POLITICAPRIMO PIANO

Lavori, cambi in giunta, veti alla minoranza, futuro: CICLONE IGNAZIO

L’assessore casamicciolese Ignazio Barbieri a un anno dalla vittoria nella competizione elettorale delle amministrative 2023, traccia un bilancio e si sofferma su una serie di argomenti “sensibili”. In maniera chiara e diretta e senza nascondersi dietro a un dito, non risparmiando neppure le immancabili stoccate ad avversari e detrattori

E’ passato un anno dal 15 maggio 2023, data in cui si celebrarono le ultime elezioni amministrative in quel di Casamicciola. Come si riavvolge il nastro di questi 12 mesi?

«Di certo si riassume parlando in primis di un cambiamento radicale della macchina amministrativa nella sua interezza. Ma anche di quanto il paese sia cresciuto in un anno, perché basta pensare che il Comune non aveva neanche una sede municipale degna di tal nome: eravamo “ospiti” del Capricho, un fabbricato tuttora fatiscente e che a breve sarà anche demolito. A proposito,questo ci consentirà di ritrovare anche una Piazza Marina totalmente diversa e progettata da un archistar di fama internazionale come Massimiliano Fuksas».

Che cosa è cambiato, scendendo nel dettaglio?

«E’ cambiato prima di tutto che stiamo dando ordine in tutta una serie di attività. Prima il Comune, la macchina amministrativa, si presentava in maniera monca, raffazzonata, l’ente non era gestito così come avrebbe dovuto. La verità è che l’unico obiettivo era quello di portare a compimento assunzioni clientelari per giunta per pochi mesi di lavoro, la programmazione non era un optional ma piuttosto qualcosa di assolutamente sconosciuto. Lasciami dire con un pizzico di orgoglio e soddisfazione che adesso è tutto programmato, nulla è lasciato al caso: il Municipio, ripeto, ha una sede degna, poi sono stati portati a compimento una serie di concorsi che hanno portato nella pianta organica 11 professionisti di livello che tra l’altro stanno offrendo un supporto determinate nella fase post terremoto e alluvione. E poi…».

«Cosa è cambiato in un anno? Prima l’ente era gestito in maniera raffazzonata e si pensava solo a fare assunzioni clientelari, per giunta per pochi mesi. Adesso nulla è lasciato al caso, il Municipio ha una sede degna e in pianta organica a seguito dei concorsi sono stati inseriti 11 professionisti di livello»

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E poi?

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«Penso alle politiche sui lavori pubblici, abbiamo stravolto il paese in meno di un anno e questo credo sia sotto gli occhi di tutti. Hanno preso vita il waterfront, la messa in sicurezza della casa cantoniera, i lavori di qualificazione nel centro. Questi ultimi stanno facendo discutere non poco ed allora approfitto dell’occasione per spiegare che le opere in questione porteranno una nuova e diversa regolamentazione del traffico rendendo più sicura la nostra Casamicciola. Si sono dette tante inesattezze, su tutte quelle legate all’area che costeggia il porto turistico: non è un marciapiedi ma uno spazio che serve a fare uscire gli ospiti di Cala degli Aragonesi in tutta sicurezza. Il mio bilancio è sicuramente soddisfacente, credo che Giosi Ferrandino e la sua amministrazione stiano già lasciando un segno tangibile del proprio operato».

Qualcuno lamenta però che le zone alte siano state abbandonate al loro (triste) destino.

«Niente di più falso. L’edilizia privata si è messa in moto grazie anche alle ordinanze del commissario Giovanni Legnini, che viene stimolato quotidianamente dal nostro sindaco .Proprio Legnini ha varato una serie di atti che in tema di ricostruzione non potranno che portare giovamento. Ci saranno poi una serie di demolizioni che partiranno a breve partendo da via Nizzola e Selva Pera. Solo l’abbattimento della prima abitazione, voglio sottolineare, consentirà a 15 famiglie di poter tornare a casa. Ma c’è dell’altro: negli alvei, nelle montagne, insomma nelle zone alte si stanno eseguendo opere di mitigazione che invito tutti ad andare a verificare con i loro occhi. Sono lavori di ultima generazione che sicuramente metteranno il paese nella condizione di poter dormire sonni tranquilli almeno per i prossimi 50 anni».

«Non è vero che le zone alte sono state abbandonate. L’edilizia privata si è messa in moto,.ci saranno una serie di demolizioni che consentiranno tra l’altro a 15 famiglie di poter tornare a casa. Negli alvei, nelle montagne, si stanno eseguendo opere di mitigazione che metteranno il paese in sicurezza e anche a lungo»

Ragionandoci a un anno di distanza, qual è stato il punto di svolta delle elezioni del 2023? Qual è stato il momento nel quale Ignazio Barbieri ha compreso che si andava verso l’affermazione alle urne?

