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LE OPINIONI

LO DICO A IL GOLFO Perché vale la pena tornare in vacanza a Ischia

Egregio Generale Osvaldo Garrano, Il ritornare, dopo una lunga assenza, quasi sempre comporta un insieme di emozioni e di struggenti ricordi. Soprattutto, se si considera che non stiamo parlando di luoghi generici, ma di Ischia nei “favolosi anni ’60”. Allora, pur lasciando alle spalle un lungo periodo di guerra con annesse difficoltà economiche e sociali, ci si sentiva forti con un’incontenibile voglia di ricominciare a vivere, di misurarsi e di mettersi alla prova. Nascevano, così, alberghi, complessi musicali, bellissime boutique e raffinati stili di vita. Nelle strade si incontrava un turismo signorile, elegante, amante del bello e del buono. Il comune di Ischia si distingueva per essere all’altezza di un’adeguata accoglienza.

Tuttavia, anche gli altri comuni cominciarono a rifarsi il maquillage, a partire da Lacco Ameno che grazie all’intuito del Comm. Angelo Rizzoli, passò, in breve tempo, da villaggio di pescatori ad un centro prestigioso di turismo internazionale. Con le situazioni che ritornano, anche oggi ci troviamo a fare i conti con una guerra che ci ha lasciati in una condizione ben più difficile, perché la capacità di ripresa è scarsa, mentre occorrerebbe maggiore impegno verso un nemico invisibile. Esso più che di viveri, ci ha affamati di libertà, di spensieratezza e desiderio di programmare. Già l’anno scorso, i mesi estivi furono solo un surrogato di ciò che comunemente si intende per vacanze.

Quest’anno, forse, è anche peggio. Si voleva mostrare una voglia di vivere che stenta a decollare. È come se ci sentissimo ancora malati nello spirito, forse spenti, perché senza progetti e andiamo alla ricerca di un divertimento non appagante perché non sentito, secondo i canoni precedenti alla pandemia. Per tali considerazioni, la nostra estate è stata breve, all’insegna del “facciamo finta che”, ma il cuore non ha gioito. Siamo vissuti di apparenza e ci siamo ritrovati sguaiati, chiassosi, invadenti e scontrosi; ma era solo il frutto di una nevrosi, o presunta tale che stenta a guarire. Quindi, Egregio Signor Generale Osvaldo Garrano, sono sicura che vorrà sorvolare sugli aspetti spiacevoli della sua vacanza e dimenticando gli addii, ritornerà. Anzi, mi consenta di suggerirLe di venire anche fuori stagione, in modo da ammirare l’isola nella sua interezza.

E poi, non c’è anagrafe che tenga. Gli ottantenni di oggi sono tutt’altro che decrepiti. Spesso, hanno le fattezze ed il vigore della mezz’età. Ne sono una conferma quelli che tra loro, in Italia e nel mondo siedono negli scranni più alti di molti settori. La vita ha i suoi parametri che si collegano sempre ad un’ineliminabile voglia di sognare. Un “dio è l’uomo quando sogna”, diceva il poeta Holderlin, perché è l’unica dimensione, impressa nella nostra natura che ci appaga e ci fa vivere. Mi perdoni, perciò, se Le suggerisco di continuare a sognare e possibilmente, sogni la nostra isola ed il suo ritorno tra noi che sarà, sicuramente, gradito.

ELENA WHITEHEAD

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