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LA POLITICA ISCHITANA: ANOMALIA O FOTOCOPIA ITALIANA?

Per molto tempo, per tutti coloro che nell’isola hanno – in qualche modo – praticato attività politica, valeva l’assunto che Ischia fosse un’eccezione nel panorama italiano ( nel bene e nel male). Se a livello nazionale spirava – ad esempio – vento di sinistra, ad Ischia si rimaneva incollati a destra. I fenomeni di massa più consistenti e significativi in Italia ( contestazione giovanile, mutamenti dei costumi, evoluzioni dell’etica sociale) arrivavano o attutiti o in grande ritardo o, in altri casi, non arrivavano proprio. Che io ricordi, il segnale più inequivocabile pervenuto negli anni, di perfetta aderenza agli indirizzi nazionali, si sono avuti di recente con la valanga di “ no” al Referendum sulla Riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi. A questo punto sorge spontanea una domanda, alla quale dobbiamo tentare di dare qualche logica risposta. Rispetto al quadro politico nazionale che si va delineando, come si pone Ischia? Ci sono segnali analoghi a quelli nazionali o segnali contrastanti?

Facciamo qualche esempio. Nonostante le evidenti difficoltà che attraversano – per motivi diversi – i tre principali partiti ( o movimenti) italiani (PD, M5S, Forza Italia) c’è un’indubbia stabilità delle intenzioni statistiche di voto. Il Vice Presidente dell’Istituto d’indagine statistica Piepoli, dott. Amadori, ha spiegato questa vischiosità elettorale con l’importanza dei “simboli”, dei “marchi”. L’italiano non si stacca facilmente dal “ brand” del partito a cui sono stati legati per un ragionevole lasso di tempo. Quindi non è vero affatto che il leaderismo sia l’unica arma elettorale vincente ai tempi odierni. E’ stato addirittura ipotizzato che se, ad esempio, un personaggio carismatico come Renzi decidesse di estrapolare dal PD un suo partito personale, non arriverebbe oltre un 10% di voti. Sorge, allora, il primo quesito per Ischia. Alle prossime elezioni amministrative, è sbagliato presentarsi tutti (o quasi) in liste civiche, con tenui, se non del tutto assenti, addentellati partitici?

Fino a poco fa, tutti gli aspiranti amministratori erano convinti che era meglio scansare precise etichette di partito, vista l’intolleranza crescente degli elettori verso la politica tradizionale. Meglio affidarsi, si pensava, al carisma personale, alle amicizie, alle parentele, ai clienti del proprio studio professionale e così via. Adesso c’è da riflettere su che cosa sia meglio. Comunque bisogna fare i conti con una realtà partitica isolana ancora più amara e misera di quella nazionale. Dov’è, ad esempio, il PD? Che sia stato forse il fatidico “lanciafiamme” minacciato da Renzi contro gli imbrogli e le insipienze della classe dirigente PD del Mezzogiorno, a far sparire i rappresentanti isolani? Inoltre, se una delle cause delle difficoltà e dei contrasti interni del PD è la originaria fusione a freddo tra ex comunisti ed ex democristiani, come è pensabile che possa funzionare ad Ischia un PD, nel quale la stragrande maggioranza è costituita da ex democristiani? Dov’è la componente degli ex comunisti? Andiamo sull’altro fronte, quello forzista. Attualmente dire ad Ischia Forza Italia equivale a dire Domenico De Siano e un piccolissimo cerchio che lo circonda. Gli originali aderenti a Forza Italia degli albori, di stampo prevalentemente laico liberale o catto- liberale, stanno comodamente nelle loro case o nelle loro aziende e forse sperano che il prode Berlusconi a dispetto dell’età, continui a mostrare il suo pedigree di politico di razza.

