CULTURA & SOCIETA'

La forza della fede e della devozione a Panza

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I vecchi panzesi nel loro stretto dialetto locale lo chiamano “Santu Lunerd” e sono legati alla sua immagine ed alla sua storia di Santo, da una profonda fede manifestata con continuità in tutte le occasioni che si presentano. Raccomandarsi a “Santu Lunerd, specieoggi 6 novembre, giorno della sua festa, per il panzese è un obbligo quotidiano, perchè significa ritenersi fuori dai pericoli incombenti ed immune da quelli rituali. Insomma, E’ la “Salvezza”. Otto anni fa (3 novembre 2014) arrivò a Panza in forma permanente la sua Reliquia, donata alla parrocchia guidata dal giovane parroco Cristian Solmonese, dal Cardinale Agostino Vallini. Il suo tramite fu il Vescovo d’Ischia Mons. Pietro Lagnese che l’accolse con il popolo in festa. Quel giorno è ricordato oggi a Panza con profondo rispetto e senso di fede. Riassumiamo qui di seguito, la storia del Santo., così tanto amato e venerato a Panza. Leonardo nacque in Gallia da una famiglia di nobili franchi nel castello di Vandôme, nel villaggio di Corroi presso Orléans all’epoca dell’imperatore Anastasio I Dicoro.

PROCESSIONE DEL SANTO NELLA STORICA PIAZZA SAN LEONARDO

È lo stesso re Clodoveo al quale i genitori di Leonardo sono stretti da vincoli d’amicizia a fargli da padrino la notte di Natale del 496, quando Clodoveo, mantenendo la promessa fatta alla consorte Clotilde prima della battaglia di Tolbiaco, insieme alla sua corte abiurò i riti pagani, facendosi battezzare. Della giovinezza di Leonardo non si hanno molte notizie. Si sa solamente ch’egli giovanotto rifiutò di dedicarsi alla carriera cavalleresca per seguire gli insegnamenti dell’allora arcivescovo di Reims, Remigio che lo aveva tenuto a battesimo. Il re dei Franchi Salii, Clodoveo, gli diede il privilegio, concesso già a Remigio, di liberare i prigionieri che avesse incontrato e ritenuto innocenti. E Leonardo sfruttò questa opportunità liberando un gran numero di persone ridotte in condizioni miserevoli e prive di libertà. Leonardo poi avrebbe rifiutato l’offerta della sede vescovile che gli sarebbe spettata, preferendo ritirarsi in un monastero con queste parole: “Principe, date la mitra pontificale a coloro che la desiderano. Io mi accontento di lodare il Signore conducendo una vita da eremita”.Abbandonata la corte con suo fratello Lifardo, si ritirò per qualche tempo presso il monastero di Micy; divenuto diacono qui avrebbe compiuto il suo primo miracolo, trasformando l’acqua in vino. Morto san Massimino, probabilmente intorno al 520, si diresse a sud dove decise di fondare il suo eremo nella foresta di Pauvain, nel Limosino. Ebbe tanti seguaci e la fama della sua santità arrivò fino al re che ne richiese l’intervento quando la regina Clotilde, transitando in quella zona, fu sorpresa dalle doglie del parto. L’intervento di Leonardo lenì i dolori della regina che poté dare alla luce il suo bambino. Clodoveo per riconoscenza gli concesse la parte di bosco che sarebbe riuscito a descriverne in un giorno a dorso d’asino. Qui Leonardo edificò un oratorio intitolato a Nostra Signora di sotto gli alberi ed eresse un altare in onore di san Remigio. Secondo la leggenda devozionale, fece, quindi, un buco in terra che si riempì miracolosamente d’acqua dando origine ad un pozzo che venne nominato nobiliacum, in ricordo della donazione regale. Dal nobiliacum prese il nome anche la cittadina che si andò formando attorno al monastero e che inizialmente prese il nome di Noblac, quindi Noblat e oggi è chiamata Saint-Léonard-de-Noblat in onore del suo illustre fondatore. La tradizione vuole che il santo sia morto la sera del 6 novembre, ma manca una datazione precisa dell’anno, che dovrebbe attestarsi intorno alla metà del VI secolo e fu inumato nell’Oratorio che aveva fondato.

michelelubrano@yahoo.it

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