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PILLOLE DI STORIA Sant’Antonio Abate e quel magico fucarazzo

DI IVANO DI MEGLIO

Da rappresentante del mondo contadino, non potevo non parlarvi, seppur “brevemente” di Sant’Antonio Abate, da non confondere con Sant’Antonio da Padova. Ma chi era costui? Antonio Abate, in greco antico: Ἀντώνιος, Antṓnios, in latino: Antonius, in copto: Ⲁⲃⲃⲁ Ⲁⲛⲧⲱⲛⲓ, chiamato sant’Antonio il Grande, detto anche sant’Antonio d’Egitto, sant’Antonio del Fuoco, sant’Antonio del Deserto e sant’Antonio l’Anacoreta (Qumans, 12 gennaio 251 – deserto della Tebaide, 17 gennaio 356) è stato il padre del monachesimo e protettore degli animali, che il 17 gennaio vengono benedetti. Nell’iconografia cristiana è raffigurato spesso con un maialino in braccio e circondato da altre bestiole. Il maiale aveva una notevole importanza dei monasteri, e il roseo porcellino, raffigurato talvolta con un campanello, diventava il simbolo della salute e della prosperità. Un tempo la sua immagine veniva collocata dai contadini, raffigurato con barba bianca, saio e che poggiava sul bastone la croce egiziana. Con la sua mano benedicente, sovrastava uno stuolo d’animali che, all’epoca, popolavano le aie dei casali contadini. C’è chi afferma che, tra le numerosissime tentazioni subite dal maligno, quest’ultimo avesse preso anche la forma di un maialino.

Antonio era di famiglia molto benestante di agricoltori. All’età di 20 anni, rimasto orfano di genitori, con un gran patrimonio terriero, vendette tutto e donò ai poveri. Iniziò la sua vita di austerità, in solitudine e preghiera, oltre che di lavoro manuale. Poi si trasferì dall’abitato, presso una tomba rupestre. Qui chiese aiuto ad altri asceti, che gli dissero di proseguire il proprio cammino. Durante le persecuzioni di Decio (marzo-aprile 250). Nel deserto, in una grotta egli visse con tutti gli animali, anche con i leoni e altre fiere. Qui il diavolo lo tentò, infastidito dalla sua vita ascetica. Esso assumeva forme diverse: donna, animali, bambini. Fino a quando anche il maligno si arrese. Sull’esempio di Antonio, molti abbracciarono la vita monacale. Coloro che cercavano di guadagnare il cielo. Il Santo monaco viene invocato soprattutto per le affezioni della pelle, come l’herpes zoster, comunemente detto fuoco di Sant’Antonio. Il fuoco legato al suo culto ha a che fare con il racconto che vedeva il Santo addirittura recarsi all’inferno per contendere al demonio le anime dei peccatori. I fuochi purificatori possono essere accompagnati da processioni e celebrazioni che spesso richiamano costumi ottocenteschi. Simbolicamente il falò ha lo scopo magico di riscaldare la terra e invogliare il ritorno della primavera, una visione chiaramente leggendaria che viene tramandata in molte città dove proprio il 17 gennaio si benedicono gli animali e si preparano cataste di legna che si accendono poi al tramonto.Nella sua iconografia compare oltre al maialino con la campanella, anche il bastone degli eremiti a forma di T, la “tau”, vale a dire l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico con allusione alle cose ultime e al destino, ossia ciò a cui l’anacoreta egizio aveva dedicato l’esistenza.

Secondo una nota leggenda popolare, Sant’Antonio si recò all’inferno, per contendere l’anima di alcuni morti al diavolo. Mentre il suo maialino creava disturbo ai demoni, lui accese col fuoco infernale il suo bastone a forma di “tau” e lo portò fuori insieme al maialino recuperato. Sant’Antonio Abate donò così il fuoco all’umanità, accendendo una catasta di legna.

Storicamente non conosciamo la data d’inizio di questo rituale, che potrebbe essere stato praticato prima dell’avvento del cattolicesimo, col significato di auspicio di buona sorte, rinnovamento di periodi, stagioni, e fortune. Tra i proverbi più conosciuti, troviamo: Chi festeggia Sant’Antuono, tutto l’anno ‘o passa bbuono.

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Sant’Antuono, Sant’Antuono,tecchete ‘o bbiecchio e dance ‘o nnuovo.

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Sant’Antuono, lampe e tuone. Sant’Antonio dalla barba bianca, se non nevica poco ci manca. S’Antonio dalla barba bianca, fammi trovare quello che mi manca…..(si invoca così sant’Antonio per ritrovare una cosa persa). Per Sant’Antonio il freddo ha più unghie del demonio. O salsicce o salsicciotto, vino crudo e vino cotto, sia pur l’osso del prosciutto, Sant’Antonio accetta tutto. Chicca finale: anche a Buonopane e in altre zone dell’isola abbiamo il detto “Sant’Antuono se ‘nnammuraje do puorco”, espressione usata per disapprovare alcune scelte, o per indicare, senza fronzoli, che l’amore è proprio cieco.

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