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L’appello del Cudas: «Riportiamo Crescenzo a casa»

«Signori, l’uomo che vedete in foto è un ischitano che risiede a Villa Camaldoli. É il simbolo della malasanità isolana. Fate di tutto per riportarlo a casa. É una persona non un numero. È un figlio di Ischia». É questo l’appello lanciato nelle scorse ore dal Comitato Unitario per il Diritto alla Salute agli amministratori di Ischia e allegato ad una foto che ritrae Crescenzo, ex paziente della sir isolana che da quasi due anni, dopo lo smantellamento del Centro di Salute Mentale di Ischia e la sua conseguente trasformazione in una comunità alloggio, risiede in una struttura psichiatrica ubicata in terraferma. Nel medesimo luogo in cui, lontani dai propri cari e dal centro psichiatrico isolano che per anni era stato il loro punto di riferimento, erano deceduti, a Luglio dello scorso anno, anche Giuseppe Dell’Aquila e ancora prima Giovan Giuseppe Trani. Due morti queste che, come già scritto in quelle occasioni, arrivarono quasi inaspettate dato lo stato clinico, abbastanza buono, dei due pazienti isolani prima del loro trasferimento in terraferma e che hanno quindi, sempre dato il sentore, soprattutto agli operatori della Sir di Ischia, che Giuseppe e Giovan Giuseppe non fossero stati seguiti a dovere in quella struttura napoletana. Supposizioni queste, che oggi si fanno sempre più concrete grazie anche alle  testimonianze di chi ha avuto modo, in questi mesi, di poter  visitare non solo Crescenzo, ma anche Giovan Giuseppe Di Costanzo, altro paziente ricoverato a Villa Camaldoli.

«L’ultima volta che ho visto Giovan Giuseppe a Camaldoli –  ha raccontato una nostro concittadina nelle scorse ore – era vestito con un pantaloncino da spiaggia senza elastico e che teneva fermo con la mano, una maglietta rosa con i brillantini, barba incolta, unghia lunghe.  Sembrava un barbone!».  Giovan Giuseppe, insomma, non se la starebbe passando al meglio in quella clinica dove mancano perfino le attività terapeutico riabilitative che, invece, era solito fare quando era ospitato dalla sir  di Ischia. Ed è il timore che Crescenzo e Giovan Giuseppe possano incorrere nel medesimo destino infelice degli altri due pazienti isolani che ha, quindi, spinto il Cudas ha lanciare un nuovo appello agli amministratori di Ischia, ma anche dei restanti cinque Comuni dell’isola, affinchè si attivino maggiormente per riportare sul nostro territorio i due pazienti. «Tutti i candidati sindaco alle elezioni di Ischia e i Consiglieri – ha scritto attraverso il proprio profilo face book, Egidio Ferrante, operatore di quel che rimane della Sir e membro attivo del Cudas- cosa dicono a tal proposito? Forse Crescenzo e gli altri pazienti psichiatrici non interessano perché non portano voti. Non lasciamo solo Crescenzo. Non aspettiamo che lui e Giovan Giuseppe facciano la fine degli altri due nostri pazienti morti in solitudine a Villa Camaldoli». Un appello accorato quello lanciato dal Cudas, l’ennesimo di una brutta vicenda che ormai si trascina da due anni senza risposte concrete da parte degli organi competenti in materia. Proprio come per il ricorso al Tar presentato nel Novembre 2015 dal Comune di Ischia contro il provvedimento preso dall’allora commissario straordinario dell’Asl Napoli2 Nord, Agnese Iovino  e che ancora ora  rimane senza una risposta definitiva. Nonostante ciò, oggi, mentre giunge la notizia che il nuovo capodipartimento provvisorio della Salute Mentale dell’Asl Napoli2 Nord è la dottoressa Emilia Cece, già responsabile di Unità Operativa Complessa della Salute Mentale di Ischia e Procida, Il Comitato Unitario per il diritto alla Salute, non sembra, voler demordere sulla vicenda. Più agguerrito che mai, infatti,  starebbe valutando, da diverse settimane, anche  l’idea di recarsi proprio a Villa Camaldoli per documentare da vicino lo stato di degenza di Giovan Giuseppe e Crescenzo. Un’ipotesi questa che, anche se al momento è solo al vaglio delle decisioni del Cudas in merito a possibili azioni di lotta contro questa incresciosa vicenda, va concretizzandosi sempre più col passare del tempo. Perché, forse solo così, chi di competenza si renderà conto che il Centro di Salute Mentale di Ischia debba essere ripristinato e che Crescenzo e Giovan Giuseppe vanno riportati a casa, vicino ai loro famigliari e chi vuole loro bene.

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