CRONACAPRIMO PIANO

Tribunale da salvare, le due facce della giustizia

Avvocati, sindaci e associazioni chiedono l’appoggio della dottoressa Garzo nella battaglia per la stabilizzazione della sede giudiziaria, ma la presidente del Tribunale di Napoli frena: «Non faccio politica: non è in mio potere decidere l’apertura o la chiusura dei tribunali»

Ieri sulle splendide terrazze dell’hotel Delfini di Ischia, dove si è tenuta l’assemblea straordinaria dell’Assoforense, faceva molto caldo. E però individuare con lo sguardo le coste campane era meno agevole del solito, perché al caldo si associava un cielo non troppo terso, con qualche nube che rendeva sfocata la linea dell’orizzonte. Lo stesso si potrebbe dire del futuro del Tribunale isolano, che veleggia verso il “muro” del 31 dicembre, data che dovrebbe segnare la chiusura della Sezione distaccata, con l’intera comunità che si dibatte per riuscire a frenare prima dell’impatto o comunque dare una sterzata per superare indenni l’ostacolo da tanto tempo paventato e ormai bene in vista davanti a noi.

L’assemblea ha infatti assunto inizialmente la sostanza di un convegno, per poi diventare una sorta di vertice diplomatico d’urgenza con lo scopo di sventare la cancellazione di uno dei servizi fondamentali dell’isola. E come in ogni incontro diplomatico, si sono chiaramente delineate le posizioni delle parti in causa, con provenienze diverse e – si spera – comuni obiettivi. La dottoressa Garzo, presidente del Tribunale di Napoli, ha accettato di partecipare all’assemblea, ma ha chiarito in maniera netta la sua posizione all’esito dell’ispezione condotta negli uffici della Sezione distaccata, che hanno fatto emergere quello che del resto avvocati e cittadini già sanno: il costante malfunzionamento della macchina giudiziaria per penuria di giudici e personale amministrativo. Ma il punto focale dell’incontro è stato proprio questo: mentre avvocati, sindaci e associazioni isolane hanno più volte sostenuto che il tribunale non funziona perché manca, di base, la stabilizzazione del presidio con tutto quello che ne consegue in termini di precarietà, la dottoressa Garzo partiva invece dall’attuale disastrosa situazione di fatto per spiegare che sarà quantomeno difficile che a Roma possano cambiare idea.

Su questa falsariga si è impostato il pur vivace dibattito specialmente nella seconda parte dell’assemblea, che è stata presieduto dall’avvocato Gino Di Meglio, il quale nel ringraziare le associazioni presenti ha ribadito che quella di ieri è stata un’assemblea dell’intera società civile, non solo degli avvocati. Il noto penalista ha richiamato le recenti disparità di trattamento che hanno consentito a piccole realtà dell’Abruzzo di mantenere il proprio tribunale, mentre Ischia è stata ignorata dall’ultimo decreto Milleproroghe.

Tra i primi a intervenire, il rappresentante degli studenti del liceo Buchner, Marco Trofa, il quale ha salutato l’assemblea definendola come una vera svolta, visto che d’ora in poi anche i giovani sono a fianco degli avvocati per difendere un diritto fondamentale, ed evitare che successivamente anche la sanità e altri presidi strategici vengano soppressi. Lo studente ha anche letto una lunga lettera sottoscritta dagli istituti scolastici isolani, per poi consegnarla alla presidente Garzo, contenente un accorato appello affinché ella possa contribuire a sostenere la causa, ed evitare la chiusura del tribunale, definita una vera e propria barbarie.

In videocollegamento è intervenuto anche il senatore Francesco Urraro: pur riconoscendo il difficilissimo momento storico, il parlamentare ha ricordato le grandi potenzialità che vengono dal pnrr, perché oltre alle riforme appena varate per il processo, ci sarà anche una serie di interventi di edilizia giudiziaria. In quest’ambito, la battaglia per il mantenimento delle sedi di tribunale isolane è una priorità che si sta combattendo cercando di individuare lo strumento parlamentare più veloce possibile, compresa l’interrogazione in commissione, che dovrebbe essere proposta a giorni.

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Un altro appello alla dottoressa Garzo è venuto da Rosa Iacono, creatrice della Croce Rosa. La portavoce dell’associazione isolana Disabili ha illustrato le difficoltà di chi ha figli disabili, la persistenza di barriere architettoniche anche sui mezzi marittimi. La Iacono si è rivolta alla presidente dichiarando di non capire perché si vuole chiudere il tribunale, cosa che provocherà un enorme aumento delle spese, ai cittadini ma anche agli enti, quando esponenti delle forze dell’ordine e funzionari amministrativi saranno costretti a perdere intere giornate per deporre in Tribunale a Napoli.

