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L’ENI, l’antitrust e l’eterna piaga del caro benzina a Ischia

Si spera che il meccanismo “investigativo” messo in moto dal procedimento istruttorio avviato nei confronti delle società marittime possa far luce anche su un quesito mai risolto

“È troppo cara. È un salasso. Non si può”. È questo ciò che sentiamo dirci in prossimità dei distributori di benzina. Per tutti il carburante sull’isola costa troppo. La differenza di prezzo è netta. Si tratta anche di 30 centesimi al litro. Grazie al procedimento istruttorio avviato dall’Antitrust nei confronti delle società Mediterranea Marittima, Medmar Navi, Servizi Marittimi Liberi Giuffrè & Lauro, TraSpeMar, Gml Trasporti Marittimi e del Consorzio Cotrasir per accertare una presunta intesa restrittiva della concorrenza nell’offerta dei servizi di trasporto di infiammabili e rifiuti da e per le isole del Golfo di Napoli (Ischia, Procida e Capri), finalmente possiamo saperne qualcosa in più. È partita dall’Eni una delle prime segnalazioni all’autorità. L’ufficio stampa della multinazionale petrolifera a nostra specifica domanda ha risposto: “Eni ha avvertito l’effetto della creazione del Consorzio Trasporti Speciali Infiammabili e Rifiuti rilevando indirettamente un incremento del costo del trasporto via nave dei propri carburanti verso l’isola di Ischia. Di qui la segnalazione all’autorità Antitrust”.

A maggi0 2018 è stata la Federconsumatori con Adriano Mattera avvocato e consulente dell’associazione per l’isola di Ischia e con il presidente regionale di Federconsumatori Campania, Rosario Stornaiuolo, a presentare un esposto al Ministero per lo sviluppo economico chiedendo l’adeguamento del costo del carburante sull’isola rispetto a quello praticato in tutto il resto d’Italia. “L’Antitrust – ha detto Mattera – ha comunicato di aver accolto la nostra richiesta di ricostruzione delle economie di mercato dei carburanti in Italia.  Nel nostro esposto, infatti, abbiamo dedicato un intero paragrafo alla ricostruzione del mercato dei carburanti sulle isole, evidenziando le differenze con quello della terraferma. Secondo la nostra ricostruzione, sulle isole la domanda è elastica rispetto alle variazioni di prezzo. (cosa che non avviene in terraferma). Ed è questo che abbiamo evidenziato alle Autorità”.

In pratica se dovesse scendere il prezzo anche per un solo distributore sull’isola in tanti andrebbero lì a rifornirsi. “Abbiamo anche evidenziato – spiega ancora Mattera – come non sia il solo costo del trasporto ad incidere sul prezzo finale. Nella nostra richiesta di indagine da parte dell’Antitrust e del Mise, infatti, abbiamo ipotizzato una sorta di cartello da parte di tutti i distributori di benzina che si allineano ad un determinato prezzo”. E di fatti pensare che il trasporto del carburante dalla terraferma all’isola possa incidere fino a 30 centesimi al litro, è impensabile. Davvero troppo. A deciderli, in ogni caso, i prezzi, non sono comunque i singoli gestori bensì le compagnie petrolifere che comunicano ai benzinai i prezzi da esporre.

Negli ultimi anni sono state molteplici le iniziative dei residenti attraverso associazioni che hanno chiesto chiarimenti sulla questione prezzi. Nessuno, però, è riuscito a sapere il reale motivo che porta al costo così esoso del carburante sull’isola. Oltre l’Eni e l’associazione dei consumatori, sono stati anche i sei sindaci dell’isola di Ischia ed il sindaco di Procida a segnalare all’autorità il caro trasporti di carburante e rifiuti. Per tutti con la costituzione del COTRASIR “e all’operatività delle stesse solo mediante detto consorzio, i servizi offerti sono stati caratterizzati dall’uniformità nei prezzi praticati, i quali hanno peraltro subito incrementi esponenziali”. Infatti il 10 settembre 2018 l’impresa GML, ha comunicato ai suoi clienti il subentro del COTRASIR nell’attività di bigliettazione e contestualmente ha comunicato un nuovo piano orari e nuove (più elevate) tariffe. Successivamente il 5 dicembre 2018 direttamente il COTRASIR ha inviato una successiva comunicazione contenente un nuovo piano tariffario valido dal 16 dicembre 2018. Ed in questo momento avviene il cambio di tariffe più importante con l’applicazione di “un nuovo metodo tariffario consistente nel parametrare il prezzo del servizio non più ai metri lineari del mezzo di trasporto ma alla capacità (in ettolitri) della cisterna”.

Questa modifica nel computo delle tariffe, fissate a 6 €/hl, ha determinato un incremento del 221% rispetto alle tariffe in vigore prima del settembre 2018 e del 100% rispetto a quelle in vigore tra settembre e dicembre 2018. Come se non bastasse dal 1° aprile 2019 il prezzo per il trasporto dei prodotti petroliferi è aumentato ancora, passando da 6 €/hl a 8,2 €/hl. Un aumento sul prezzo trasporto che, inequivocabilmente, si riflette sul costo finale del carburante. La differenza però tra il prezzo del carburante sull’isola rispetto alla terraferma arriva anche a 30 centesimi al litro. Ed allora se su un litro di benzina (o gasolio) l’incidenza del trasporto è di quasi 10 centesimi (0,082 per la precisione), gli altri 20 centesimi di differenza, che fine fanno? Speriamo che a questa risposta possa rispondere l’Autorità e che possa far luce sui conti (e sui prezzi) della benzina sull’isola.  

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