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Meloni saluta l’isola: «Arrivederci Ischia, mi resterai nel cuore»

Lunga ed emozionale intervista al comandante della Guardia Costiera, che il prossimo 18 settembre esaurirà la sua esperienza sulla nostra isola. Una terra per la quale ha soltanto parole al miele, così come per la sua gente. E non manca un consiglio: «Si lavori per fare squadra, così si crescerà ancora»

Alessandro Siani nel suo film “Benvenuti al sud” diceva che dalle nostre parti si piange due volte :quando si arriva e quando se ne va via. La prima cosa che vorremmo porle è questa: quali sono i sentimenti che ha provato nell’entrare nella realtà insulare e quelli che caratterizzano invece la sua partenza?

«All’arrivo i pensieri erano sicuramente di aspettativa, attesa e ovviamente di emozione, ma soprattutto c’era la voglia di mettersi in gioco nella consapevolezza che Ischia è una delle realtà marittime, portuali, diportistiche più importanti sul panorama nazionale. C’era la curiosità di conoscere un posto di fatto nuovo per me, dove ero stato solo un paio di volte in vacanza. L’emozione non manca neanche adesso che è arrivato il momento dei saluti, però è chiaro che porto con me un bagaglio di esperienza e soprattutto di accrescimento non solo professionale, ma anche nello sviluppo di relazioni e rapporti umani. Ho conosciuto una collettività che mi ha dato veramente tantissimo e per la quale è stato un grande onore svolgere ogni giorno con costanza il mio incarico».

È giusto dire che, chissà perché, com’è successo a molte persone che sono state tutori dell’ordine a vario titolo sull’isola, si interrompe il cordone ombelicale dal punto di vista professionale ma resta intatto quello dal punto di vista umano e sentimentale? Insomma, prima o poi, come tutti gli altri, il comandante Meloni, seppur in abiti civili, lo rivedremo da queste parti?

«Assolutamente sì. Credo un legame così viscerale nel caso di Ischia sia fortemente dovuto al fatto che questa è una realtà dove la qualità della vita nonostante tutto sia molto buona, sebbene spesso gli ischitani descrivano diversamente la propria terra. Qui si vive bene, Ischia è sicuramente tra i posti più belli al mondo. Rimanere legati all’isola tuttavia non dipende solo da questo, ma anche dal fatto che chi vive un’esperienza così coinvolgente, purché sia professionale, con la determinazione di voler servire una comunità talmente prestigiosa,è normale che lo faccia con passione, istituendo un legame indissolubile con il luogo e le persone. È stato così per i miei predecessori ma come anche per molte altre persone che hanno ricoperto incarichi temporanei sull’isola. Mi riallaccio alla prima domanda e dico che non ho pianto quando sono arrivato perché ero entusiasta e contento di venire qui e neanche adesso che vado via piango, proprio perché rimarrò fortemente legato a quest’isola. Questo legame è rafforzato dai sacrifici fatti per la comunità con slancio e passione ogni giorno».

Lei ha vissuto l’isola, per ovvi motivi, dal punto di vista professionale, dato che nella nostra realtà nessun ente è sotto pressione ogni momento dell’anno come la Guardia Costiera. Le chiedo però scherzosamente, se dovesse tornare ad Ischia domani mattina da turista, che cosa farebbe? Cosa non è riuscito a fare come comandante della Guardia Costiera e le piacerebbe fare o vedere avendo imparato a conoscere Ischia?

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«Sono tantissime le cose che non ho fatto pur stando qui. Non sono mai stato a Sorgeto e non ho mai fatto un bagno a Cartaromana. Un po’ perché la Guardia Costiera è responsabile di un grande carico di impegni durante tutto l’anno ed è un’attività così importante che sin dall’inizio ne ho sentito il peso. Non nascondo che ogni volta che qualcosa non è andato come mi aspettavo, e mi riferisco anche al rendimento della Guardia Costiera perché bisogna essere onesti ed i primi giudici di sé stessi per migliorarsi,ho sofferto per la volontà di fare sempre passi in avanti e quindi sono molte le cose che non ho fatto. L’elenco sarebbe sicuramente molto lungo… motivi in più per tornare e vivere Ischia in abiti civili».

