LE OPINIONI

La rabbia: un’emozione da ascoltare e comunicare

La rabbia è un’emozione con la quale ognuno di noi si ritrova a fare i conti molto spesso.Questa emozione può essere sperimentata con intensità variabili, assumendo nomi diversi: furore, collera, esasperazione, irritazione, fastidio. Come la tristezza, anche la rabbia è considerata generalmente “negativa”, nonostante abbia avuto un ruolo evolutivo nella nostra storia e continui a svolgere la sua funzione ancora oggi.

LA RABBIA NELL’EVOLUZIONE

Gli animali, nel corso dei millenni, hanno sviluppato meccanismi per comunicarechiaramente i propri bisogni. Così, ad esempio, per spaventare e allontanare gli altri animali si utilizzavauna specifica combinazione di comportamenti (mostrare le zanne, tirare fuori gli artigli, ringhiare). Esprimere la rabbia serviva a segnalare agli altri animali quali erano i confini da non valicare e il divieto di sconfinare nel territorio altrui sfruttandone le risorse. Se un altro animale varcava i limiti stabiliti, veniva attaccato e aggredito. La rabbia, con le sue manifestazioni comportamentali, ci ha permesso di sopravvivere, di creare gerarchie che hanno consentito una spartizione delle risorse vantaggiosa. Senza la rabbia, qualsiasi animale avrebbe potuto mangiare il cibo presente nei territori appartenenti ad altri branchi, causandone la morte, o accoppiarsi con le femmine del gruppo, impedendo ai maschi di riprodursi e lasciare una prole.

E OGGI?

Oggi non siamo più animali che vivono in branco, che cacciano in territori ostili, che lottano per la sopravvivenza. Molte cose, però, non sono cambiate: si sono semplicemente evolute. La rabbia ci dà la possibilità di esprimere aggressività nei confronti dei membri della nostra specie. Il motivo per cui lo facciamo è sempre quello: sentiamo che un’altra persona sta invadendo il nostro territorio, togliendoci le risorse, danneggiandoci, non rispettando ciò che è nostro e ci spetta di diritto. Oggi ci arrabbiamo perché il vicino di casa fa baccano di notte e non possiamo dormire: il nostro diritto al riposo non viene rispettato. Il capo dà al collega quella promozione che volevamo noi: ci arrabbiamo perché sentivamo di meritarcelo, che quello era “terreno nostro”, qualcun altro è penetrato e ora sta raccogliendo i frutti che spettavano a noi.

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COSA CAUSA LA RABBIA?

La rabbia è quell’emozione che proviamo ogni volta che sentiamo che i nostri bisogni e desideri non sono stati soddisfattio che i nostri diritti sono stati violati. Ci arrabbiamo quando ci sentiamo vittime di una reale o presunta ingiustizia, quando la situazione che viviamo ci sembra illegittima. Infine, ci arrabbiamo quando perdiamo potere su qualcosa o quando qualcuno minaccia noi o coloro che amiamo. Non è difficile comprendere quanto la rabbia sia direttamente connessa al concetto di territorialità e alla difesa di ciò che è nostro di diritto e quanto questa emozione sia servita a proteggerci dagli attacchi e, quando necessario, ad attaccare a nostra volta. Ancora una volta, le emozioni ci hanno aiutato a sopravvivere.

COME GESTIRE LA RABBIA

Arriviamo ad una questione fondamentale: è corretto gestire la rabbia? E, se sì, come è possibile farlo? Prima di tutto, gestire la rabbia non significa sopprimerla o eliminarla. Questa emozione ci comunica qualcosa e non ascoltarla significa rinunciare alla possibilità di comprendere qualcosa di più sui nostri bisogni. Èinnegabile che l’espressione della rabbia, quando non modulata,può rovinare i nostri rapporti. Cosa fare allora quando la rabbia monta?

Tornando all’esempio del vicino di casa, la prima cosa da fare è prendere atto di quello che si sta provando e chiamare quell’emozione col suo nome: “quella che sento è rabbia!”. A questo punto, cerchiamo di individuare i nostri pensieri ( “Mi sta mancando di rispetto”). Il passo successivo sarà connettere emozioni e pensieri ai bisogni e ai desideri (“Desidero essere preso sul serio dal vicinato, desidero che il mio bisogno di dormire a quest’ora sia rispettato”). Ora la cosa più vantaggiosa da fare consiste nell’evitare di soddisfare quell’impulso a litigare col vicino senza riflettere. Piuttosto, è più saggio fare un bel respiro, calmarsi e sviluppare un piano “a freddo” per comunicare il nostro bisogno al vicino, con gentilezza ma con fermezza, chiedendogli di rispettarlo. Un atteggiamento aggressivo non farebbe altro che creare altra ostilità, che darebbe vita un vortice di aggressività che sarebbe difficile da fermare.

In conclusione

La rabbia va sicuramente modulata in alcune occasioni, ma mai del tutto soppressa. Una sana rabbia va comunicata con le giuste modalità. Sta a noi capire quando possiamo farlo con decisione e quando conviene farlo con più moderazione. Quando poi proprio non riusciamo a tenerla sotto controllo ed esplodiamo, non possiamo fare altro che accettarlo ed evitare di colpevolizzarci troppo. Non siamo macchine, e di tanto in tanto abbiamo anche il diritto di infuriarci. Un sano equilibrio è fatto di naturali fluttuazioni e mai di calma piatta.

Articolo della dottoressa Tiziana Di Scala (tel. 3208531292)

“Liberamente” è curata da Ilaria Castagna, psicologa, laureata presso l’Università degli Studi de L’Aquila, specializzanda presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva Comportamentale di Caserta A.T. Beck

Tel: 3456260689Email: castagna.ilaria@yahoo.com

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