La casa è un “buco”, i figli per dormire aspettano il risveglio dei genitori

La casa è un “buco”, i figli per dormire aspettano il risveglio dei genitori

ISCHIA. La stagione veleggia verso il cuore dell’estate, con la settimana di ferragosto ormai alle porte. Un periodo che notoriamente sull’isola viene visto come il momento topico della cosiddetta “invasione” di quel turismo “cafonal” che più volte abbiamo descritto, senza tacere le responsabilità degli stessi ischitani nel prodursi di un fenomeno che ormai caratterizza a livello proverbiale l’agosto isolano. Una testimonianza diretta oltre che esemplare del tipo di turismo che siamo capaci di attirare con costanza pluriennale è quella documentata da Gianni Vuoso con tanto di fotografia: «Di mattina alle 6.45 – commenta Vuoso – due giovani ragazze attendono il loro turno per andare a dormire. Dentro, dormono altri familiari. Fuori, sono sulla strada insieme a sdraio, ombrelloni, materassini, sedie, tavolini pieghevoli, giochi e tante altre cose “necessarie” a trascorrere un’estate speciale ad Ischia, ordinatamente sistemate perché l’appartamento può ospitare non più di due persone. Ma qui, ognuno si arrangia come può. Chisto nunn’ è ‘o paese d’o sole?». Una situazione emblematica che una volta di più dimostra plasticamente i paradossi del turismo come lo intendono larga parte degli stessi ischitani, i quali “per qualche dollaro in più” non si fanno remore a monetizzare i propri vani, spesso angusti, ospitando un numero spropositato di “villeggianti” che non apportano sostanzialmente alcuna ricchezza al tessuto economico locale, perché ogni suppellettile e persino gran parte di viveri bevande viene trasportato dalla terraferma, quasi che sull’isola non esista nessun esercizio commerciale in grado di fornirli.
Qualcuno ha commentato ironicamente, facendo notare che l’affollamento in un piccolo appartamento e i “turni” per dormire sono sinonimo di accoglienza, condivisione e comunione, mentre altri hanno stigmatizzato l’assenza di controlli da parte delle istituzioni, mettendo a confronto l’andazzo ischitano con quello della vicina isola di Capri, dove si presume che circostanze del genere non possano verificarsi. Non sono mancati tuttavia i commenti di chi non vede nulla di negativo nell’attitudine documentata dalla foto, in quanto si tratterebbe di gente che comunque fa dei sacrifici pur di vivere qualche giorno di vacanza a Ischia. Altri hanno rievocato i tempi neppure troppo lontani di quando numerosi isolani fittavano la casa nella quale normalmente abitavano nei lunghi mesi invernali, arraggiandosi nell’abitazione di altri familiari, magari con qualche materasso sul pavimento. Insomma, sulla questione il dibattito non è nemmeno troppo monocorde, dati i diversi punti di vista accennati. E allora la questione resta sempre confinata a un problema di “politica turistica”, noto da decenni: si vuole preservare un sistema d’accoglienza come l’attuale, per tutte le tasche e tutte le esigenze, oppure si vuole elevare il target? È un interrogativo al quale, come si è visto, seguono molte risposte. Per i fatti, è un altro discorso.

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