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A posteriori molti suoi predecessori hanno poi confermato nel tempo, anche quando hanno maturato una carriera di assoluto prestigio, che quella di Ischia è stata una palestra fondamentale nel loro percorso e nella loro crescita. Se ora dovesse provare a dare una spiegazione escludendo il carico di lavoro, essendo questa un’isola solo sulla carta geografica, come lo spiegherebbe? Perché qui si fa un bel tirocinio?

«L’esperienza del comando è un’esperienza fondamentale per ciascun officiale della Guardia Costiera e questo vale a 360 gradi per tutto il territorio nazionale. Ischia, come dicevamo prima, rappresenta un momento importante, forse ancora di più o al pari di pochi altri luoghi in Italia, perché offre la possibilità di mettersi in gioco in tutti i settori del nostro lavoro. Questo è una delle aree portuali più importanti a livello nazionale: solo il porto di Ischia ospita annualmente circa tre milioni e mezzo di passeggeri. Ci sono pochissimi porti nel circondario marittimo che vantano questi numeri. Qui svolgiamo inoltre moltissime attività di soccorso, la nostra motovedetta copre un’area ben vasta che supera Procida e raggiunge le zone di Castelvolturno e Mondragone. Abbiamo un servizio di idroambulanza, non presente in tutte le isole. Tutte le attività della Guardia Costiera, dal personale marittimo alla pesca alle pratiche di porto sono da sommare ad un fattore notevole riguardo i notevoli controlli in materia ambientale che vengono effettuati, non solo per la presenza dell’area marina protetta. Il nostro sforzo, profuso anche dai miei predecessori nell’ambito ambientale, è stato diretto verso alcuni settori specifici come controlli su determinate attività commerciali. Ischia è un importante banco di prova ed una tappa fondamentale di crescita proprio perché abbraccia tutti i servizi di istituto della capitaneria di porto. Il motivo per cui io circa due anni e mezzo fa scelsi quest’isola come il primo tra i posti desiderati per operare è che il comandante Raffaele Muscariello, con cui ai tempi lavoravo a Roma, parlandomi della sua esperienza come altri miei colleghi quali De Angelis ed Ambrosino, l’aveva definita molto valida ed importante per la crescita professionale. Non spetta a me giudicare i risultati della mia esperienza, però porto con me sicuramente un bagaglio professionale fondamentale, secondo solo a quello di esperienze e conoscenze personali che ho costruito».

Ci dica qualcosa del nuovo incarico. Quali sono le aspettative con cui lo affronta?

«Il nuovo incarico presso il comando generale è un ritorno al passato, a dove ero destinato prima della mia esperienza ad Ischia. È un incarico al terzo reparto, ovvero quello di piani e operazioni. Andrò a lavorare presso la centrale operativa che coordina tutte le operazioni e le attività di soccorso sul piano nazionale. È il cuore operativo della Guardia Costiera. Da questo punto di vista è per me un’esperienza in parte nuova, quindi un ulteriore stimolo di crescita. A questo nel terzo reparto si affianca però un incarico che riguarda le operazioni a livello internazionale e nel mio percorso, prima di Ischia, ho operato proprio nell’ambito delle relazioni internazionali. Prima le vivevo da ufficiale addetto ai rapporti di cooperazione, mentre adesso mi occuperò di tutte le operazioni che vedono la collaborazione tra le diverse Guardie Costiere europee ed internazionali e le agenzie che si occupano di servizi in questo ambito, come le joint operations, ovvero le operazioni congiunte a cui la Guardia Costiera partecipa con il proprio personale ed i propri mezzi nella varie aree principalmente europee».

Un luogo comune recita che chi arriva non ha bisogno di consigli, ma sappiamo tutti che nel momento in cui ci si insidia in un luogo sconosciuto nell’ambito del passaggio di consegna qualche dritta viene data, anche solo per la pregressa conoscenza del territorio e dei suoi abitanti. Le chiedo quindi:quali sono i tre consigli principali che darebbe a colui che la sostituirà ?