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ENZO FERRANDINO:

«BATTAGLIA DELL’INTERA COMUNITA’»

Il sindaco di Ischia Enzo Ferrandino ha ribadito: «Non si tratta di una battaglia di classe o di categoria, ma di una comunità compatta e coesa, consapevole dell’importanza di non farsi negare un presidio fondamentale. Se oggi ci tolgono la giustizia, domani potrà succedere con la sanità, poi con la scuola, poi i trasporti. Gli isolani non debbono essere isolati. È assurdo che piccole sedi giudiziarie locali con ridotti contenziosi abbiano mantenuto la sede giudiziaria, mentre Ischia con elevati numeri, di abitanti, di turisti e di contenziosi, resti senza un tribunale: si tratterebbe di un regresso. Dunque, dobbiamo rinfrancare e consolidare la sinergia tra gli attori coinvolti per ottenere dal Parlamento la stabilizzazione del tribunale».

Anche il sindaco di Napoli e della Città Metropolitana, Manfredi, è riuscito a intervenire da remoto: «Ho molto a cuore la sopravvivenza del tribunale a Ischia, una sede storica, dove attualmente ci sono problemi di organico. Va fatto qualsiasi sforzo da parte dell’amministrazione della giustizia per ottenere la permanenza della sezione distaccata, con una maggiore qualità del servizio», ha dichiarato Manfredi.

DEL DEO: «LEGGI SPECIALI»

Il presidente dell’Ancim e sindaco di Forio Francesco Del Deo, nel ricordare che le vicende sul funzionamento del tribunale si trascinano ormai da oltre un decennio, ha comunque rimarcato il recente riconoscimento della 73esima area interna ultraperiferica, e la modifica in corso dell’articolo 119 della Costituzione, da cui dovrebbero derivare leggi speciali per le popolazioni delle isole, isole che in altri Paesi europei sono giustamente considerati come un patrimonio, mentre in Italia vengono viste come un fardello. Sarebbe assurdo perdere il tribunale proprio in corrispondenza di questi riconoscimenti legislativi per le zone disagiate. La sede del tribunale esiste da tempo, proprio per la mancanza di continuità territoriale. «Cercheremo di ottenere leggi specifiche, per far sì che i vincitori di concorso siano indirizzati esplicitamente all’isola. Gli isolani devono avere le stesse opportunità della terraferma, e siamo sicuri che la dottoressa Garzo darà il suo supporto», ha concluso il sindaco di Forio.

Forte della sua recente elezione a consigliere metropolitano, il primo cittadino di Barano Dionigi Gaudioso ha ricordato che quest’anno la Città metropolitana chiuderà con un avanzo di 113 milioni. Dunque, le risorse ci sono, anche per garantire il mantenimento del tribunale, per il quale Dionigi ha chiesto e ottenuto l’appoggio di Manfredi, ma secondo il sindaco ci sono forze contrarie a livello centrale che ostacolano la stabilizzazione, con costi che aumenterebbero per i cittadini, nonostante la grande disponibilità che da sempre gli avvocati dimostrano a favore delle fasce più deboli. Anche il neosindaco di Serrara, Irene Iacono, ha espresso l’inquietudine dei cittadini che vedono in pericolo anche altri servizi, come la sanità, e la chiusura del tribunale penalizzerebbe ancor di più gli abitanti delle parti alte dell’isola.

Anche i vertici del Consiglio nazionale forense si sono collegati in videoconferenza, col consigliere Francesco Caia e il vicepresidente Francesco Greco. Per Caia, resta fondamentale il problema della giustizia di prossimità: l’urgente necessità di evitare la chiusura degli uffici giudiziari di Ischia, Lipari e Elba è in agenda parlamentare: Nei prossimi giorni dialogheremo con la ministra Cartabia. La nostra partecipazione all’assemblea è un segnale chiaro e forte di impegno a favore della stabilizzazione delle sedi delle isole minori», ha dichiarato Caia, mentre Francesco Greco è stato altrettanto perentorio: «Si tratta di una questione di democrazia. Non si può mettere il principio della giustizia di prossimità in secondo piano rispetto ad altre problematiche. Garantisco che siamo estremamente attenti su questa battaglia a favore dei territori più disagiati». Fra l’altro anche gli stessi presidenti delle assoforensi di Lipari ed Elba sono intervenuti da remoto nel dibattito: da Lipari Luca Zaia ha evidenziato una stridente contraddizione: «Si stanziano enormi cifre per armamenti, e si vogliono chiudere sedi giudiziarie fondamentali che costano poche decine di migliaia di euro, peraltro a carico dei comuni. La nostra battaglia continuerà, anche dopo il 31 dicembre, anzi, con più veemenza in caso di chiusura. L’obiettivo non è una nuova proroga, ma la definitiva stabilizzazione». Dall’isola d’Elba, Paolo Di Tursi ha lanciato un monito: «Dobbiamo trovare insieme un percorso, i tempi sono ristretti, servono iniziative – anche mediatiche – rilevanti, anche se il governo tecnico complica le cose: brutto segnale per la democrazia».

