CULTURA & SOCIETA'

Quando i politici dell’epoca disertarono la storica cerimonia provocando un “affronto” diplomatico nei confronti del re borbone

Circa dugento legni pavesati a festa fra il rimbombo di artiglierie ed i concerti di bande musicali entravano nel porto novello, e vi facevano varie evoluzioni. Un’immensa calca di spettatori era radunata sulla riva del porto”.

Rivivremo quest’oggi i fasti di una corte che trasferitasi a Ischia 165 anni fa, trasformò il paese con una opera mirabile di cui dal 1954 stiamo a festeggiare gli anniversari mettendoci tutto il meglio di cui siamo capaci, perché lo dobbiamo alla storia. Le cronache del tempo così descrivono lo storico evento dell’apertura de Porto d’Ischia: “ Nel dì 17 settembre 1854, alle ore 5 pomeridiane, il porto veniva inaugurato alla presenza della Corte, isolata in una pagoda posta su di una collina a nord dell’entrata di esso.

Tutti i legni di qualunque fossero tonnellaggio furono obbligati di venire a prendere parte alla regata. Il giornale uffiziale di Napoli nel giorno appresso 18 settembre 1854 num. 203, descriveva la cerimonia così – “Circa dugento legni pavesati a festa fra il rimbombo di artiglierie ed i concerti di bande musicali entravano nel porto novello, e vi facevano varie evoluzioni. Un’immensa calca di spettatori era radunata sulla riva del porto. Il Re colla sua real famiglia, che da vari mesi soggiornava in Ischia godevano di sì delizioso spettacolo, da un loggiato a bella posta costruito su d’una collina a ponente dell’entrata del porto.

Precedea la Lancia del particolar servizio del Re, comandata dal capitano Criscuolo , che da marangone, sommozzatore di Santa Lucia, era divenuto capitano della Lancia particolare di Ferdinando II. Seguivano le altre lance di particolare servizio; indi i reali piroscafi , il Tancredi, la Saetta, il Delfino, l’Antelope, la Cristina; poi i legni della Marina Mercantile dell’isola, principiando dalle paranzelle, terminando ai minuti gozzi da pesca”. Questa preziosa descrizione d’epoca offre l’idea di come il popolo isclano di metà ottocento visse l’avvenimento, anche se l’autorità amministrativa locale (Sindaco e Giunta) disertò per protesta la cerimonia, perché riteneva (a torto) che l’apertura del vecchio lago trasformato in porto, arrecasse grave danno alla comunità e ai pescatori che vi pescavano. Le celebrazioni per l’anniversario dell’apertura del porto borbonico, riportate a scadenza, ravvicinata, stanno mobilitando un paese.

Oggi, chi ha superato la quarantina, si rifiuta di attendere (si fa per dire) anniversari a scadenza lunga per rivivere l’evento più importante degli ultimi due secoli della storia dell’isola d’Ischia, anche perché gli ischitani fortunati ad essere presenti e godersi la festa sarebbe soltanto i …neonati di oggi . Ecco perché l’idea di festeggiare ogni anno fa piacere a tutti. Festeggiare quindi anno dopo anno una ricorrenza di così grande valenza storica e sociale oltre che turistica e culturale, rivaluta l’alto grado di civiltà di un popolo, quello isclano che fa della storia e delle tradizioni della sua terra, l’arma vincente di tutte le sue battaglie

michelelubrano@yahoo.it

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