LE OPINIONI

PENSIERI IN LIBERTA’ Il video virale, i social ed il paradosso

Non ho mai avuto una eccezionale considerazione dell’universo virtuale, pur consapevole che ormai è uno strumento che assume una forma sempre più mastodontica. La cosa, in tutta onestà, sotto certi aspetti mi fa anche piacere perché – nonostante provenga da quella che potrebbe essere considerata una lobby (e che per lunghi anni a tutti gli effetti lo è stata, inutile far finta di niente) – ho sempre auspicato una libertà di espressione aperta a tutti e che non fosse munita di censura alcuna.

Che poi i social, in testa facebook, abbiano una serie di effetti collaterali, beh mi pare un dato di fatto inoppugnabile e incontestabile. Ci trovi di tutto e di più, da chi capisce che con questo strumento può regalarsi il quarto d’ora di gloria (che come è noto non si nega a nessuno), passando per chi ti regala considerazioni degne da fiera dell’ovvio. Attenzione poi ad una terza categoria, probabilmente la peggiore: mi pare li chiamino haters e forse non so se appartengono tutti alla stessa razza, ma in linea di massima mi riferisco a coloro che ti sparano contro insulti, improperi e pensieri astrusi giusto perché “remare contro” e “alzare la voce” evidentemente attizza (e non uso vocaboli peggiori). Ieri mattina il nostro giornale ha pubblicato una notizia di un video virale realizzato con premeditazione e “rubato” durante una festa e che è finito su centinaia – e non sto arrotondando per eccesso – di telefonini. Come chissà cosa ci fosse da guardare. Quando la prima pagina de Il Golfo è finita sul nostro sito internet e sul portale facebook, i commenti si sono sprecati. Nel pomeriggio, ho così deciso di rispondere, non tanto perché fosse stato tirato in ballo il sottoscritto (che ormai ha deciso di non replicare a insulti, offese e tutto quanto altro gli viene indirizzato sui social, ma di farlo sono con chi ha il buon senso e le palle di discutere civilmente a quattr’occhi), ma perché nel mirino era finito il mio, il nostro (e spero il vostro) giornale. Anzi, usare il termine rispondere è forse improprio, sarebbe meglio fare una piccola riflessione. Che ripropongo anche su queste colonne alla vostra paziente lettura:

Rubo un attimo del vostro prezioso tempo, giurando che si tratta di una “rarità”, giacchè non commento nè replico mai alle reazioni social. Ma stavolta credo sia doveroso fare un’eccezione. Se vi va, seguitemi:
a) una coppia di giovani si mette a pomiciare in un locale pubblico in maniera più o meno ortodossa, ma questo è il minimo: insieme ad altri amici hanno bevuto l’impossibile, eppure sono minorenni;
b) un idiota una prima volta alza la gonna alla ragazza che resta in slip. una seconda volta gli slip addirittura glieli abbassa. Ah, dimenticavo, tutto questo mentre un altro deficiente immortala tutto col cellulare e un gruppo di persone “inneggia” all’impresa;
c) l’idiota che ha ripreso la scena fa in modo che il video diventi virale, lo gira agli amici che lo girano agli amici che lo girano agli amici. Dimenticavo, finisce anche tra le mani di qualche adulto, ma fa niente, che c’è di strano;
Questa mattina sul quotidiano Il Golfo appare un servizio giornalistico che riassume i fatti per come si sono svolti, ebbene:
a) nessuno si indigna del fatto che a meno di sedici anni ci si possa ingozzare di alcol come se non ci fosse un domani;
b) nessuno si indigna per uno stronzo che per due volte viola l’intimità di una ragazzina;
c) nessuno si indigna del fatto che il video viene fatto impunemente girare a destra e a manca:
Il problema, signore e signori, è l’articolo di giornale a seguito del quale pare venga aperta anche un’indagine ed a seguito del quale molti cazzoni – causa “cacarella” – hanno rimosso il video dai loro cellulari (e quindi uno scopo pure è stato raggiunto). Insomma, con questo “presepe” la colpa è del giornale. E poi ci meravigliamo di dove stiamo andando a finire…

PS. Ho esposto la mia idea in maniera garbata, corretta e senza offendere nessuno, come mio costume. Non replicherò ad ulteriori offese, insulti, contumelie e considerazioni di altra natura. Pronto a confrontarmi con chiunque, scrivetemi in privato che vi offro un caffè: dei “teatrini” social, francamente, non so cosa farmene. Grazie per chi ha inteso prestarmi la sua attenzione.

Queste erano le mie considerazioni di ieri pomeriggio. Che, devo dire, sono state esposte con sobrietà e commentate alla stessa maniera. Sono state accolte positivamente, più o meno positivamente, negativamente o addirittura condannate in toto. Nessun problema, però, chi ha alimentato il dibattito lo ha fatto con la medesima educazione e senza alzare i toni. E ringrazio tutti, anche chi la pensa anni luce lontano da chi scrive e dal giornale. Perché il confronto è comunque il sale della democrazia. A freddo, mi sia consentita qualche altra considerazione. Per una pura forma di esorcizzazione, non voglio ricordare qualche precedente in cui la situazione è sfuggita di mano, e cioè quando i video di determinati soggetti dai cellulari e dalle chat sono finiti anche in rete diffondendosi a macchia d’olio. Ma volevo soffermarmi su un altro aspetto. Forse sto diventando vecchio, forse non riesco a stare al passo, forse non capisco che certe dinamiche cambiano e che nulla può essere fatto per evitarlo. Ma qui il processo – sempre a mio modesto avviso – piuttosto che al giornale andrebbe fatto alla mutata natura umana e a una serie di dinamiche che trasformano uomini in essere capaci di sembrare i leoni nascosti dietro una tastiera e di sembrare anonime pecorelle quando magari ci scambi quattro chiacchiere. L’indignazione sui social al contrario, sono sincero, non è una cosa che mi amareggia, è piuttosto un dato che mi preoccupa. E se la storia che abbiamo raccontato ha visto protagonisti dei ragazzini, noto con dispiacere che ad aver puntato il fucile dalla parte sbagliata (o meglio, se proprio non volessimo fare professione di innocenza nella parte in cui certamente avrebbe dovuto essere puntato in ultima analisi) siano stati in tanti, più o meno con superficialità non fa differenza. Questo spaventa ed inquieta.  No, passi tutto, ma il paradosso proprio no.

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gaetanoferrandino@gmail.com

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