Quanto al M5S locale, ho la sensazione che sia un esercito con molti soldati, ma non dico senza “generali” che sarebbe eccessivo, piuttosto senza ufficiali e sottufficiali.  D’altronde è notizia di questi giorni che Grillo vuole iniziare un’operazione di scouting in Italia, per pescare almeno 1.500 potenziali amministratori. Come se la selezione dei quadri dirigenti possa equivalere ad una pesca miracolosa! Inoltre prima ancora di arrivare al potere locale a Ischia c’è tra i 5 Stelle un continuo ricambio e cambio di scena: c’è chi esce ( volontariamente o spinto fuori) e chi entra, con la speranza di uno spazio e una tribuna insperata altrove. Attenzione ancora: a livello nazionale ognuno dei tre principali partiti è alla ricerca di un nuovo volto, di un restyling che, più spesso, si limita ad un maquillage o ad un “camuflage”, come si usa dire da Expò in poi. Grillo ( lo ha dimostrato soprattutto nel controdiscorso al saluto annuale del Presidente della Repubblica) punta al “nazionalismo”, all’identità nazionale attraverso l’esaltazione di qualità che gli italiani avrebbero (più di tutti gli altri) e che è tutto da dimostrare. Grillo si muove a fisarmonica sul tema degli immigrati, a volte stringendo il mantice della fisarmonica fino al respingimento assoluto ( occhiolino a destra), a volte allargando il mantice fino alla creazione di corridoi umanitari ( occhiolino a sinistra). Come si atteggeranno i grillini ad Ischia? Oltre che guardare “ in alto e in basso”, volgeranno gli sguardi più a destra o più a sinistra? L’importante è che non se la cavino con la facile (ma errata) affermazione secondo la quale “destra” e “sinistra” sono due categorie che non hanno  più senso. Da ultimo, di fronte alla possibilità che Virginia Raggi venga indagata, ha predisposto – con Casaleggio – un nuovo codice etico (calato dall’alto e avvalorato dal 91% di approvazione, equivalente a circa 41.000 militanti), dal quale sparisce l’obbligo di un amministratore 5 stelle di dimettersi se indagato. Giustizialismo e garantismo ad intermittenza! Ma non è mai troppo tardi per capire quando si esagera, come quando non si ammette, tra le proprie fila, chiunque abbia una condanna ( anche solo in 1^ grado) per qualunque tipo di reato. Che sciocchezza ritenere l’uomo “non emendabile”, macchiato per sempre senza possibilità di riscatto morale e civile!  Come si comporteranno, di fronte a questi ondeggiamenti, i grillini isolani, saranno garantisti o giustizialisti, nazionalisti o federali, solidali o antimmigrati?

Quanto a Forza Italia, Berlusconi ha assunto il ruolo del moderato saggio, pronto a salvare la Patria. La sua attuale teoria è che, in presenza di 3 grandi forze, l’unico sistema elettorale accettabile e rispettoso della volontà popolare è quello proporzionale, con uno sbarramento ttra il 5 e l’8%. Dopodiché, a elezioni avvenute, pensa ad una “ grande coalizione” alla tedesca, tra Forza Italia e PD ( mandando alla malora la Lega di Salvini, la cui effervescenza non vede di buon occhio). Il PD, secondo Renzi, deve essere stravolto nella classe dirigente. Ma non come conseguenza di un Congresso, bensì come culto d’imperio dall’alto. Perché Renzi, Orfini, la Serracchiani e il restante del cerchio magico, non credono più alla funzione dei partiti e, di conseguenza, ai congressi. Ecco sinteticamente tracciato il quadro politico nazionale. Di fronte a ciò, cosa faranno gli aspiranti politici ischitani? Si butteranno nella scia dei loro rappresentanti nazionali o cercheranno una via ischitana alla politica? Cercheranno di individuare i fermenti dei cittadini italiani che non vogliono sottostare ai disegni dei tre leader e quindi partecipare ad un moto popolare e collettivo analogo al “ no” referendario o si adageranno sulle scelte di vertice pensate da Renzi, Grillo e Berlusconi? Nel frattempo, sarebbe già tanto se gli aspiranti amministratori isolani incominciassero a porsi questi legittimi dubbi.

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