CULTURA & SOCIETA'

L’antico orologio del borgo di Celsa ha compiuto 260 anni Dalla vecchia “torretta” ore a martello per Ischia Ponte

Così Il Filippide di Ischia Ponte al secolo Sebastiano Balestriere con una serie di foto scattate sul posto e postate di recente sulla sua pagina face book. ci fornisce l’imput per trattare un argomento per noi insolito e forse inarrivabile per il semplice motivo che era lontano da noi mille miglia l’idea di occuparci dell’Orologio del Borgo di Celsa installato sul palazzo al di sopra del Museo del Mare. Non perchè lo stesso non fosse importante, solo che non figurava nella scaletta degli argomenti che affrontiamo per i nostri “speciali” su il Golfo. Ora che lo abbiamo inserito merita che ne parliamo con dovizia di particolari a cominciare dalla sua reale storia fino ai diversi episodi legati ai suoi storici rintocchi che da sempre hanno condizionato le ore del giorno e della notte degli abitanti di Ischia Ponte.

In primis partire dal principio, da quando cioè inizia ufficialmente la bella storia dell’Orologio del Borgo di Celsa. L’Orologio col suo complicato macchinario è situato in una vera e propria Torre che a quel tempo in un’ apposita vasca riceveva l’ acqua di Buceto e che oggi, ospita il Museo del Mare. L’edificio è stato prima palazzo municipale e poi scuola elementare. L’ installazione dell’Orologio pubblico avvenne nel 1759, quando alla torre stessa venne annessa la struttura dove oggi alloggia il quadrante, una volta in marmo, ora luminoso e di lastra. “Scandisce da sempre, è scritto nel post del Filippide, con i suoi rintocchi le giornate dei residenti e dei turisti del Borgo, dal tintinnio del quarto d’ora, allo scampanio di mezzogiorno. Il funzionamento, la precisione e la manutenzione, sono opera certosina e appassionata di Pierino Pugliese, che ormai da anni cura lo splendido meccanismo che vedete nelle foto, raccogliendo l’eredità del famoso orafo e orologiaio pontese Luigi Lanfreschi detto ” Giggino”. “Ringraziamo Pierino conclude Balestriere, per la possibilità che ci ha dato di visitare le stanze da dove si gode di uno splendido belvedere di tutto l’antico Borgo”.

Quindi lo storico orologio del Borgo di Celsa custodito oggi da Pierino Pugliese e andando all’indietro fino a Giggino Lanfreschi, ma prim’ancora da altri incaricati fino ad arrivare alla metà dell’ 800 allorquando a curare la macchina dell’Orologio con i suoi pesi era tale Liberato Califano giù usciere del Municipio ivi allocato. L’orologio era punto di riferimento per tutto il Borgo ed essendo uno dei più antichi con ricarica manuale, spesso i turisti già dagli anni ’40 richiedevano di visitarlo”. L’orologio batte il tempo, segna le ore e scandisce i battiti delle giornate. Quelle della piazza del paese, poi, ha una magia tutta sua e accompagna i residenti in tutto il corso della giornata: dalla spesa al supermercato, alla messa domenicale in chiesa, dall’ora di entrata a quella di uscita dalla scuola, dall’inizio alla fine della giornata di lavoro. Insomma, l’orologio di ogni piazza che si rispetti è un “cittadino” a tutti gli effetti, è un compagno di giornate, anche per chi, ormai in pensione, in strada, sul ponte, al bar ed al circolo per giocare a carte. L’orologio di Ischia Ponte è stato fedele alleato dei pescatori del Borgo. I suoi rintocchi scandivano di primo mattino ormai l’ora voluta per uscire in mare. Così è stato per i corrieri che si affidavano allo scandire del tempo dell’orologio del Borgo per arrivare in orario sulla banchina all’imbarco per Napoli.

