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La corsa al potere e i motivi del “vietato perdere”

Aspettando giugno, non resta che affidarsi a una preghiera: sperare che l’orologio corra il più veloce possibile in modo da chiudere quanto prima quella che sta diventando una insopportabile pantomima, una rappresentazione della peggiore politica sotto tutti i punti di vista. Che gli uomini e le ambizioni personali e di squadra abbiano preso il sopravvento sui progetti e sui programmi, questo non lo scopriamo certamente oggi. Ma una domanda, in ogni caso, ci angoscia e non poco e allora proviamo a porcela e nel contempo a porla anche ai nostri lettori, che possono inviarci le loro risposte e/o considerazioni in ogni momento: da cosa nasce questo voluttuoso, quasi orgasmico desiderio di dover a tutti i costi vincere le elezioni e insediarsi nelle stanze dei bottoni del palazzo municipale di via Iasolino? Da una parte c’è chi sostiene che di politica ci si ammala, dall’altra chi rafforza il concetto richiamando quel vecchio adagio secondo il quale “il potere logora chi non ce l’ha”, ma è chiaro che diventa inevitabile porsi alcune domande.

La prima: con tutto il rispetto, Ischia non è New York né tantomeno una metropoli italiana in grado di garantire chissà quale vetrina e prestigio. Anzi, l’ultima volta che siamo assurti agli onori della cronaca per fatti legati alla politica, onestamente c’è stato da far tremare i polsi ed abbiamo regalato un’immagine mortificante della nostra terra su scala nazionale e finanche (purtroppo) internazionale. Ma lasciamo perdere questo aspetto, di fronte al quale si potrebbe obiettare che se questo è il contesto in cui si vive, lavora ed opera non si può ambire ad altro. Il Comune di Ischia, numeri alla mano, non attraverserebbe una situazione di salute delle migliori dal punto di vista delle condizioni economico-finanziarie e secondo alcuni analisti (della domenica o meno non spetta a noi dirlo) correrebbe anche il rischio di poter sprofondare nel baratro del dissesto. Non solo, la crisi – per quanto magari non così invadente e dirompente come nel resto del paese – è arrivata anche sulla nostra isola, col risultato che di clientelismo sfrenato non è possibile neppure farne così come avveniva in un passato anche recente. E allora il quesito finale, quello al quale si approda quasi per naturale conseguenza è il seguente: perché questa forsennata ed ostinata corsa al potere? Perché mai come in queste elezioni la parola d’ordine sembra essere diventata “vietato perdere”?

E’ chiaro che una risposta chiara, netta e precisa non esiste, o almeno tale dogma assoluto sfugge dalle nostre conoscenze. Ma l’impressione sempre più marcata è che chi ha gestito il potere, evidentemente, ne ha ricavato una serie di vantaggi personali, professionali e imprenditoriali che proprio non può fare a meno di perdere il controllo della situazione e dunque il predominio su un’isola sempre più martoriata. E questo, francamente, è a dir poco inquietante, anche perché siamo davanti ad una storia che va avanti da tempo e che sta portando chi gestisce la cosa pubblica a governare sulla miseria. Nella quale, detto per inciso, si sta scientificamente cercando di ridurre una popolazione, e di rimando un elettorato, sempre più bisognosa. Proprio quello cui si vuole arrivare. Sì, lo so, può sembrare un’analisi eccessivamente riduttiva ma se vi fermate a riflettere un attimo, capirete che la direzione in cui si sta andando è proprio questa. E non ci metterete molto a rendervi conto che non ci siamo affatto sbagliati.

gaetanoferrandino@gmail.com

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