CRONACA

La Casamicciola da abbellire e le sue necessità abitative

Casamicciola fu “disegnata” da Lo Gatto in piena emergenza post sisma nel 1884. Due Piani Regolatori aggiustati alla bell’e meglio, nascondevano la pretesa di costruire un quartiere residenziale per i “Signori” nel limoneto alle spalle del Convento dei Passionisti. Il progetto fu cancellato. Il colpo di grazia arrivò con le baracche e il Monte della Misericordia, con la sua struttura elefantiaca di gravissimo impatto ambientale. Poi ci si misero “quelli di Casamicciola”, con costruzioni abusive, esteticamente brutte e cortine di palazzi alla beneventana lontani mille miglia dalle tipiche costruzioni mediterranee e dall’architettura locale molto in voga nel Settecento e nell’Ottocento romantico.

Le bellissime tele del Simonetti e di Giacinto Gigante, i disegni e le stampe acquerellate di Joseph Rebell ci restituiscono le immagini di una Casamicciola raccolta intorno alla chiesa madre del Maio, delle villette sparse nei declivi della Sentinella e di alcune caratteristiche costruzioni (Savoia, Bellavista, Villa Cocozza, Villa Souvè,Torrre quadrata di Perrone) che occhieggiavano sulle alture a mezza costa della Cittadina termale non ancora violentata dall’edilizia del Novecento. Le necessità abitative dettate da una popolazione (anche di importazione) in continua crescita, suggerirono alle autorità comunali di chiudere un occhio sul massiccio intervento costruttivo da parte di privati sugli assi viari principali del Paese. Siamo giunti ai principi del Novecento, con le macerie del terremoto ancora in mezzo alle strade e le baracche dei quattro rioni in piena efficienza. Nel corso di una decina di anni l’intero territorio di Casamicciola viene densamente urbanizzato lungo le direttrici di via Cumana, Corso Luigi Manzi, piazza Marina, Via Eddomade, Corso Vittorio Emanuele, Piazza Bagni, Corso Garibaldi, via Principessa Margherita, Via Sassolo, via Castanito, Calata Sant’Antonio, via Casa Mennella, via Salvatore Girardi, via Tommaso Morgera e via D’Aloisio. Cortine di palazzine alla beneventana, con croci di sant’Andrea di legno, spalmate di intonaco e tetti a spiovente di zinco o con tegole marsigliesi. Pareti lisce, senza stucchi decorativi e completa assenza di loggiati con archi, balconate troppo vistose e superfici coperte di una certa ampiezza. Tutte uguali, allineate e coperte, si differenziano soltanto per i colori diversi delle facciate e l’irregolarità delle finestre e portoncini che si aprono sulla pubblica via. Mettere mano a queste cortine o quinte di palcoscenico non soltanto è impresa non facile, né di utilità, quanto costa una montagna di denaro che va speso per cose serie, come, ad esempio, la Ricostruzione delle abitazioni ammalorate dal sisma del 2017, e danneggiate dalla frana del 2022 e la messa in sicurezza di scuole, chiese, edifici pubblici e strutture ricettive che attendono da sette anni un intervento definitivo e risolutore.

Porterei con mano, con la lanterna di Diogene, il Maestro Fuksas nel Rione Genala di Perrone, dove le case baraccate si guardano sfacciatamente in faccia a due metri di distanza dalle camere da letto e da un WC… improbabile! Condurrei l’Archistar nel Pio Monte, in quell’ammasso di rovine “accessibile” alle persone e pericolosissimo per la pubblica incolumità, per chiedergli qual è l’alternativa alla DEMOLIZIONE; lo accompagnerei volentieri nel degrado delle Case Popolari De Gasperi per trovare “insieme” una soluzione a tanta bruttura e infine (dopo un’accurata visita agli altri tre Rioni baraccati) concludere questo tour alla baracca del Maio, ai ponti di ferro di via D’Aloisio, alle Terme distrutte di La Rita, ai box di chincaglierie di via Tommaso Morgera, alla Croce ferrea di Perrone, alle balconate di terracotta sul mare di Mennella, al box del Topless, al baraccone sfasciato del Capricho e all’orrendo monumento di Vittorio Emanuele III, ultimo esemplare monarco-fascista dell’era mussoliniana. Il panorama architettonico e urbanistico di Casamicciola è servito: riuscire a cambiarlo sarebbe davvero un’impresa.

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Elvira Petrachi

Sono a Ischia dal 16Febbraio proprio perché c’è stato il terremoto. Ho deciso di stare qui in primis per aiutare( per quello che posso) Ischia che ho conosciuto nel lontano 1993. Era divertente essere qui avere tutte le comodità ( ero al porto ) Con discoteche, ristoranti ovunque conduzione familiare con accoglienza tipica Campana. Simpatia ed educazione…Ma, in questi 2 mesi di permanenza…ho notato un’ abbandono totale sia di lavori incompiuti( sono a forio a citara in un Recidence) perché da qui puoi muoverti in tante direzioni. Adeguamento fibra comunicazioni e’ un disastro totale. Il vento certamente ha le Sue colpe si è su un’ isola) ma, il lungomare da Forio Porto a Citara…in 2 mesi…ha ancora da essere terminato. Casamicciola è un cantiere aperto con traffico e lavori incompiuti…Ischia necessita di sostegno in primis economico e strutturale per il Turismo. Auguro che lo Stato se ne occupi…perché lo Stato Simo Noi…e la Solidarietà fa parte del nostro DNA…Bisogna farlo…

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