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La “rotta” di Miccio: «Ischia punti sulla qualità»

Il direttore dell’AMP Regno di Nettuno traccia la strada per consentire all’isola di rimanere tra le mete turistiche più gettonate (non soltanto d’Italia). E poi a Il Golfo parla di ambiente, mare, Comune unico e anche dei rapporti con la politica e della sensibilità delle nuove generazioni, che fa ben sperare per il futuro

Rispetto al momento in cui è stata istituita, in che cosa l’area marina protetta Regno di Nettuno ha fatto passi avanti e in cosa invece a suo avviso non è riuscita a fare un ulteriore step?

«I passi avanti sono stati fatti soprattutto in campo amministrativo e nella regolarizzazione di tutte le attività, soprattutto in termini di autorizzazioni. Ci siamo anche dotati finalmente degli spazzamare e siamo arrivati a buon punto con il piano degli ormeggi. Purtroppo tuttavia non siamo riusciti a fornire il servizio degli ormeggi, che rientrava tra i nostri obiettivi e che slitterà dunque all’anno prossimo».

L’area marina protetta ha contribuito a mutare anche la concezione degli isolani stimolando sensibilità, attenzione e rispetto per l’ambiente oppure sotto questo aspetto c’è ancora molto da lavorare?

«Ci siamo impegnati molto proponendo diverse iniziative di divulgazione e di educazione ambientale, quindi spero di sì. Dovremo fare ancora molto altro, ma non sarà di certo solo l’area marina a cambiare l’atteggiamento nei confronti dell’ambiente. E’ necessario che tutti lavorino per tutelare e rispettare l’ambiente, così come dimostrano le nuove normative nazionali ed europee che mirano alla conservazione della natura».

Il periodo di commissariamento resta una macchia incancellabile o è una parentesi ormai archiviata?

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«Essendo arrivato dopo, è per me un periodo archiviato. In ogni caso credo che ogni area marina abbia i suoi alti e bassi, quindi non me ne farei un cruccio e non la considererei una “macchia”».

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L’impressione è che spesso la politica sia lontana da tematiche come quelle legate all’ambiente. In tutta onestà, è soltanto un’impressione?

«Sì, penso sia solo un’impressione. Siamo abituati a flagellarci sempre come se dovessimo dimostrare di essere all’altezza degli altri,ma non è così. Le tematiche ambientali sono invece quotidianamente oggetto di discussione e di riflessione. Siamo spesso abituati a considerare queste problematiche come se dovessimo affrontare la fine del pianeta o cose simili, tuttavia nella realtà dei fatti ogni giorno prendiamo scelte legate alla tutela dell’ambiente. Basti pensare alla questione della spazzatura o all’illuminazione pubblica».

Lei è favorevole alla realizzazione di altri due depuratori o a questo punto meglio condotte efficienti che trasportano i reflui a centinaia di metri di distanza?

«Non ho titoli per esprimermi a favore o contrario a questa scelta. La depurazione è una questione nazionale di cui si occupa un commissario straordinario nazionale che decide dove e se realizzare o meno i depuratori. Le decisioni che riguardano questa iniziativa non dipendono da noi, verranno prese in altre sedi».

L’area marina protetta sta pian piano entrando anche nelle scuole e si rivolge al mondo giovanile con una serie di iniziative. C’è da sperare sulle nuove generazioni, insomma lei quanto è ottimista?

«Sono molto ottimista. Alcune azioni intraprese recentemente con grande impegno, anche non legate all’area marina, come il premio guadagnato dagli studenti del nautico per il loro lavoro e le operazioni dei ragazzi di Plasticless con cui collaboriamo, dimostrano che i giovani sono davvero interessati e consapevoli della questione ambientale e sono un passo avanti a noi».

Pesca proibita e non solo, ancora oggi il Regno di Nettuno continua ad essere preda di qualche sconsiderato. E’ davvero così difficile invertire la tendenza?

«La tendenza si invertirà quando i consumatori inizieranno a consumare il pesce in maniera consapevole. Quando si comincerà a non comprare il pesce sotto taglia, utilizzato in una certa maniera, inevitabilmente cambieranno gli atteggiamenti. Anche le normative europee ormai si stanno evolvendo in questa direzione e curano la tracciabilità del pesce. I controlli sono fondamentali, anche perché è l’unica arma per frenare le attività di chi cerca di sfruttare ogni cosa solo per i propri bisogni e desideri. Credo però che ci sia solo bisogno di tempo per fare in modo che si sviluppi una coscienza più diffusa e comune».

Mi racconta il momento più bello della sua esperienza come direttore dell’area marina protetta e quello invece meno piacevole?

«I momenti belli sono stati davvero molti, momenti in cui abbiamo verificato che questa area marina ha delle grandissime potenzialità di sviluppo. Il meno piacevole è stato sicuramente l’impossibilità di concludere quest’anno l’iter per realizzare i campi di ormeggio perché era un’idea alla quale tenevamo molto e sui contavamo particolarmente. Purtroppo siamo stati fermati dalla burocrazia italiana ma non demordiamo, prima o poi riusciremo a concretizzare questo progetto».

Che cosa deve fare Ischia per rimanere una località turistica di eccellenza, anche in tema di tutela ambientale?

«Secondo me è necessario che Ischia segua il flusso di ciò che accade adesso nel resto del mondo. Il turismo di qualità richiede necessariamente il rispetto di determinati standard e noi dobbiamo cercare di soddisfare questi standard nel modo migliore possibile. Servono ad esempio una pulizia adeguata del mare e servizi efficienti per i disabili. E’ anche importante far conoscere le tradizioni di Ischia perché il nuovo turismo vuole vivere il territorio. Ischia ha tutte le qualità per sviluppare un buon turismo, bisogna soltanto razionalizzare e regolarizzare queste possibilità per valorizzare tutto il patrimonio isolano e farlo conoscere. Non ci manca nulla per essere all’altezza o superiori ad altre località anche più famose. Dobbiamo impegnarci e volere davvero un turismo di qualità con la consapevolezza di operare in questa direzione con impegno e coscienza e facendo quindi le scelte che conseguono».

Un’ultima considerazione: ma lei come vedrebbe l’istituzione del Comune unico?

«Non sono ischitano, ma comunque provinciale, dunque capisco quando c’è un atteggiamento di diffidenza verso il comune unico per le difficoltà che si temono. Non sento di poter tuttavia affermare che questa istituzione sia necessaria o meno, anche se sicuramente favorirebbe diverse azioni e scelte in campo amministrativo. Non voglio però esprimermi perché penso che sia una scelta strettamente legata al territorio, ai rapporti ed alle persone che lo vivono».

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Carlo

Miccio la tua area marina protetta si trova. In tratti di mare senza depurazione. Giusto per ricordartelo ancora una volta l’Europa sta multando l’Italia per la mancanza di depurazione e Ischia nel 2021 ancora non ha i depuratori. Capito ?!? Sei bravo ma cambia musica. Devi sapere che i castelli di sabbia crollano.

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