POLITICA

L’importante del presidente della Repubblica, mai come adesso

La sua elezione è oggi di estrema valenza ma è certamente il tempo di modificare la Costituzione e farlo eleggere direttamente dal popolo

L’importanza del presidente della repubblica mai come ora/questa per l’Italia repubblicana é l’ora più buia: viviamo una guerra sanitaria contro un virus misterioso da due anni ed “i governi” (Conte due e Draghi) hanno messo in atto provvedimenti senza precedenti spesso contraddittori in un contesto burocratico nazionale “scassato”, spezzettato disorganizzato, abbiamo una scadente classe politica per lo più costituita da improvvisati eletti al parlamento sulla scia di una protesta popolare diventata populismo con una indegna legge elettorale, il “partito di maggioranza relativa” al quale spetta il dovere di farsi carico della governabilità con un sistema parlamentare pluripartito definisce se stesso “movimento” e sceglie “5 stelle” per una denominazione che rifiuta retaggi storici ideologici e programmatici, la costellazione dei partiti politici “liquidi” non ha una “stella polare” cui fare riferimento per un confronto serio sulla difficile arte di governare.

Così in questo contesto emerge la figura e la funzione del capo dello stato. Non una figura meramente simbolica della “unità nazionale” come è Elisabetta seconda in Gran Bretagna l’ultima o l’unica monarchia che conta ancora in un pianeta di “repubbliche ma una figura che incarna e porta il peso di una nazione complessa come l’Italia con 20 regioni e 8mila comuni e fortissimi squilibri economici e sociali tra il nord ed il sud ed anche all’interno dello stesso sud. Il presidente della repubblica – nella inadeguatezza dei partiti con una scadente qualità dei loro membri impiegati nelle istituzioni – ha dovuto non solo esercitare a pieno le sue funzioni ma ha dovuto, nel dettato della costituzione, assicurare un governo al paese chiamando una personalità esterna al sistema dei partiti ed esterna al parlamento.

Così il sistema iper-parlamentare ha mostrato tutti i suoi limiti. La costituzione italiana ricalca quella della quarta repubblica francese del 1945. I nostri costituenti del 1947 furono molto influenzati dal dibattito e dal clima politico dei nostri cugini. Ma – forse per la presenza fra i costituenti di Piero Calamandrei azionista e presidenzialismo – la nostra costituzione del 1948 assegna un ruolo non di mera rappresentanza unitaria al capo dello stato ma un profondo ruolo “politico”. È il capo dello stato che nomina il “presidente del consiglio dei ministri” ( da noi si chiama così non “primo ministro” come in Gran Bretagna o “cancelliere” come in Germania). É il capo dello stato che nomina i ministri. É il capo dello stato che scioglie il parlamento per nuove elezioni. Questo ruolo “politico” – esercitato soprattutto dagli ultimi 5 presidenti comunque da Francesco Cossiga – fa dell’Italia una “diarchia” repubblicana per garantire una governabilità.

L’elezione quindi del presidente della repubblica è oggi di estrema importanza ma è certamente il tempo di modificare la costituzione e farlo eleggere direttamente dal popolo.

DIRETTORE DE “IL CONTINENTE”

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