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Luciano Castaldi: «È ancora il tempo della semina, raccoglieremo i frutti tra qualche anno»

FORIO – Ora che i giochi sono finiti, si sentirebbe di fare una valutazione complessiva sulla sua campagna elettorale e, in generale, sul voto?

«La nostra campagna elettorale è andata alla grande, abbiamo sicuramente profuso il massimo dell’impegno, riuscendo, secondo me, a prospettare al paese un programma di grande qualità rispetto al deserto che abbiamo contemplato, e che ci è stato offerto dai nostri avversari. Abbiamo sicuramente raccolto meno rispetto alle aspettative, ma il nostro, come abbiamo detto, è il tempo dell’arare, il tempo del concimare e del seminare, non è ancora il tempo della raccolta. Adesso c’è da curare questo seme, da cercare di far sviluppare questa pianticella nell’attesa dei tempi migliori. Ci aspettavamo indubbiamente un risultato diverso, tuttavia prendiamo atto che il paese è molto disilluso ed è molto bloccato rispetto a logiche del passato. Non a caso tra primo e secondo turno c’è un dato di grande coerenza, e poco sarebbe cambiato se a vincere fosse stato Stani Verde piuttosto che Francesco Del Deo. Non ci sorprende questo risultato. È un risultato che, lo ripeto, riflette un po’ quello che è il paese in questo momento. Noi, non a caso, abbiamo puntato molto sul dato della rinascita anche culturale del paese. E ci rammarica non poco assistere ad un’opinione pubblica che non si indigna più rispetto ad alcune dinamiche presenti nel nostro tessuto sociale. Noi abbiamo una scuola purtroppo appiattita a logiche di potere che non ci appartengono e che abbiamo sempre contestato. Abbiamo molti esponenti della cosiddetta “cultura” che si limitano a fare i giullari di corte piuttosto che contropotere. Nella corso della storia i grandi uomini di cultura hanno sempre vissuto il loro rapporto con il potere in termini conflittuali, hanno sempre rappresentato l’anticonformismo, hanno sempre rappresentato l’anima critica dei contesti nei quali essi vivevano. E noi abbiamo bisogno secondo me, nel nostro paese, tanto di questa anima critica che si è un po’ spenta. Faccio nomi e cognomi non per polemica, perché nutro profonda stima nei confronti di personaggi come Nino d’Ambra. E una delle cose che mi ha deluso enormemente in questa campagna elettorale è stata la sua tiratina d’orecchie fuori ai seggi. Perché piuttosto che complimentarsi con la nostra iniziativa mi ha quasi rimproverato le dimissioni. Probabilmente passerò alla storia in questa campagna elettorale per essere quello che si è dimesso in passato. E anziché “esaltare” i miei gesti di denuncia e di distacco rispetto alle poltrone, sono stato un po’ beccato da chi poi ha candidato propri familiari con l’amministrazione in carica. Se un’istituzione   così prestigiosa del paese si piega alle logiche del paese, qualcosa non va a Forio, e noi dobbiamo riprendere da questo. Se la scuola chiude i cancelli alla visita del Vescovo trincerandosi dietro stupide e inesistenti ragioni di difesa della laicità – che nulla hanno a che vedere con le ragioni della chiusura della scuola al Vescovo, che sappiamo bene rispondono ad altre logiche, di vendetta, di dispettucci – questo vuol dire che nel paese bisogna lavorare ancora molto prima di costruire qualcosa di nuovo e di veramente alternativo. Io sono deluso anche da molti giovani nel nostro paese, lo dico senza mezzi termini. Perché anche quelli che ci hanno visto con una certa simpatia si sono lasciati troppo facilmente incantare dal miraggio dei vantaggi che è possibile ottenere sostenendo una certa coalizione. È una logica, quest’ultima, che onestamente non mi è mai appartenuta. E chi non ha capito questo di me, non ha capito nulla. Chiedo scusa per questa presunzione, ma noi abbiamo cercato, nel corso degli anni, di sottolineare un certo distacco rispetto al mercato delle vacche che ha caratterizzato specialmente il doppio turno ma anche la fase pre-elettorale».

Prima lei ha fatto riferimento a una certa nicchia intellettuale legata a quelle che sono le dinamiche culturali del nostro paese. In molti hanno l’impressione che determinate associazioni, invece di avere le mani sui libri per studiare, le abbiano sulla poltrona.