«Credo che il consiglio che darò al comandante Cipresso, che è un validissimo ufficiale, va al di là degli aspetti tecnici, visto che il passaggio di consegna prevede uno scambio di conoscenze e delle pratiche che non saranno chiuse con la mia partenza ma verranno portate avanti. Gli suggerirò di seguire la stella polare che ha caratterizzato la mia azione, ossia l’umiltà. E’ una caratteristica fondamentale: si arriva ad Ischia, una realtà complessa, e bisogna essere umili nel conoscere il territorio ed apprenderne le dinamiche, prendersi il tempo minimo necessario per farlo accuratamente, consapevoli di essere qui per lavorare duramente. Il senso di umiltà nel percorso di crescita è difficile da raggiungere. Non può poi mancare il dialogo, anzi, va sempre alimentato. Qualcuno mi disse che gli ischitani erano persone particolari, “di sangue “ che tra l’altro anche io possiedo avendo mia madre sarda… però quello che ho potuto apprezzare è che ci sono invece tantissime associazioni e persone che si impegnano e lavorano ogni giorno per il bene di quest’isola. Basare dunque il comando sul dialogo costante è molto importante, per farlo serve molta attenzione e bisogna compiere molti sacrifici personali, ad esempio ho dovuto sottrarre molto tempo ai miei cari, compresa mia figlia. Però….».

Però?

«L’ho fatto nella consapevolezza di rendere un servizio alla comunità e ho dedicato tutto me stesso ed il mio tempo al dialogo con le scuole, con i sindaci, con la stampa, con tutte le associazioni che si occupano dell’ambiente. Il mio terzo consiglio è quello di fidarsi del proprio personale, che qui è di livello eccellente. Bisogna motivarli ogni giorno e per me non è stato semplice, infatti penso sia un altro ambito in cui sono cresciuto. Avere una squadra pronta a sostenerti costantemente è una consapevolezza fondamentale. Da quando sono arrivato ho chiesto alla mia squadra molti sacrifici e loro non si sono tirati indietro perché hanno sempre visto nelle mie richieste il fine di beneficiare la collettività e mai i miei interessi. Non ho mai cercato ritorni personali in alcuna situazione e credo che il personale l’abbia compreso. Tutte le cose buone che ho fatto sono avvenute grazie a loro e quelle che non sono riuscite, a volte anche a dispetto delle mie aspettative, sono state condizionate dai limiti che io stesso ho come persona. Tutti i miei risultati li devo al personale e a coloro che hanno collaborato con noi».

L’intervista è stata poco istituzionale, com’era giusto che fosse. Concludiamo così: Andrea Meloni smette la divisa e saluta Ischia e la sua gente con quale messaggio?

«Il messaggio che sento di voler mandare è anche un po’ il frutto della mia esperienza. Se ad Ischia si riuscisse ad effettuare un maggior lavoro di squadra con operazioni volte al bene della comunità, quest’isola sarebbe ancora di più una bellissima meta ed un modello per le altre realtà insulari sparse sul territorio nazionale. Voglio infine mandare un enorme grazie che va di cuore a tutta la comunità per aver sostenuto la Guardia Costiera. È un grazie che sento di dovere ad una terra che mi è stata vicina sin dal primo momento con affetto e mi ha permesso di lavorare con serenità e passione. In questo senso vorrei lanciare un ultimo pensiero ad una delle prime persone che mi ha accolto qui, ovvero Riccardo D’Ambra. È stata una delle mie prime conoscenze ed è grazie a lui che ho imparato davvero a conoscere quest’isola. Mi dispiace che non sarà qui fisicamente perché avrei voluto dirgli personalmente che riconosco a lui lo stesso grazie che dedico alla collettività. Mi ha consentito di affezionarmi a questa realtà e lo prego da lassù di continuare, come so che sta già facendo, a proteggermi, sostenermi ed aiutarmi, e soprattutto di avere la stessa attenzione verso questa magnifica terra che merita il meglio e un futuro di grandi possibilità ed occasioni».

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