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CULTURA & SOCIETA'

Marzo Donna Procida e il pericolo cyber bullismo

Un cortometraggio affronta il delicato tema, vera e propria piaga sociale: incontro con la presente dell’associazione Cecilia Costagliola

A dispetto delle restrizioni il cui specchio e’ questa maledetta pandemia che sembra non aver fine, continuano gli appuntamenti del calendario Marzo Donna Procida, il cui presidente e’ Cecilia Costagliola, supportata da un corposo numero di volontari. Dopo la presentazione della mostra Fior di loto, un vero e proprio museo virtuale, che vede protagonista la donna come icona di coraggio che, come il fior di loto, riesce a rigenerarsi e rifiorire, il cui impatto ha avuto riscontro positivo sia dal punto di vista culturale che sociale, il prossimo step dell’Associazione Marzo Donna Procida e’ un cortometraggio. Un cortometraggio che ha come tema il cyberbullismo. Ma cos’e’ il cyberbullismo? Potremmo definirlo una delle gravi piaghe sociali, che usa come luogo di espansione la rete internet, ossia i social network, le conversazioni che avvengono su chat o app, o messaggi e video attraverso il telefonino; il tutto per schernire, insultare, offendere , minacciare e perseguitare le vittime. Un modo  subdolo e meschino che spesso puo’ avere conseguenze fatali. E c’e’ da sottolineare il fatto che, purtroppo, questa forma di violenza psicologica, tavolta mascherata, e’ un fenomeno ormai in larghissima crescita. Questo ci porta a una riflessione, o forse piu’ di una: bisogna prestare molta attenzione quando cyber-comunichiamo, dobbiamo imparare a utilizzare correttamente la tecnologia, evitando in primis di rispondere a messaggi di contenuto violento, offensivo, volgare, proprio per evitare di incoraggiare il bullo a continuare. Ma e’ anche opportuno ricordare di parlarne con qualcuno, che sia un genitore, un insegnante, o una figura di cui si ha fiducia.  

La fascia giovane e’ quella piu’ colpita da episodi di cyberbullismo, e proprio in virtu’ di cio’ che Marzo Donna Procida ha deciso di sostenere la realizzazione del cortometraggio “Fidati di me”, della durata di quindici minuti. Ma scambiamo quattro chiacchiere con Cecilia Costagliola.

Cosa vi ha spinto a partorire l’idea di questo cortometraggio?

“Innanzitutto per coinvolgere anche i ragazzi ed avvicinarli all’idea di solidarieta’, intesa non solo come beneficenza pratica, ma anche come supporto morale, in quanto loro sono i primi bersagliati della tecnologia. La tecnologia che, soprattutto in questo periodo di pandemia, sembra l’unico mezzo di comunicazione che ci permette di avere un confronto ravvicinato pur mantenendo le distanze. I ragazzi sentono molto la tematica del cyberbullismo, questo uso spropositato della tecnologia, la diffusione dell’immagine, e’ un argomento le li tocca da vicino e che spesso e’ anche oggetto di cronaca”.

Come hanno reagito i ragazzi dinanzi a questa iniziativa?

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“I ragazzi si sono da subito impegnati in questo progetto, sia la regista Adelaide Minichino , sia l’aiuto regista Miriana Costagliola, si sono predisposte ad allargare questa idea ai loro coetanei. C’e’ stata una risposta molto positiva, si e’ formato questo gruppetto di persone collaborative. L’idea e’ stata sviluppata e esternata , hanno praticamente fatto tutto loro, dalle riprese al montaggio, la scenografia e’ tutta farina del loro sacco”.

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Pensi che questo cortometraggio possa essere in qualche modo un veicolo di informazione?

“La cosa bella e’ proprio questa: i ragazzi sono diventati anche veicolo di informazione per altri ragazzi e ragazze, hanno trattato il tema del cyberbullismo anche al di fuori dell’esperienza del cortometraggio, ed e’ proprio su questo che noi dell’Associazione cerchiamo di lavorare, attraverso l’arte e la creatività'”.

Attraverso l’arte e la creatività si comunica, si trasmettono emozioni. Ecco, che valore si può identificare nel lavoro di un cortometraggio? 

“Lavorare a un cortometraggio non significa solo imparare le battute e realizzare un qualcosa che poi finisce li’, in quel momento. La realizzazione del cortometraggio vuole sottolineare l’impegno che i ragazzi riescono a portare avanti quando si sentono responsabili, quando avvertono che si ha fiducia in loro. Toccare la molla giusta significa dare  la possibilita’ a questi ragazzi di esternare anche cio’ che portano dentro, perche’ al di la’ del cortometraggio e dell’esperienza vissuta, emergono anche altri tipi di dinamiche. Quindi i valori sono impegno, fiducia, responsabilita’, esternazione”.

Questa esperienza cosi’ ricca e formativa, puo’ valere anche come una forma  di inclusione?

“Assolutamente si. E’ un momento di confronto, scambio di opinioni, la conciliazione di diversi modi di vedere e quindi arrivare a traguardi comuni; c’e’ quindi condivisione e inclusione. Io come Associazione Marzo Donna Procida e tutti colori che collaborano con me crediamo molto nell’inclusione, cosi’ come nella solidarieta’, quindi anche un progetto di cortometraggio rappresenta un progetto di inclusione sociale. Lo scopo e’ sempre a livello sociale, di prevenzione, di conoscenza”.

Cecilia, questo e’ solo il punto di partenza  di una lunga avventura, di una bella e costruttiva avventura. Un ultimo messaggio per spronare i lettori a guardare “Fidati di me”?

“In primis per i ragazzi, per premiare il loro impegno, il loro essere propositivi ad allargare i loro orizzonti. E poi perche’ attraverso la teatralita’ si e’ in grado non solo di esternare un mondo interiore, ma anche di essere di aiuto per qualcun’altro”.

Loro sono dieci, giovani e belli, pronti nel  voler regalare emozioni mostrando il loro mondo interiore, e perche’ no, magari essere  di aiuto. Antonio d’Amore, Adelaide Minichino, Iliya Petrov, Nikolai Biserov, Raysa Asenova, Debra Trombella, Sharon Persico, Emy Imputato, Imma Imputato e Miriana Costagliola vi aspettano, come da calendario Marzo e’ donna , alle ore 10 del giorno 29 marzo sulla pagina Marzo Donna Procida.  

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