione, e tutti sappiamo che il sindaco nelle sue esternazioni non è mai casuale, è indirizzato solo all’ipotesi di caularone-bis o anche a qualcosa di diverso?

«Rispetto alla maggioranza di cinque anni fa sono cambiati dei rapporti e ci sono state delle uscite dall’amministrazione. Alla luce di questo è naturale che in termini politici per blindare la maggioranza e vincere al primo turno serve allargare la coalizione. Sull’ipotesi caularone-bis al momento non ho riscontri né tantomeno ho sentito De Siano aprire pubblicamente a una sua candidatura».

Ampliare però implica l’andare a ridiscutere anche il candidato sindaco, corretto?

«Nessuno può sedersi ad un tavolo dicendo “io sono tizio, venite tutti con me”. Si ragiona sui progetti, non sui candidati a sindaco. Oggi esistono tante anime all’interno della maggioranza, se blindi il progetto le vincoli a te, ma se si parte dalla scelta del candidato allora diventa difficile mettersi insieme».

È fattibile l’operazione di recuperare i fuoriusciti e al contempo Salvatore Mazzella?

«La auspico, la fattibilità passa dal confronto con tutti i soggetti coinvolti. Questo lo vedremo quando i confronti saranno più serrati».

Allo stato dell’arte è ipotizzabile uno scenario con il blocco del Pd con Salvatore Mazzella, l’opposizione, Gianluca Trani ed una lista di centrodestra espressione di De Siano?

«Davanti a un caffè ci punterei un euro anche se non è la soluzione che auspico. Quando c’è la sintesi sul progetto ognuno può fare le sue scelte. Chi ha velleità di carattere personale deve sapere che ha una responsabilità che non si esaurisce con l’elezione a sindaco».

Ischia era un po’ l’ombelico dell’isola, ma sembra che le fila dei burattini le muovano da Barano.

«Si parla spesso di Ischia, Lacco Ameno e Barano. Ischia ha le capacità di essere autonoma ma se hai la fortuna di avere amministrazioni a te vicine che possano aiutare a dirimere alcune situazioni vanno sfruttate. Strizziamo l’occhio a Barano come lo strizzano a noi, ma non significa abdicare».

A Casamicciola e Forio abbiamo sperimentato la doppia preferenza di genere. Se si chiudesse come il 2012, almeno sei consiglieri cambierebbero perché dovrebbero entrare donne. Chi si prepara a queste elezioni come percepisce questo aspetto?

«Credo sia determinante e le quote rosa, per indole e equilibrio che hanno le donne, non possa che far bene al consiglio. Trovo l’obbligo aberrante, ma contribuiranno al rinnovamento».

Il momento nel quale si comincerà a tessere le proprie rose: qualcuno sospetta che si arrivi al last minute. Condividi?

«Nel momento in cui hai formato la coalizione e hai il programma, il candidato sindaco può uscire anche all’ultimo minuto».

 

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