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La Siena, dal Tribunale altro “no” a Santaroni

Respinto il ricorso della Turistica Villa Miramare avverso il rigetto disposto dal gip relativamente all’istanza di dissequestro del parcheggio posto all’ingresso di Ischia Ponte: restano così i sigilli alla struttura per le difformità riscontrate

Stavolta non ci sono dubbi né equivoci di sorta: è dovuto trascorrere un po’ di tempo in più ma non sono cambiati né la forma né la sostanza a dimostrazione che le vicende legate al destino del parcheggio La Siena all’ingresso di Ischia Ponte conducono tutti verso un ulteriore differimento dei termini prima di conoscere il destino della struttura che attende da almeno un decennio e che invece rimane tuttora sotto sequestro dopo le traversie di natura giudiziaria patite. Che, tra l’altro, non sono ancora finite. Anche l’ultima notizia che arriva – dopo un precedente “falso allarme” di fine ottobre scorso – rappresenta una vera e propria mazzata per i gestori della struttura, che si erano giocati un’altra carta. Il Tribunale del Riesame di Napoli, adito dal legale rappresentante della Turistica Villa Miramare srl con appello avverso il rigetto disposto dal gip relativamente all’istanza di dissequestro, ha dichiarato inammissibile il ricorso. La conclusione, ovviamente, è fin troppo scontata: le opere restano tuttora sotto sequestro e gravate anche da un’ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi di una serie di difformità rispetto a quello che era il progetto originario.

Il risultato, di fatto, segna anche un inequivocabile punto a favore della Procura di Napoli (nello specifico nelle persone del procuratore aggiunto Filippelli e del sostituto procuratore Vanacore), che evidentemente ha chiesto – e ottenuto – l’inammissibilità dell’appello, riuscendo nell’intento dal momento che in precedenza il privato non aveva proposto istanza di Riesame all’originario provvedimento di sequestro del gip e non essendo da allora sopravvenuti fatti nuovi che potessero giustificare l’iniziativa adottata dai legali di Santaroni. Anche perché quanto appena esposto avrebbe portato a formare sul sequestro il cosiddetto giudicato cautelare, con conseguente impossibilità per il Tribunale di riesaminare le ragioni poste a base del blocco del cantiere.

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