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CRONACA

Porto di Lacco Ameno, arriva lo stop alla revoca della concessione

Il Tar Campania ha accolto l’istanza della società Marina di Capitello, concedendo la sospensiva. Il Comune aveva revocato la gestione dell’approdo, lamentando il mancato pagamento del canone 2019 da 170mila euro. La camera di consiglio fissata a metà settembre

A pochi giorni di distanza è arrivata la sollecita risposta del Tar. La società Marina di Capitello, che gestisce il porto turistico di Lacco Ameno in virtù della concessione quinquennale assegnata circa un lustro fa, si era infatti rivolta al Tribunale amministrativo della Campania chiedendo l’annullamento, previa sospensione e concessione di misura cautelare, del provvedimento emesso poco prima di ferragosto dal dirigente del settore Lavori Pubblici. Provvedimento con cui il Comune aveva disposto la revoca della concessione, ufficialmente denominata come “riqualificazione del sistema degli ormeggi per la nautica da diporto mediante la concessione della progettazione, dell’esecuzione e della gestione degli approdi del Comune di Lacco Ameno per cinque anni”. La revoca disposta dal Comune era stata motivata col mancato pagamento del canone dell’annualità 2019, pari a 170mila euro.

Il Tar per il momento ha accolto le doglianze della società ravvisando “sussistenti i presupposti di estrema gravità ed urgenza a sostegno della invocata tutela cautelare monocratica

Tuttavia la società che fa capo a Giuseppe Perrella aveva prontamente fatto ricorso al Tar. Ieri è stato diffuso il verdetto della Settima Sezione, con il Presidente ha accolto “l’istanza di misure cautelari monocratiche” e ha fissato per la trattazione collegiale la camera di consiglio a metà settembre.

Come qualcuno ricorderà, dopo le prime schermaglie, la società aveva attivato a luglio la procedura di definizione bonaria della controversia, a cui il Comune rispose richiedendo il pagamento integrale dell’intero canone annuale di 170mila euro, facendo poi seguire nuova richiesta tramite Decreto ingiuntivo. L’esecutività di quest’ultimo è stata tuttavia sospesa dal Tribunale lo scorso 30 luglio. Intanto, il 23 luglio l’amministrazione aveva avviato la procedura preordinata alla revoca dell’affidamento, che si è poi conclusa il 14 agosto con la revoca disposta con provvedimento del dirigente del settore lavori pubblici, proprio in piena stagione turistica. Circostanza che avrebbe messo la società in una situazione difficilissima, con gli approdi occupati dagli yacht dei clienti: anzi, come scrive la stessa Marina di Capitello nel ricorso redatto dall’avvocato Angelone, relativamente alla “gravità ed irreparabilità del danno è necessario osservare che il provvedimento è stato notificato alla Società ricorrente il 14.08.2020 (vigilia di Ferragosto) allorquando il porto turistico di Lacco Ameno, nonostante le difficoltà riconducibili all’emergenza sanitaria in atto, registrava il tutto esaurito”. E a corredo di tali affermazioni la società ha esibito negli atti di causa una documentazione fotografica che rappresenta la situazione delle banchine il giorno della notifica del provvedimento impugnato, sottolineando anche che dai contratti e dalle prenotazioni, anch’esse prodotte agli atti, si evince che la grande maggioranza delle imbarcazioni ancorate nella banchina di Lacco Ameno ha previsto ormeggi prolungati per tutto il mese di agosto, e ulteriori prenotazioni sono previste per i mesi di settembre e ottobre. «Ne risulta evidente – si legge nel ricorso – l’irreparabilità del pregiudizio della Società ricorrente qualora si trovi costretta ad interrompere le sue attività e ad allontanare le imbarcazioni aventi contratti stagionali (1 giugno-31 ottobre)». La Marina di Capitello ha inoltre sostenuto che al danno patrimoniale derivante dal mancato introito e dall’obbligo di restituire gli anticipi già versati si unisce, inoltre, l’ulteriore pregiudizio conseguente all’impossibilità di far fronte alle obbligazioni già assunte per l’ammontare di circa 150mila euro. Ulteriore pregiudizio arriverebbe dalla necessità di dover licenziare i 21 dipendenti assunti.

Contestando il comportamento dell’amministrazione comunale, accusata di aver ostacolato il pieno utilizzo degli specchi acquei e delle aree oggetto della concessione, la società ha messo sotto accusa anche le modalità dei lavori di riqualificazione spettanti all’ente, che anziché via mare furono eseguiti prevalentemente via terra, senza apporre opere difensive dirette a evitare i danni. Danni che furono ingenti in seguito alla mareggiata dello scorso 23 febbraio, per i pontili e le strutture gestite dalla Marina di Capitello, ammontando a quasi 173mila euro. Tutte le circostanze finora elencate sarebbero state segnalate più volte al Comune, che tuttavia non avrebbe mai risposto, costringendo la società a rifare a proprie spese i lavori di rifacimento dei pontili. Secondo Marina di Capitello, il pregiudizio patrimoniale subìto dalla società per l’impossibilità di esercizio della concessione nella stagione 2019 sarebbe da quantificare addirittura in oltre 300mila euro.

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Il Tar per il momento ha accolto tali doglianze, visto che, come si legge nel decreto, “in ragione delle divisate contestazioni in ordine alla natura del potere esercitato e agli aspetti procedimentali connessi, nonché in considerazione della irreparabilità del pregiudizio derivante dal paventato sgombero delle aree in concessione nel pieno della stagione turistica, si ravvisano sussistenti i presupposti di estrema gravità ed urgenza a sostegno della invocata tutela cautelare monocratica”. Per la Marina di Capitello, il colpo è stato provvisoriamente parato, e la stagione in qualche modo è salva: a metà settembre si capirà il destino della concessione.

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