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PENSIERI IN LIBERTA’ – L’isola e la sua (pessima) faccia virtuale

La settimana scorsa, in fondo, lo avevo detto in premessa ed avevo quasi ipotizzato che sarebbe andata a finire così. La notizia riportata dal nostro giornale – e relativa alla richiesta che due alberghi isolani avevano fatto, partecipando ad un bando, per accogliere i migranti nelle proprie strutture – era stata oggetto anche di una riflessione da parte mia, con la quale tendevo ad evidenziare particolarmente un concetto. Se un albergatore si rende conto che è meglio mettere a disposizione la sua struttura per uno scopo del genere, piuttosto che per ospitare vacanzieri, vuol dire che il nostro turismo proprio non va. Ecco, questo era l’unico intento. Nel corso della settimana ho notato con attenzione come sui social network si sia sviluppato ed acceso un dibattito tra guelfi e ghibellini, ma e soprattutto – fatto salva qualche illuminata eccezione – mi sono resto conto che di quello che voleva essere un certo ragionamento nessuno ha capito un’emerita mazza. E così da una parte si sono schierati quelli che dei migranti proprio non vogliono sentirne parlare, dall’altra chi invece li difendeva a spada tratta  e con una stupidità che definire disarmante è poco ci ha dato quasi del razzista.

Giova, allora, ribadire ancora una volta un pensiero che peraltro era già stato chiaramente esplicato. Il problema non sono assolutamente i migranti che l’isola si ritroverebbe ad ospitare, perché purtroppo ormai sullo scoglio tra personaggi poco raccomandabili di casa nostra e quelli che ci siamo tirati dentro, l’ostacolo non sarebbe certo questo. Tra l’altro, essere migranti non significa certo essere “cattiva gente”, tutt’altro. E speriamo che stavolta sia chiaro. Semplicemente eravamo stupiti che a muoversi fossero due alberghi. Peccato che nessuno sia arrivato alla nostra conclusione: meglio fittare camere allo Stato per 35 euro al giorno piuttosto che impegnarsi a venderle a 24 euro in pensione completa come succede purtroppo in questi periodi di bassa stagione. La vera analisi, in fondo, stava tutto qui, ma non l’ha capita nessuno. Chi ha sparato contro i migranti e chi per eccesso di populismo lo ha fatto contro di noi. Il dibattito e la susseguente riflessione, piuttosto, avrebbero dovuto ruotare attorno a questa tematica, che però è stata bellamente ignorata. Forse perché, sui social network faceva poco trendy. Il non aver colto il nocciolo della questione, pure in una circostanza in cui la cosa appariva abbastanza agevole, rappresenta un dato che non esito a definire preoccupante. E questo nonostante una voluminosa produzione di commenti, anche quello di qualche personaggio in cerca d’autore che si dice sdegnata e ringrazia quasi di non appartenere alla “categoria” (dei giornalisti, ndr), dimenticando che se non ne fa parte è semplicemente per mancanza di numeri e capacità.

Se vogliamo, la stessa storia si è ripetuta con la chiusura al traffico veicolare di Ischia Porto. E’ vero, la situazione poteva essere gestita meglio, il caos è stato quello che è stato ed anche stavolta il leit motiv è stato più o meno lo stesso. Chi si lamentava dell’assenza dei vigili, chi del fatto che i lavori non venissero effettuati di notte, chi di questo e chi di quell’altro. Ma, porcazza miseria, qualcuno di noi ha lasciato la macchina a casa o magari ha fatto in modo che l’intero nucleo familiare ne utilizzasse una sola? Manco a parlarne. Come disse Totò… ma fateci il piacere. Ecco l’isola e la sua faccia di facciata, scusate il gioco di parole, e dunque virtuale. Troppo virtuale, tanto da affondare pian piano senza rendersene conto. Ma l’importante è che arrivi un “like” su Facebook.

gaetanoferrandino@gmail.com

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