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Ischia radioattiva, conoscere il radon per prevenire i rischi

Gianluca Castagna | Ischia E’ silenzioso, inodore e viene fuori direttamente dalla crosta terrestre. In particolare da terreni ricchi di tufo, pozzolana e altri graniti. Il suo nome è Radon, gas nobile e radioattivo, originato dal processo di decadimento dell’uranio. Radioattività naturale, dunque, che tuttavia può avere conseguenze assai dannose per la salute dell’uomo.
Il gas, infatti, genera prodotti di decadimento anch’essi radioattivi, ma solidi. Mentre il radon è un gas inerte, non in grado di fissarsi, questi ultimi, a seguito dell’inalazione, si localizzano nelle strutture dell’albero della respirazione, dove diventano particolarmente pericolosi e possono causare neoplasie. Dopo il fumo, il radon e i suoi prodotti di disintegrazione costituiscono la seconda causa più frequente di cancro ai polmoni. Prima dell’inquinamento industriale. Perché nei luoghi aperti si disperde, mentre in quelli chiusi (le nostre case, le scuole, le terme, i luoghi di lavoro), si concentra e viene respirato. Discuterne è necessario, perché copre il 40% dell’esposizione dell’uomo alla radioattività. Altro che centrali nucleari, radiografie e ‘raggi cosmici’ nei voli a lungo raggio.

Il rischio-radon è presente in alcune regioni (Lombardia, Lazio, Campania e Friuli) più che in altre. Parlarne a Ischia, poi, con riferimento diretto al nostro territorio, alla sua origine e alla sua storia geologica, è ormai doveroso. Sarà anche salutare vivere su un’isola e approfittare dei molteplici benefici delle sue acque termali, ma se la quantità di radioattività supera il limite massimo previsto, evidentemente qualche serio interrogativo dobbiamo porcelo. E correre ai ripari. Perché le potenzialità che il radon possiede di colpire le cellule basali dell’epitelio bronchiale, dunque il bersaglio “sensibile” del dna, sono certe, incredibilmente alte e ovviamente pericolose per la salute.
Di questo killer invisibile si è parlato nella seconda giornata dell’edizione 2018 di Scuola “Scienza e società”, organizzata a Ischia dal Circolo G. Sadoul in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, il Liceo Statale e il Centro Studi di Città della Scienza. Tre giorni di incontri, approfondimenti e laboratori pomeridiani con gli studenti del liceo per evidenziare il rapporto, spesso problematico, tra territorio, paesaggio, economia e i loro complessi equilibri.
Ad affrontare la questione radon, il prof Agostino Mazzella, Esperto qualificato in Radioprotezione, docente di Matematica e Fisica al Liceo Statale Ischia e collaboratore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

Radioattività sull’isola d’Ischia: quali sono i rischi reali e le paure da sfatare?
Come si può facilmente intuire, le concentrazioni all’aria aperta sono poco significative, mentre sono particolarmente interessanti per gli scopi radioprotezionistici le esposizioni al chiuso (dette in door) ad una data concentrazione di Radon espressa in Bq/mc. I rischi reali sono collegati a quelle abitazioni o uffici, come gli interrati, al di sotto del piano campagna, o edificati in materiale tufaceo che, com’è noto, ha un alto contenuto di radon. In particolare, quei locali con uno scadente isolamento rispetto al piano d’appoggio. Poi dipende da posto a posto: laddove ci sono molte fratture nel sottosuolo, la fuoriuscita di radon è facilitata notevolmente. Sull’isola d’Ischia esistono abitazioni con concentrazioni di radon di gran lunga superiori a quelle (300 Bq/mc) che la normativa internazionale, ancora non recepita in Italia, impone come sicure. L’Italia è tollerante fino a 500 Bq/mc per i luoghi di lavoro, mentre non esiste una normativa per le abitazioni civili. A Ischia, in alcuni locali, ho rilevato concentrazioni anche di 800/900 Bq/mc. Tre volte il limite massimo. Il problema può esserci, va individuato, localizzato e possibilmente risolto. Non ha senso però creare allarmismi diffusi.
Come entra il radon nelle nostre case?
Per via di uno scarso isolamento dal sottosuolo, anzitutto; quindi attraverso eventuali fessure nella superficie di calpestio. Anche attraverso tubazioni. Accanto a questa via privilegiata di accesso alle nostre case, ve ne è anche un’altra tipica della nostra terra, dovuta al diffuso uso in edilizia di materiali tufacei, che hanno un contenuto percentuale piuttosto significativo di radon, ma la concentrazione ivi contenuta di tale gas dipende fortemente dalla granulometria di queste rocce. In un intervento di bonifica di un’abitazione con radon a 1200 Bq/mc abbiamo sollevato il pavimento e il radon è arrivato a 3000, quindi il grosso arriva dal sottosuolo.
Come si procede alla bonifica?
Ci sono diversi modi. In alcuni casi siamo riusciti a dimezzare la concentrazione di gas nell’abitazione impiegando una vernice che facesse da isolante chimico a bassissima porosità. La bonifica migliore si realizza però con una camera d’aria o un vespaio sufficiente. Una soluzione costosa, ma valida, soprattutto se non si dispone di un vespaio, è la depressurizzazione del suolo. Bisogna inoltre assicurare una buona ventilazione ai locali, creare campi d’aria. Ecco perché i piani alti, per via di una maggiore aerazione, hanno meno problemi. Anche un estrattore, come quello per l’aria condizionata, aiuta.

