CRONACA

Rifiuti a Lacco, stop al processo aspettando la decisione sul giudice

Un esposto ha innescato un procedimento disciplinare, puntando erroneamente il dito contro il magistrato, indicato come autore della sentenza che lo scorso luglio vide assolto tra gli altri anche il sindaco Pascale: in realtà il dibattimento fu trattato davanti alla Quarta sezione

ISCHIA. Doveva essere il giorno della requisitoria difensiva, e forse del verdetto, nel processo che vede imputati Restituta Irace, Giorgio Luigi Balestrieri e Crescenzo Ungaro. Tuttavia un inatteso contrattempo ha costretto il giudice a sospendere l’arringa, che l’avvocato Lorenzo Bruno Molinaro aveva appena iniziato.

Tuta Irace, Crescenzo Ungaro e Luigi Giorgio Balestrieri sono accusati di illecita attività di gestione di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi durante l’emergenza di circa un decennio fa. I primi due furono già assolti a luglio per i fatti dell’isola ecologica alla zona 167

Alcuni ricorderanno che la vicenda nacque, come varie altre, in relazione all’emergenza-rifiuti che circa un decennio fa aveva coinvolto moltissimi Comuni dell’area metropolitana partenopea, Ischia compresa. I tre vennero rinviati a giudizio per il “reato previsto e punito dagli articoli 110 codice penale, articolo 6 lettera b del D.l. 172/2008 perché, in concorso tra loro, la Irace Restituta in qualità di sindaco pro-tempore del Comune di Lacco Ameno, Balestrieri Giorgio Luigi e Ungaro Crescenzo, rispettivamente nelle loro qualità di amministratore unico e responsabile tecnico della società Lacco Ameno Servizi srl, effettuavano una illecita attività di gestione di rifiuti abbandonando e scaricando, senza le prescritte autorizzazioni, all’interno di due aree prospicienti il campo sportivo V. Patalano sito in Lacco Ameno alla via Pannella rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, come meglio specificato nel verbale di sequestro del 30 maggio 2011, riversandoli sul suolo nonché all’interno di sei cassoni ivi riposti”.

La pubblica accusa aveva chiesto una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione. Stavolta, come detto, toccava alla difesa discutere e formulare le proprie conclusioni, dopo aver depositato agli atti un’articolata memoria. L’avvocato Molinaro stava facendo riferimento a un altro noto processo, conclusosi diversi mesi fa e legato in qualche modo ai fatti contestati, processo nel quale tutti gli imputati vennero assolti, ma il giudice Capuano si è visto obbligato a interrompere la discussione in quanto, come ha spiegato lo stesso magistrato, l’Ispettorato di Grazia e Giustizia ha iniziato un procedimento disciplinare nei suoi confronti, contestandogli l’emissione della sentenza nel processo citato, cosa che in realtà non è mai avvenuta in quanto quel verdetto fu emesso da un’altra sezione del Tribunale di Napoli, la Quarta, peraltro in composizione collegiale. Il presidente del Tribunale aveva dunque chiesto una relazione al giudice, che in attesa della conclusione del procedimento deve comunque astenersi dal proseguire la trattazione della vicenda. L’avvocato Molinaro ha osservato che, anche nell’ipotesi in cui la cosa fosse stata vera, non ci sarebbe stato alcun impedimento. Il dottor Capuano ha risposto spiegando che l’esposto, inoltrato da un sedicente gruppo che usa la sigla del movimento Cinque stelle, ha contestato al magistrato l’aver nominato un perito per favorire uno degli imputati nel processo conclusosi l’anno scorso, nel dettaglio si tratterebbe del sindaco di Lacco Ameno Pascale. Naturalmente, dal momento che il dottor Capuano non ha mai avuto a che fare con quel processo, il procedimento disciplinare dovrebbe senza dubbio finire col rigettare l’esposto. Anche in tale prospettiva, il giudice ha comunque fissato a luglio la prossima udienza, che dovrebbe regolarmente svolgersi, come sembra, il Presidente coordinatore lascerà al dottor Capuano la trattazione del processo.

Un contrattempo sicuramente paradossale, vista l’evidenza dei fatti, desumibili dalla cronaca. Molti ricorderanno infatti il processo cosiddetto “dell’isola ecologica” di Lacco Ameno, conclusosi l’11 luglio scorso.  Un processo, lungo quasi un decennio, nei confronti di una gran parte degli amministratori di Lacco Ameno degli ultimi lustri, per le presunte irregolarità nella realizzazione del centro di raccolta dei rifiuti alla Pannella, nei pressi dell’abitato della 167 (stessa area del processo incardinato presso la sezione distaccata del Tribunale di Ischia). Un processo alla classe politica lacchese, dunque, che terminò con la piena assoluzione per tutti, spazzando via  le ansie e i dubbi di una temuta “decapitazione” dell’attuale vertice dell’ente di Piazza Santa Restituta, sul quale tanto si era speculato fino ad arrivare alle ipotesi più ardite, evocando persino lo spettro del commissariamento nel caso di una teorica ingovernabilità. Invece il consiglio comunale di Lacco Ameno rimase invariato. Nonostante la prescrizione dei vari  reati “edilizi” contestati, inerenti gli aspetti urbanistici e paesaggistici, erano rimasti in piedi le ipotesi di abuso d’ufficio e di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Accuse che comunque la difesa, che anche in quella occasione annoverava tra le sue file l’avvocato Molinaro, riuscì a smontare completamente, ottenendo l’assoluzione per Giacomo Pascale, Restituta Irace,  Ciro Calise e Crescenzo Ungaro.

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