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CULTURA & SOCIETA'

Nella chiesa del Buon Pastore Don Antonio Angiolini celebra il rito “missa in cena domini”

La nostra isola, sfidando i disagi e le paure che sta provocando la pandemia in corso con i suoi condizionamenti, sta seguendo con entusiasmo partecipativo e fede i riti della settimana di passione anche se per la maggior parte dei fedeli è stato necessario ricorrere per seguire le cerimonie trasmesse dalle chiese ove si svolgono, al mezzo mediatico dello streaming ed alle tv locali.

Nella moderna Chiesa parrocchiale del Gesù Buon Pastore, nella popolosa zona di Via Leonado Mazzella ad Ischia, si è svolto uno dei riti più importanti della Settimana Santa e di Passione di Cristo. Celebrante è stato il parroco Don Antonio Angiolini attorniato da ministrandi chierici,uomini e donne, che insieme formando gruppo, hanno magnificato la mistica atmosfera creata e sublimata per altro dalle musiche e dai canti sacri della Corale diretti dal maestro Gianfranco Manfra. Cerimonia simile che entra nel vivo dei riti che conducono alla Santa Pasqua di Resurrezione, ha avuto luogo in tutte le altre chiese parrocchiali dell’isola quale seguito all’apertura dei riti pasquali con la Messa Crismale e la Consacrazione degli Olii Santi, celebrata Mercoledì Santo scorso dal Vescovo e Amministratore Apostolico della Diocesi isolana Sua Ecc. Mons. Pietro Lagnese.

La nostra isola, sfidando i disagi e le paure che sta provocando la pandemia in corso con i suoi condizionamenti, lo stesso sta seguendo con entusiasmo partecipativo e fede i riti della Settimana di Passione anche se per la maggior parte dei fedeli è stato necessario ricorrere per seguire le cerimonie trasmesse dalle chiese ove si volgono, al mezzo mediatico dello Streaming ed alle TV locali. Meno male se la tecnologia moderna ha permesso alla massa dei fedeli isolani e non solo, di non perdersi le funzioni pasquali arricchite anche da tanti elementi tradizionali che conservono sempre il loro straordinario fascino. La Messa vespertina «Cena del Signore» è la messa che si celebra nelle ore serali del Giovedì santo. In latino è denominata ufficialmente Missa in Cena Domini e (nell’ultima edizione del Messale tridentino) Missa solemnis in Cena Domini. Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.

Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri» Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto per voi. Terminata la lavanda dei piedi, riportata dal solo Vangelo secondo Giovanni, Gesù riprese posto a tavola. Egli occupava senza dubbio il posto più onorifico e gli apostoli avevano dibattuto su chi dovesse sedersi nel posto più vicino a lui. Essendo la tavola a semicerchio, secondo una moda dell’epoca, i divani erano disposti radialmente all’esterno del semicerchio. Gesù occupava dunque il posto centrale al vertice del semicerchio e, a quanto dicono i vangeli, erano Pietro, Giovanni e Giuda Iscariota i commensali più vicini a lui. Alla destra di Gesù stava Pietro, alla sinistra Giovanni, che poteva così appoggiare la testa sul petto del maestro e a fianco di Giovanni stava Giuda, abbastanza vicino a Gesù.

Questi, mentre gli apostoli continuavano la cena, rivelò che uno di loro l’avrebbe presto tradito. I discepoli, entrati in confusione, chiesero al maestro chi di loro fosse il traditore e per ultimo Giovanni, su consiglio di Pietro, avvicinatosi a lui, gli chiese di mostrarglielo. Ai tempi in cui viveva Gesù si era soliti mettere nel tavolo alcuni vassoi comuni nei quali s’intingeva il pane o le erbe amare. Gesù, secondo il Vangelo di Giovanni, intinse dunque un boccone di pane e lo porse a Giuda Iscariota dicendo: «Quello che devi fare, fallo presto»]; nessuno dei commensali comprese però il significato di tale gesto e Giuda ebbe dunque la possibilità di alzarsi e di andare via. I vangeli di Marco] e di Matteo, diversamente da quello di Giovanni riportano invece che Giuda Iscariota fu identificato come il traditore perché intinse contemporaneamente a Gesù la mano nel piatto e in merito al momento di tale identificazione sempre secondo Marco e Matteo questa avvenne prima che Gesù istituisse l’eucaristia, a differenza di Luca che la pone successivamente a questa istituzione.Il Vangelo secondo Giovanni, si discosta dai vangeli sinottici anche in merito a quando Satana sarebbe entrato in Giuda Iscariota: Giovanni riporta, infatti, che Satana entrò in Giuda proprio durante l’Ultima cena, appena quest’ultimo prese il boccone che Gesù gli aveva offerto, mentre invece, secondo il Vangelo di Luca, sarebbe entrato in Giuda già qualche giorno prima dell’Ultima cena. REPOZIZIONE DEL SANTISSIMO SACRAMENTO

Dopo l’orazione, il sacerdote, in piedi, dinanzi all’altare, pone l’incenso nel turibolo, si inginocchia e incensa per tre volte il Santissimo Sacramento; quindi, indossato il velo omerale, prende la pisside e la ricopre con il velo. Si forma la processione che, attraverso la chiesa, accompagna il Santissimo Sacramento al luogo della reposizione, preparato in una cappella convenientemente ornata. Apre la processione il crocifero; si portano le candele accese e l’incenso. Intanto si canta l’inno Pange lingua (eccetto le due ultime strofe) o un altro canto eucaristico. Giunta la processione al luogo della reposizione, il sacerdote depone la pisside; quindi pone l’incenso nel turibolo e, in ginocchio, incensa il Santissimo Sacramento, mentre si canta il Tantum ergo sacramentum ; chiude poi il tabernacolo o la custodia della reposizione. Dopo alcuni istanti di adorazione in silenzio, il sacerdote e i ministri si alzano, genuflettono e ritornano in sacrestia. la spogliazione dell’altare; se è possibile, si rimuovono le croci dalla chiesa; quelle che rimangono in chiesa, è bene velarle. Si esortino i fedeli, tenute presenti le circostanze e le diverse situazioni locali, a dedicare un po’ di tempo nella notte all’adorazione davanti al Santissimo Sacramento nel tabernacolo. Se l’adorazione si protrae oltre la mezzanotte, si faccia senza alcuna solennità.

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