L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE GARZO

Dopo questo primo giro di interventi, l’assemblea ha “cambiato marcia” con quello della presidente Elisabetta Garzo, che ha cercato di frenare gli slanci e gli auspici di stabilizzazione del tribunale: «Mi rendo conto dei disagi che vivono le comunità locali, ancor più dopo averli ascoltati dalla viva voce di cittadini e associazioni, ma dall’ispezione eseguita nella Sezione distaccata il quadro è molto negativo: nel tribunale non c’è un giudice togato», ha detto la presidente, citando una serie di numeri: 2190 contenziosi, quasi duecento di volontaria giurisdizione, circa 4500 procedimenti esecuzione mobiliare. «I miei provvedimenti di applicazione di giudici e funzionari sono stati bocciati dal Consiglio giudiziario. Nel settembre scorso ho inviato istanze al CSM ma non ho mai avuto risposta», ha continuato la dottoressa, che ha poi lanciato quella che per molti è sembrata una sentenza: «Un presidio che non funziona non è un presidio di legalità.
Anche quando riesco a convincere qualche collega a operare sull’isola, l’attività giudiziaria si risolve in soli rinvii. Non sono io che posso chiudere la sezione distaccata né posso stabilizzarla.
Ci vuole un concorso specifico, dedicato, per la sezione distaccata, i cui vincitori devono essere assegnati sull’isola per 4 anni. Non posso credere che un giudice napoletano che operi in Calabria non voglia venire a Ischia solo perché deve prendere un aliscafo. Anche il settore amministrativo è in condizioni disastrose, si lavora senza criteri certi, fascicoli che non si trovano. La dirigente di Cancelleria fa tanto, ma diciamolo francamente: fa anche quello che vuole lei. Per fortuna ci sono due funzionari che stanno assolvendo importanti adempimenti. Rumolo ha proceduto alla pubblicazione di tremila sentenze, mentre i magistrati erano già stati liquidati, ponendo anche ipotetici problemi di responsabilità contabile che speriamo non vengano mai fuori». La presidente ha poi aggiunto: «Non siamo in grado di coprire il periodo feriale: dal 27 luglio al 9 settembre non ho giudici civili per Ischia», e ha poi concluso: «Il presidio deve funzionare, altrimenti giriamo intorno all’ostacolo senza superarlo, con applicazioni farraginose e umilianti anche per la sacra funzione dell’Avvocatura».

IL DIBATTITO SI “INFIAMMA”

Di fronte al quadro preoccupante delineato dalla dottoressa Garzo, il presidente dell’assemblea, avvocato Gino Di Meglio, ha provato a dimostrare che i termini della situazione possono proficuamente ribaltarsi: «Crediamo che se si ottiene prima la stabilizzazione, poi le cose potrebbero migliorare. Le criticità da lei evidenziate, presidente, potranno ridursi se il tribunale sarà stabilizzato con apposita disposizione legislativa. Poi si potranno varare i concorsi con appositi incentivi per i vincitori destinati alla sede isolana».

GIANPAOLO BUONO:

«STABILIZZAZIONE O CHIUSURA IMMEDIATA»

Il presidente dell’Assoforense ischitana, avvocato Gianpaolo Buono, ha quindi dichiarato: «Sono convinto che sia un dovere continuare questa lotta, per il futuro della comunità. Negli ultimi due anni non abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con la presidenza su un tema così importante. Dovremmo essere sulla stessa barca, la situazione non va bene a noi, e nemmeno a lei, presidente, che deve cercare sempre magistrati e funzionari da applicare sull’isola. Una sede che non funziona aumenta la sfiducia dei cittadini», ha dichiarato l’avvocato Buono prima di lanciare quella che solo a prima vista potrebbe sembrare una provocazione: «Lei, presidente, si faccia promotore di una commissione che chieda la stabilizzazione, oppure chieda immediatamente la chiusura della sede, senza aspettare dicembre, perché mi creda: si tratta di un supplizio quotidiano».

E quando la presidente Garzo ha risposto di non avere alcun potere di aprire o chiudere tribunali, l’avvocato Buono ha precisato: «Io ho detto che lei dovrebbe solo relazionare al ministero se pensa che il tribunale di Ischia vada chiuso, o se pensa di poter perorare la nostra causa. La parola di un presidente di tribunale è importante, poi sarà la politica a dover scegliere la forma: tribunale autonomo, sezione distaccato o ufficio isole minori. Noi le chiediamo di farsi portavoce della nostra istanza, vista lo stato di disagio che viviamo come isolani».