Ma i rintocchi dell’Orologio di Ischia Ponte non per tutti erano un “piacere” ascoltarli. Si racconta che negli anni ’20 quando nel Borgo funzionava la sala cinematografica di Luigi Castagna col cinema muto, nelle ore della proiezione delle pellicole, specie durante scene romantiche, il suono delle campanelle del vicino orologio pubblico riproposto ogni quarto d’ora disturbava non poco il pianista che in sala suonava sotto lo schermo accompagnando con musica appropriata l’andamento delle scene. Luigi Castagna dietro le proteste del pubblico, chiese al Municipio, almeno nelle sere in cui il cinema era aperto di sospendere il funzionamento. Castagna non fu ascoltato. Accade che poco dopo la protesta, l’orologio per un bel periodo si inceppò e smise di funzionare. Pertanto si pensò al sabotaggio. Un altro episodio legato alla funzione dello storico Orologio di Ischia Ponte è quello che si riferisce al pittore del Borgo Mario Mazzella ed al racconto che ne fa suo figlio Luca Nel 1937 circa mio padre Mario Mazzella, giovanissimo pittore in erba, racconta Luca, riuscì con il suo maestro d’arte, il rumeno Jean Pletos, ad ottenere dal potesta’ fascista di Ischia, il cav. Berardi Buonocore, una stanzetta all’ultimo piano del palazzo dell’Orologio che adibí a studio, con l’impegno di caricare, due volte al giorno, i pesi del macchinario dell’orologio che scorrevano nel pozzo della torre”. “da piccolo, aggiunge Luca Mazzella, ero solito recarmi con mio padre nel suo studio sulla sommità della torre, dietro il quadrante dell’orologio. Mi ha sempre affascinato poter entrare in quella torre disabitata, dagli alti gradini che, tra un piano e l’altro, conducevano allo studio di papà. Mi piaceva esplorare angoli nascosti in cui scoprii per caso il settecentesco quadrante in marmo dell’antico orologio, con il meccanismo dai mille ingranaggi. Ricordo in particolare un aneddoto che in quel periodo mi impressiono’ molto. In una giornata tempestosa io e mio padre ci trovavamo come al solito nello studio. All’improvviso lampi e tuoni interruppero per la loro violenza il lavoro di mio padre, cosa molto insolita. Mi prese per mano e mi intimo’ di uscire immediatamente dalla torre. Mi racconto’ poi che durante la sua gioventù’ un poderoso fulmine distrusse la cella campanaria scaraventando le campane giu’ per strada. Spesso, dopo le piogge, mi mostrava la parete terrosa della dirimpettaia collina del Sorronzano, ove si staccavano pezzi di pozzolana a causa del maltempo”. Il Palazzo dell’Orologio si affaccia sulla piazzetta antistante la Cattedrale di S. Maria della Scala e si caratterizza per il suo sviluppo in verticale. L’edificio cresce su tre livelli e ospita la più grande libreria dell’Isola, Imagaenaria e il Museo del Mare. A questi si accede sul lato destro, attraverso un ingresso che conduce alle  cinque sale espositive. La facciata principale dell’edificio è sormontata da un edicola campanaria  a due fornici  con al centro, nella parte inferiore, l’orologio pubblico, da cui deriva il nome. Il Palazzo dell’Orologio fin dal  1759 fu utilizzato come sede della Casa Municipale. Vi erano la sala consiliare, gli uffici e persino il carcere, a piano terra. La scelta non era casuale, infatti, fin dal 1730 i Parlamenti Generali si tenevano nel borgo di Celsa e a rafforzare questa funzione pubblica, nel 1759 si dotò il palazzo di un orologio municipale con un quadrante in marmo, che fu sostituto nel 1961. Nei primi del Novecento, intorno agli anni Venti, si ebbe un mutamento di sede per la Casa Comunale, che dal Palazzo dell’Orologio fu trasferita nel vicino Palazzo Mazzella. Il trasloco rese possibile ospitare nell’ex Municipio le scuole elementari, che qui rimasero fino al 1967. Fu solo nel 1996, invece, che il suddetto edificio, divenne sede dell’attuale Museo del Mare.

antoniolubrano1941@gmail.com

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