Casamicciola, fioccano le ordinanze di demolizione Sono sei i provvedimenti emanati dall'Ufficio per l'abusivismo edilizio di Palazzo Bellavista

<span class="entry-title-primary">Casamicciola, fioccano le ordinanze di demolizione</span> <span class="entry-subtitle"> Sono sei i provvedimenti emanati dall'Ufficio per l'abusivismo edilizio di Palazzo Bellavista</span>

 

Dalla Redazione

CASAMICCIOLA TERME. Ben sei le ordinanze di demolizione sfornate dall’ufficio tecnico comunale di Casamicciola. Anche l’ente di palazzo Bellavista, come già hanno fatto di recente i comuni di Serrara e Lacco Amen o, si muove sul fronte della lotta agli abusi edilizi, un tema sempre caldo nelle contrade isolane. Il primo dei provvedimenti emanati dall’ufficio diretto dall’ing. Russo riguarda alcuni lavori realizzati dal sig. Alfonso D’Amore in via Campomanno. Si tratta di un edificio in corso di esecuzione su due livelli, in cemento armato, col solaio intermedio già gettato, mentre quello di copertura al momento degli accertamenti non risultava ancora realizzato, benché fossero già poggiate le gabbie per il successivo getto di calcestruzzo. Il piano terra è stato realizzato mediante lo scavo di un terrapieno, che fra l’altro è ancora presente all’interno del piano terra stesso. In pratica, si è proceduto a rimuovere alcuni tratti di terrapieno per realizzare le fondazioni e i pilastri nord ed est, mentre i lati sud e ovest (sempre del piano terra) non risultano realizzati e pertanto sono ancora occupati dal terrapieno. In sostanza, il piano terra è realizzato solo per i due lati a nord e est, con quattro pilastri in cemento armato e sottostante fondazione intervallati da muratura in cellublock,  col solaio di copertura che poggia sul terrapieno. Al primo piano, risultano realizzati solo sei pilastri in cemento armato, senza tamponature perimetrali e copertura, ma con tavolato di legno per un eventuale allettamento del solaio, sostenuto da puntelli in ferro che occupano l’intera superficie del solaio sottostante. A livello di superficie, si tratta di due piani, ciascuno misurante circa 53 metri quadri, con altezza interna di meno di tre metri. Ordinanza di demolizione anche nei confronti della signora Carmela De Luca, per aver realizzato a via Mortito, una piccola copertura di circa sette metri quadrati, con lamiere zincate, coperte da un massetto di cemento.

Un altro provvedimento riguarda invece la rimozione senza idoneo titolo di circa undici metri cubi di terreno vegetale per la creazione di un’area di parcheggio  per i veicoli a due ruote. Lo sbancamento è avvenuto in via Cognole, e l’ordinanza è a carico di Giuseppe Capezza. Altra strada, altra ordinanza: a via Iasolino, il signor Pietro Buono aveva realizzato, sul lastrico solare di un’abitazione, un piccolo manufatto senza titolo, che sviluppa una superficie coperta di circa 4,50 metri quadrati. Il quinto provvedimento riguarda una tettoia in ferro con copertura in lastre sagomate di materiale plastico e nuovi elementi portanti (pali verticali e orizzontali) in legno, per una superficie di quasi venti metri quadri con un’altezza media di poco più di due metri e mezzo, realizzata dalla signora Maddalena Di Iorio. L’ultima ordinanza emessa ieri è diretta alla signora Elisabetta Daniele, per una serie di opere abusive realizzate presso la piazza Dott. Verde: nello specifico, presso un appartamento all’ultimo piano, è stato realizzato un balcone a sbalzo al lato sud ovest con ricavo di un locale tecnologico/lavanderia con copertura a falda. L’interno del vano sviluppa una superficie utile di quasi otto metri quadri, per un’altezza media di due metri e settanta centimetri. Sul lastrico solare è stato poi realizzato un muretto alto circa venticinque centimetri e largo quaranta, sormontato da una balaustra in ferro alta circa novanta centimetri. È stato inoltre realizzato un piano di lavoro lungo cinque metri e largo poco più di mezzo metro. Nella mezzeria del piano di lavoro si erge una canna fumaria alta meno di tre metri. Nelle ordinanze è stato inoltrata anche la consueta comunicazione secondo cui, in caso di inottemperanza, l’autorità competente può irrogare una sanzione amministrativa pecuniaria di un importo compreso tra i duemila e i ventimila euro, con l’avvertenza che in caso di opere realizzate su aree soggette a rischio geologico elevato, la sanzione viene sempre elevata alla misura massima. Per i destinatari dei provvedimenti illustrati, ora si prospetta la ben nota trafila: contro l’ordinanza, infatti, è ammesso il ricorso al Tribunale amministrativo regionale della Campania entro sessanta giorni, o, in alternativa, il ricorso straordinario al Capo dello Stato entro centoventi giorni.

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