In sostanza, le parti in causa hanno iniziato a giocare a “carte scoperte”, indicando con franchezza obiettivi e riserve su un tema che diventa sempre più scottante mentre ci si avvicina alla scadenza di fine anno. L’avvocatura ha cercato un appoggio nella presidente del Tribunale su un’istanza che solo la politica potrà finalizzare. Secondo il segretario dell’Assoforense avvocato Cellammare, la comunità locale è stanca: «Il problema è dei cittadini, dei giovani, dei disabili. Prima del 2012 il tribunale funzionava, dopo non ha più funzionato, semplicemente perché lo hanno soppresso. Non ci sono più piante organiche. Perché i giudici non vogliono venire sull’isola a svolgere la funzione alla quale sono chiamati?», si è chiesto Cellammare, ma la dottoressa Garzo si è opposta a tale scenario: «Esistono delle garanzie a tutela di chi fa questo lavoro, e se qualcuno non vuole venire a Ischia, per motivi personali, familiari, la legge gli consente di evitare tale destinazione».
Ma i toni e le temperature hanno rischiato di salire oltre il livello di guardia quando il segretario ha ripercorso le vicende degli ultimi anni: «Se abbiamo ancora un tribunale, lo dobbiamo a presidenti come Alemi, Ferrara, e lo dovremo a Lei, dottoressa Garzo», ma la presidente non ha raccolto l’invito e ha contestato il richiamo ai suoi predecessori, sottolineando che le attuali disfunzioni dimostrano che nessuno, neanche chi ha operato prima di lei, ha potuto frenare il declino od ottenere risultati diversi.

TAFURI “POMPIERE”

Le acque si sono poi calmate con l’intervento del presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Napoli, Antonio Tafuri: «Ringraziamo la presidente Garzo per essere intervenuta in assemblea e aver dato modo di renderla un autentico momento di confronto. Dovremo tutti impegnarci nei rispettivi campi di competenza per raggiungere l’obiettivo. Hanno ragione sia il presidente Gianpaolo Buono sia la presidente Garzo: così non si può andare avanti. I nostri interlocutori politici sono coloro che hanno il potere decisivo di salvare le sorti del tribunale. Dobbiamo sfruttare il dialogo con le forze parlamentari disposte ad ascoltarci, per portare le nostre istanze in commissione, e soprattutto avere una risposta certa: stabilizzazione o chiusura».

A volte è sembrato che la presidente Garzo avesse l’impressione di essere “tirata per le maniche” su un tema prevalentemente politico, più che di amministrazione giudiziaria, come evidenziato dal dibattito nel momento dell’intervento del sindaco di Lacco Ameno Giacomo Pascale, il quale ha dichiarato: «Credo che la disorganizzazione del tribunale da vari lustri sia stata quasi voluta, per poi configurare una scusa per la sua chiusura. Noi politici faremo la nostra parte, e le chiediamo, presidente, di non limitarsi a relazionare al Ministero sui soli numeri, ma di supportare le nostre istanze», invito che la dottoressa Garzo ha accolto con una precisa riserva: «Non ho mai fatto politica, e non farò mai politica. Certo, non mi limiterò ai numeri nella mia relazione, perché sono venuta qui ad ascoltare la comunità isolana di cui ho grande rispetto, ma ribadisco che non farò politica», ha frenato la presidente, che si è detta comunque favorevole a concorsi dedicati per giudici e funzionari da destinare alla sede isolana, cosa che faciliterebbe enormemente le applicazioni e di conseguenza il funzionamento della Sezione, ma sempre con la volontà politica di mantenere aperta la sede locale.

ASTENSIONE

DAL 10 AL 18 MAGGIO

Il sindaco di Ischia Enzo Ferrandino ha cercato di suggellare l’acceso dibattito, ringraziando la dottoressa: «Le sono grato di aver fotografato la situazione, che non piace a nessuno, e sono convinto che un progetto dettagliato di stabilizzazione sia la via maestra per rivendicare tale istanza, con il suo appoggio, presso gli uffici ministeriali». L’intervento del decano dell’avvocatura isolana, Alberto Barbieri, ha ulteriormente stemperato la tensione, anche se il penalista ha ricordato che da mezzo secolo gli avvocati hanno sempre dovuto sostenere battaglie per il tribunale, contro i muri di gomma dei piani alti della politica. Barbieri ha anche lamentato l’assenza e l’inerzia dei due rappresentanti politici isolani a livello parlamentare ed europarlamentare. La lunga mattinata si è chiusa comunque con una deliberazione, annunciata dall’avvocato Gino Di Meglio. La delibera, illustrata integralmente dall’avvocato Michele Calise, ha decretato la proclamazione dello stato di agitazione dell’avvocatura e l’indizione dell’astensione dalle udienze, dal 10 al 18 maggio.

Foto Franco Trani

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