Come agiscono le radiazioni sul nostro corpo?
Sul piano microscopico le interazioni delle radiazioni ionizzanti con le molecole biologiche sono molteplici: si va dalla rottura di un filamento di DNA, alla cancellazione di una base nucleotidica, alla produzione di radicali liberi, che risultano notoriamente dannosi nei processi vitali. Analogamente, i danni sulla cellula possono coinvolgere, oltre ad alterazioni del DNA, anche la tenuta delle membrane, come quella nucleare, o la mitocondriale, con la conseguente morte o mutazione della cellula, con l’inattivazione dei geni soppressori tumorali e la promozione di una progressione cellulare maligna. Ricordo che la norma italiana (DM 241/2000) disciplina solo i luoghi di lavoro e prevede, all’interno degli edifici, una concentrazione massima di 200 Bq/mc; eccezionalmente, per strutture non in cemento, il limite massimo ammissibile è di 400 Bq/mc. Solo se si superano i 500 Bq/mc scatta, per il datore di lavoro, l’obbligo di bonifica.
Come misurare il radon nelle nostre abitazioni? Possiamo farlo da soli?
E’ una tecnica semplice che fornisce una lettura anche dopo pochi giorni, quando il problema è grave. In caso di dubbi, è necessario un monitoraggio più efficace, dalla durata di sei mesi o un anno. Non si tratta di una tecnica fai da te. Non esiste, tanto per intenderci, un “termometro” con lettura immediata. I dati vanno interpretati correttamente con l’aiuto di un tecnico.
Qual è il livello di sicurezza delle nostre strutture termali, spesso realizzate in interrati? Ci sono altri luoghi di lavoro dove la presenza della radioattività andrebbe monitorata con maggiore cautela?
Negli ambienti termali isolani il rischio esiste soprattutto dove l’acqua viene manipolata in idromassaggio perché, per ragioni termiche, il gas si libera. Nelle terme che ho monitorato, la dose assorbita rientra grossomodo nei limiti della normativa assegnata. In generale, diciamo che siamo proprio ai limiti della sicurezza, mettiamola così.
E per le inalazioni? Il prof. Paolo Gasparini si espresse in modo molto negativo.
Io mi occupo soprattutto di radioprotezione. Gasparini era un geologo, non un fisico, quindi si concentrava anche su altri aspetti. Chi fa le inalazioni si espone per un tempo davvero breve. Stiamo parlando di poche ore su un anno intero, quindi direi che non ci sono rischi. La valutazione sulla persona che fa le cure termali è quasi zero. Può essere invece interessante concentrarsi sul lavoratore degli stabilimenti termali. O su chi vive buona parte della sua vita in una casa nella quale è esposto a concentrazioni di 800 Bq/mc. Quasi un radiologo.

