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Nino Di Costanzo: le tre forchette, il messaggio ai giovani e la dedica alla figlia

Lo chef ischitano aggiunge un’altra perla alla sua “collezione” di successi grazie al riconoscimento di Gambero Rosso. E in questa intervista a Il Golfo racconta anche (anzi, soprattutto) se stesso svelando i segreti del suo successo

Di riconoscimenti ne ha conquistati tanti, e l’impressione è che non abbia alcuna voglia di fermarsi. Se la vita e la professione sono tutta una scoperta, beh se c’è uno che non ha voglia di continuare a scoprire è proprio lui. Lui è Nino Di Costanzo, un simbolo di Ischia nel mondo, un’autentica eccellenza: patron del Dani Maison, ristorante che da lunedì’ sera può anche fregiarsi delle Tre Forchette Gambero Rosso, unica novità del 2022 tra le attività di ristorazione ubicate sul territorio campano. E scusate se è poco, verrebbe voglia di dire. Facciamo a meno, in questo rapido excursus, di ricordare per l’ennesima volta lo straordinario e stratosferico percorso professionale di Nino, quello che continua a sorprendere – anche in questa breve chiacchierata – è la sua umiltà, che evidentemente rappresenta una delle chiavi del suo successo. Felice, certo: entusiasta pure, ma senza nessun eccesso. Anche nel tono con cui si rivolge al cronista riesce a mantenere un equilibrio davvero da fare invidia.

«Le Tre Forchette? E’ stato come chiudere un cerchio, in fondo è quello che mancava. L’Espresso ci porta a dei livelli altissimi con quattro cappelli, possiamo fregiarci delle due stelle Michelin, facciamo parte de Les Grande Table du Monde, Forbes ci ha eletto tra i dieci ristoranti più cool. Insomma, è la ciliegina sulla torta»

E’ arrivato l’ennesimo riconoscimento, credo sia doveroso partire da qui.

«Parto da un presupposto: sicuramente raggiungere dei risultati in guide autorevoli che ti proiettano su palcoscenici nazionali e internazionali fa piacere e ti gratifica ma nello stesso tempo di responsabilizza anche non poco. E’ chiaro che pure le recensioni prestigiose,cito su tutte quella di Forbes, fanno in modo che gli ospiti ti vedano come un luogo di assoluta eccellenza e dunque si aspettino davvero tanto e questo evidentemente porta sempre a dover alzare l’asticella. Chi viene a trovarci, come è giusto che sia, desidera vivere un’esperienza indimenticabile e noi lavoriamo per questo, con la passione di sempre e l’impegno massimo».

Cosa si prova ad essere insignito delle tre forchette di Gambero Rosso?

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«E’ stato come chiudere un cerchio, in fondo è quello che mancava sul palcoscenico italiano. L’Espresso ci porta a dei livelli altissimi con quattro cappelli, possiamo fregiarci delle due stelle Michelin, facciamo parte de Les Grande Table du Monde, la più importante associazione a livello mondiale nel settore. Inoltre Forbes, come ricordavo poc’anzi, nel 2021 ci ha eletto tra i dieci ristoranti più cool. Insomma, questo riconoscimento è un qualcosa che ci mancava e che finalmente è arrivato con grande soddisfazione. Credo si possa parlare a tutti gli effetti di una ciliegina sulla torta, quanto mai gradita, mi pare ovvio».

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«Spero che risultati del genere possano rappresentare una “molla” per i giovani: a loro dico non guardare a questi traguardi come a un qualcosa di semplice da raggiungere, ma come a degli obiettivi complessi. E che tolgono tanto alla tua vita personale, anche se hai la passione alla fine vieni ripagato degli sforzi»

Abbiamo capito quanto significhino le Tre Forchette per Nino Di Costanzo ma che valenza hanno anche per l’isola d’Ischia? Possono rappresentare un ulteriore stimolo a lavorare nella ricerca della qualità non soltanto nel settore della ristorazione ma dell’ospitalità nella sua complessità?

«Ribadisco certi concetti da sempre e non mi stancherò mai di ripeterli. Io giro molto per il mondo, per ovvi motivi più nel periodo invernale che in quello estivo. Mi piace sottolineare che Ischia ha una media di qualità molto alta rispetto ad altre località turistiche, senza ombra di dubbio. Ora è chiaro che questi riconoscimenti possono aiutare a migliorare e far crescere ancora di più tutto quanto ruota sotto l’aspetto enogastronomico facendo anche da richiamo. Anche se il mio auspicio è soprattutto un altro».

Quale?

«Spero che risultati del genere possano rappresentare una “molla” per i giovani, che li possa spingere a capire che questo è un lavoro bellissimo ma che richiede sacrifici, privazioni e limitazioni ma che ti può dare delle grandi soddisfazioni. Il messaggio che voglio indirizzare alle nuove leve è questo: non guardate a questi traguardi come a un qualcosa di semplice da raggiungere, ma come a degli obiettivi davvero complessi. E che tolgono tanto alla tua vita personale, anche se hai la passione alla fine vieni ripagato di tutto e non in termini economici ma di soddisfazioni».

C’è una dedica?

«Tre mesi fa è nata mia figlia, è chiaro che la dedica per un riconoscimento così importante non può che andare a lei».

«Tre mesi fa è nata mia figlia Nina, è chiaro che la dedica per un riconoscimento così importante non può che andare a lei. Non ho mai lavorato per ottenere cappelli, stelle, forchette e quant’altro. Mi sono sempre posto un unico obiettivo, quello di migliorare me stesso: e continuerò a farlo».

Quando è iniziato il tuo percorso professionale hai mostrato da subito un innato talento ma la domanda è doverosa: avresti mai immaginato di arrivare così in alto o anche tu non saresti stato così ottimista da pensarlo?

«Sono sincero, non mi sarei mai aspettato quello che mi sta succedendo in questi anni, però mi accorgo che più raggiungo un traguardo e più sono stimolato ad andare avanti e pormi nuovi obiettivi per migliorare me stesso. Ma mi piacerebbe sottolineare un aspetto».

Prego.

«Non ho mai lavorato per ottenere cappelli, stelle, forchette e quant’altro. Mi sono sempre posto un unico obiettivo, quello di migliorare me stesso: è il mio chiodo fisso da quando ho undici anni, adesso ne ho quasi cinquanta e non è cambiato assolutamente nulla, ho la stessa “fame” dell’adolescenza. Voglio continuare a crescere, questa è la mia missione».

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