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Perché il vaccino antinfluenzale è importante

Eccoci arrivati a settembre. Iniziano le scuole, gli alberghi stagionali sono prossimi alla chiusura, le giornate si accorciano notevolmente e arriva anche il freddo e le prime influenze.
E Ischia come risponde ai primi malanni? Speriamo meglio dello scorso anno. Infatti, nel 2014 sull’isola una percentuale molto bassa si è vaccinata il resto ha preferito rischiare.

Ma quest’anno sembra che le cose cambiano. La grande macchina della vaccinazione antinfluenzale si è messa in moto, emanando le direttive e sollecitando tutta la sanità a intensificare gli sforzi per aumentare la copertura vaccinale a partire da metà ottobre, dopo il pessimo risultato dello scorso anno, causato, forse, anche da campagne mediatiche che attribuivano erroneamente il decesso di alcuni soggetti molto anziani e malati a inesistenti danni del vaccino. E dopo che studi scientifici hanno smontato l’altro argomento degli antivaxer: il supposto legame tra immunizzazione e narcolessia, malattia autoimmune ancora in gran parte poco nota, frutto di un’errata interpretazione delle interazioni tra vaccino e sistema immunitario.

Il ministero della salute ha fissato in 75 per cento la soglia minima di anziani e soggetti a rischio da vaccinare (e nel 95 per cento quella ideale). Difficile che venga raggiunto: dal 2010 a Ischia, così come in tutta Italia, è in atto un calo costante e nell’inverno scorso si è toccato il record negativo, dato che meno di un anziano su due è stato immunizzato.
Per questo si è deciso di mobilitare tutto il sistema sanitario e, soprattutto, i medici di base.

I vaccini disponibili quest’anno, aderenti alle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità, sono diretti contro 4 diversi antigeni, due per virus di tipo B e due per virus di tipo A(HN); tre di essi sono diversi da quelli dell’anno scorso, cambiamento resosi necessario dall’efficacia non ottimale delle ultime formulazioni, e dai ceppi isolati nei mesi scorsi. Per le persone più a rischio è poi disponibile il vaccino cosiddetto adiuvato, più immunizzante rispetto agli altri. Oltre agli anziani, l’immunizzazione è raccomandata ai cardiopatici, ai malati cronici, agli operatori sanitari e a chi vive o lavora in comunità a rischio.

Il tutto, in attesa di un vaccino universale che permetta di immunizzarsi una sola volta nella vita. Che forse non arriverà, almeno per molti anni, nonostante gli annunci che periodicamente appaiono. Di buono c’è che i vaccini sono sempre più sicuri, meno allergizzanti (la produzione nelle uova sta via via scomparendo) e più immunizzanti, anche perché le formulazioni ormai vengono verificate con test genetici di risposta e altre tecnologie che hanno margini di errore minimi.

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