Nel suo intervento all’edizione 2018 di Scuola, Scienza e Società ha parlato di aree particolarmente radioattive: tra Campagnano e Cartaromana, Campotese a Panza, soprattutto la zona circostante la Terme della Regina Isabella, a Lacco Ameno, che si estende fino a San Montano.
Ho parlato però di radioattività totale. Non solo radon, dunque, ma anche potassio 40, radioattività cosmica. Non sono perfettamente sovrapponibili. Ripeto, non esistono relazioni così dirette tra radioattività e rischio radon. La sovrapponibilità esiste in particolar modo nelle aree con la maggior presenza di faglie. Ma anche lì, varia da punto a punto. Come mi è capitato nella zona che dal Ciglio degrada verso la spiaggia dei Maronti. In alcuni punti è molto presente, in altri no. Al Cierco, invece, quasi tutte le abitazioni ispezionate hanno una concentrazione di radon non inferiore ai 400 Bq/mc. Le differenziazioni esistono, e sono anche significative, perché rispecchiano l’estrema difformità dell’isola d’Ischia, la sua geologia complessa e una storia geologica tormentata. Accade anche con le acque termali: due stabilimenti vicini, uno pompa acqua molto calda, l’altro acqua quasi fredda. Ecco perché peroravo, sul territorio isolano, un’indagine statistica più organica.
Un’esortazione rivolta a chi?
All’ARPAC, in primo luogo. L’Agenzia Regionale Protezione Ambientale della Campania è l’organismo deputato. Dovrebbe procedere di default, come è avvenuto altrove. In regioni come la Toscana e l’Emilia Romagna sono state realizzate delle campagne a tappeto.
Ha misurato la concentrazione di radon al liceo dove insegna?
Certo, non andiamo oltre i 150 Bq/mc. Molto poco.
Cosa può fare la politica per arginare il rischio radon nelle nostre abitazioni?
Campagne di sensibilizzazione, in primo luogo. Fornire informazioni e sollecitare una maggiore attenzione verso le situazioni critiche. Ischia ha diverse criticità, interconnesse per via di un’unica storia vulcanica. Noi come scuola abbiamo lavorato e lavoriamo tuttora a diversi progetti in collaborazione con l’INFN, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. RadioLab aderisce a una campagna nazionale per favorire le informazioni sul radon e verificare il grado di sensibilità del cittadino rispetto al problema. Envirad prevede invece una campagna di indagine e studio sulla presenza del radon in ambiente scolastico. Certo, un monitoraggio più organico sarebbe necessario sul nostro territorio. Di mia iniziativa ho fatto qualcosa, mi sono anche confrontato con le amministrazioni, ma non sempre c’è un ascolto adeguato. Anche tra la popolazione. Ho sollecitato un monitoraggio nella zona del Ciglio, dove registriamo un ritorno all’utilizzo diffuso della pietra tufacea, in armonia con il recupero di tecniche tradizionali di costruzione.
Saranno stati contenti.
Mi hanno fortemente scoraggiato. Ha vinto la reticenza.

 

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4 Commenti

  1. chi ha subito intervento per carcinoma intestino e sottoposta a cure chemioterapiche ,le cure termali possono essere dannose?

    io ho fatto una inalazione e mi è venuta una bronchite assurda con febbre e tanto catarro durata tutta la vacanza cioè 15 giorni.
    mi date una risposta? rinrazio anticipatamente….ganzerli vanda

  2. la verità radon non verrà mai a galla.
    La casta degli albergatori e dei centri termali farà il possibile per non far trapelare qualsiasi notizia.
    Non sapremo mai con che modalità e con quale autorizzazione vengono ricavati-usati-lavorati-smaltiti i fanghi termali.
    Non sapremo mai con che modalità vengono/autorizzazioni vengono eseguiti gli scavi-l utilizzo/ lo smaltimento /la natura delle acque termali
    Non sapremo mai le modalità attraverso le quali vengono ricavati e venduti i cosmetici tanto decantati ed esposti sulle bancarelle dai vari venditori locali “fatti con le acque termali di Ischia”
    Non sapremo mai la verità sul mistero di tante piscine termali sull isola ,che le loro acque non sono altri che acqua salata/Marina riscaldata.
    Il radon è una verità scomoda,da salvaguardare dai profitti/interessi di questi personaggi che si nascondono dietro lo status di imprenditori altrimenti st 4 gatti morti di fame che vengono sullo scoglio a 40 euro al giorno con formula roulette prenotando attraverso Google,se ne scappano.
    Sciiu’!

  3. Ganzeli Vanda
    Prima di sottoporsi a qualsiasi percorso di cure termali,è strettamente necessario sottoporsi a un controllo medico termalista prima di iniziare.
    Se l’hai fatta ad Ischia o li fai ad Ischia ,tranquilla,il controllo medico lo esegue o il portiere o la cassiera o il facchino della struttura.
    Ti sottoponi ad inalarti una svaporata di semplice vapor d acqua saturo umido…al massimo con un po’ di radon se si raggiunge la curva limite del vapore saturo secco.male che vada ti prendi un po’ di bronchite.
    Ti prescrivo una settimana di antibiotico con una bustina di fluifort al giorno .al termine del trattamento,è richiesto una rx toracica più una visita pneumologica con spirometria
    sono il raccogli foglie di una pensione termale a Ischia
    Se ti serve una ricetta asl per farti le cure termali fammi un fischio
    Ciao

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