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La Chiesa procidana si apra maggiormente al territorio

Di Guglielmo Taliercio

PROCIDA – Nell’ambito della politica locale, nel momento post elettorale quando giunge l’ora della distribuzione di cariche e incarichi ai vari collaboratori, non si può certo dire che la delega al culto sia tra quelle di prima fascia o, per capirci meglio, tra le più ambite anche perché, nella sostanza, è molto difficile riuscire a comprendere di cosa si debba occupare il titolare, consigliere comunale o, come nel nostro caso, assessore, che sia. Da questo punto di vista, ed ecco un elemento di novità, Carlo Massa, componente dell’attuale Amministrazione guidata dal Sindaco Dino Ambrosino, che nel “pacchetto” di deleghe ha avuto in dote anche il culto, ha una sua idea che abbiamo avuto modo di sviluppare durante un nostro recente incontro. «Il ricordo di don Salvatore Romano e don Michele Ambrosino è sempre vivo in me da quando, in età scolare, svolgevo il compito di chierichetto appassionandomi, così come tanti altri fedeli, alle varie funzioni e alle omelie che tenevano. Oggi, purtroppo, vedo le Chiese sempre più vuote e sacerdoti più soli. Questo, a mio avviso – sottolinea Carlo Massa – deve farci riflettere. Se poi aggiungiamo anche gli oratori così come gli spazi ed immobili che rientrano nella disponibilità degli enti di culto che pure risultano chiusi o poco utilizzati mentre il territorio chiede sempre di più punti di aggregazione, non ci dobbiamo meravigliare di fenomeni come l’utilizzo della casetta oppure del continuo vagare per bar di giovani e non solo. Evidentemente c’è più di qualche cosa che non funziona». A questo punto è naturale chiedersi che cosa la Chiesa può fare ed anche qui Carlo Massa non lo manda certo a dire: «La Chiesa deve essere un punto di riferimento, valido e forte, per tutti, giovani e meno giovani. Non a caso Papa Francesco dice di aprire le porte a Cristo, inteso come portatori di disagio, tossici, senza fissa dimora, extracomunitari, anziani bisognosi. Non sono uno stinco di santo, solo da pochi anni ho ricevuto il dono della Fede, vado a Medjugorje e girando per le varie chiese del territorio ho notato, ad esempio, che la recita del rosario così come le stesse funzioni sono accompagnata da un chiacchiericcio di sottofondo, i fedeli si accostano all’eucarestia  con troppa facilità e le stesse omelie sono alquanto fuori contesto. Ovviamente non tutto è da buttare ma, probabilmente, considerato che la Chiesa resta, per un piccolo territorio come l’isola di Procida, una importantissima agenzia educativa, bisogna lavorare per creare maggior interesse e dare risposte concrete a quelle che sono le esigenze maggiormente pregnanti della comunità nel terzo millennio». Sino ad ora abbiamo parlato degli altri ma è naturale che l’istituzione Comune non può e non deve chiamarsi fuori e, in modo particolare, nell’ambito sociale deve far fronte alle proprie responsabilità: «Da questo punto di vista – conclude Carlo Massa – a breve inviterò tutti i sacerdoti presenti sul territorio per discutere con loro di problemi concreti e di quale può essere il contributo del Comune per migliorare le cose. L’auspicio è che, sin da subito, le strutture esistenti, che non sono poche, vengano maggiormente utilizzate ed in prospettiva iniziare a prendere in considerazione l’idea di destinare qualche attuale luogo di culto ad altre attività sociali quali, solo per fare qualche esempio, un teatro comunale, una biblioteca, un centro di assistenza diurno per giovani ed anziani».

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