«Sì, ha colto un aspetto molto triste ma purtroppo vero del nostro paese. Mi viene in mente il trenino animato dai nostri educatori, spettatori inermi e forse anche sorpresi, i bambini del nostro paese. Il trenino del “faccela vedè, faccela toccà!”. Noi dobbiamo riflettere molto…».

Ovviamente non si riferisce al trenino di Nando “Barone” Castaldi.

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«No, non è il trenino di Nando, che anzi andrebbe incentivato perché potrebbe rappresentare un qualcosa di positivo anche per incoraggiare l’uso di mezzi alternativi all’automobile. Cosa che noi, quando abbiamo avuto l’onore di ricoprire il ruolo di amministratori, avevamo provato a prospettare. Il trenino di Nando, lo ripeto, è un valore che va difeso. Certamente, quando chi fa cultura, chi dovrebbe fare cultura, è preoccupato più al contributo fisso annuo, vuol dire che dobbiamo ritornare a guardare ai grandi esempi della nostra storia: a Giovanni Maltese, a Gennaro Zivelli, a Gino Coppa, a Peperone, a Monnalisa, a Mariolino. Tutti personaggi che hanno sempre vissuto il proprio tempo con coraggio, senza mai piegare la schiena o le ginocchia al potente di turno. E hanno rappresentato i momenti più belli della storia di Forio. Noi abbiamo grande nostalgia di queste personalità: se oggi c’è la crisi dei valori è perché mancano uomini di valore. E questo purtroppo non è uno slogan, bensì un’amara constatazione che coinvolge trasversalmente tutte le generazioni, e parte dalla scuola. Per questo siamo amareggiati, ma al tempo stesso siamo determinati: il nostro è sempre stato un “pessimismo attivista”, è sempre stato un modo per guardare al futuro con una certa non rassegnazione, con la nostalgia che ci porta a reagire al deserto che avanza. Cosa cogliamo noi dell’esempio di Antonio Regine in un paese che non riesce più ad indignarsi rispetto alle forme di antipolitica vera che contraddistinguono il nostro tessuto sociale? Ecco, noi al sindaco abbiamo augurato e auguriamo che sia in grado di fare l’operazione di pacificazione a partire certamente da queste verità. E poniamo al centro dell’attenzione le tematiche sociali. Abbiamo una crisi del turismo spaventosa, abbiamo il diritto al lavoro che viene sempre più messo in discussione, abbiamo disoccupati che aumentano, abbiamo una pressione demografica che proviene esclusivamente dall’esterno e che sicuramente rappresenta un problema. E un sindaco, un politico che non sta attento agli scricchiolii sinistri del nostro tessuto sociale e del tessuto sociale in generale non fa un buon servizio al paese. Noi dobbiamo partire da questo, ed è per questo che siamo rimasti distaccati ed equidistanti rispetto anche alle dinamiche successive al primo turno. Abbiamo provato a prospettare al paese qualcosa di diverso, qualcosa di radicalmente nuovo rispetto a tutto quello che abbiamo visto negli ultimi decenni».

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Adesso che la parentesi elettorale si è conclusa, quali sono i vostri progetti per il futuro?

«Noi ci stiamo già organizzando. Proprio stasera (giovedì 28 giugno, ndr) faremo il nostro incontro post-elettorale. Faremo certamente l’analisi del voto e inizieremo ad organizzare, a strutturare il nostro movimento. Ci daremo delle regole, ci daremo un organigramma, faremo il tesseramento come tutte le associazioni e i movimenti che si rispettano. Probabilmente, dopo l’estate, faremo la nostra prima assemblea costitutiva, nel corso della quale ci sarà l’elezione del portavoce, del presidente e del segretario. Naturalmente io parteciperò da semplice iscritto, perché ho un po’ fatto come quei minatori che portano la fiaccola nella miniera, molto spesso sono quelli che si sacrificano perché la fiamma fa esplodere tutto, e poi sta agli altri continuare il lavoro. Siamo convinti e consapevoli che la direzione sia quella giusta, una direzione difficile, un cammino molto complicato. Ma lo facciamo con spirito di servizio, nella consapevolezza che nel deserto che ci circonda c’è comunque un’oasi di speranza formata da tanti giovani di buona volontà. Non siamo gli unici, ci sono anche altri movimenti civici. Colgo l’occasione per ribadire molta simpatia   e attenzione per quello che si verifica in altri movimenti: mi riferisco alla bella iniziativa di Nicola Manna, a Vito Iacono eccetera. Sicuramente questi sono compagni di strada che cercheremo per rafforzare un discorso di speranza per Forio».

 

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