«Il primo momento cruciale è stato quello nel quale abbiamo di fatto “defenestrato” Giovan Battista Castagna: inutile dire che quel colpo ha messo in ginocchio un’amministrazione comunale che aveva fatto il suo tempo e che era giusto sfiduciare. Poi credo che l’arrivo come candidato sindaco di Giosi Ferrandino nella lista “Casamicciola al Centro” abbia fatto il resto. A questo, per chiudere il cerchio, va aggiunta la scelta operata proprio da Castagna di contrapporgli come avversario Peppe Silvitelli. Credo che il nostro messaggio sia stato accettato e recepito dalla popolazione, in quanto abbiamo messo al centro di ogni discorso la rinascita del paese. Una necessità avvertita dal cittadino e in questo Giosi aveva un profilo decisamente diverso e migliore rispetto a quello del suo avversario. Il risultato delle urne è stato una diretta conseguenza. Anche perché non si deve sottovalutare che quando si va al voto Casamicciola è una realtà che presenta dinamiche particolari».

In che senso?

«Nel nostro paese, da sempre, la campagna elettorale è caratterizzata da due distinti momenti. Il primo è quello nel quale si disegna e crea una lista, il secondo quello in cui si sceglie il candidato sindaco che non è un ruolo adatto e congeniale a tutti e che a Casamicciola fa la differenza. Quando si vuole correre per la fascia tricolore devi avere la certezza di aver assimilato delle competenze, è questo che spinge l’elettorato a dare fiducia all’uno piuttosto che all’altro».

«Escludo categoricamente l’ingresso in maggioranza di Peppe Silvitelli, non potrà mai succedere, anzi: se per assurdo un giorno non avessimo più i numeri per proseguire con questa amministrazione, insieme al sindaco preferiremmo andare nuovamente al voto piuttosto che cercare qualche “ciambella di salvataggio”»

È stato anche un anno caratterizzato da un cambio in giunta: l’uscita della Cimmino in favore di Annalisa Iaccarino è stato un qualcosa che almeno all’inizio ha lasciato tutti sorpresi.

«Parto da un presupposto: io non sono contro i cambiamenti. Annalisa Iaccarino entra in maggioranza perché non ha mai amministrato, non è caratterizzata da una storia politica pregressa. Devo essere sincero, in questi mesi sta raccogliendo i frutti del suo operato ed è molto presente ed attiva sul territorio. Il suo essere costantemente da pungolo al commissario Legnini ci sta aiutando non poco: insomma, credo che ancora una volta Giosi Ferrandino ci abbia visto bene e sia andato nella giusta direzione. Non c’è nessun “do ut des” dietro questa operazione, come magari ha voluto far credere qualcuno. Annalisa è assessore per volontà di Giosi, con una scelta peraltro condivisa anche dal sottoscritto. Non sono mai stato contrario ad aprire a chi intende dare un contributo allo sviluppo del paese, viceversa sono contrario a farlo nei confronti di chi è caratterizzato da una storia politica che ci ha visti protagonisti in negativo (ed attenzione, ci metto anche il sottoscritto a scanso di equivoci) e dove un certo modo di amministrare è servito soltanto a dividere il paese, e per chi non lo avesse inteso mi sto riferendo a Peppe Silvitelli».

A proposito di Peppe Silvitelli, ogni tanto si parla anche di ammiccamenti con il sindaco per un possibile ingresso in maggioranza.

«Allora, sgombriamo il campo da ogni equivoco di sorta. Escludo categoricamente l’ingresso in maggioranza dell’amico Peppe. Una cosa del genere non potrà mai succedere e anzi ti dirò di più: anche se per assurdo un giorno non avessimo più i numeri per proseguire il percorso con questa amministrazione, insieme al sindaco preferiremmo sciogliere il consiglio e andare nuovamente al voto piuttosto che cercare qualche “ciambella di salvataggio”».

«Ribadisco che a breve il Capricho sarà demolito, poi riqualificheremo la Piazza con un progetto di Massimiliano Fuksas. Il sindaco Ferrandino è riuscito a portare tutti gli attori sulla sua lunghezza d’onda, creando il giusto equilibrio tra le parti in causa in una vicenda il cui esito non era affatto scontato il venirne a capo»

Il risultato di Giosi Ferrandino alle imminenti elezioni europee sul territorio di Casamicciola, che valenza avrà per l’attuale amministrazione? Mi spiego meglio: siamo davanti a un “esame” sull’indice di gradimento verso la maggioranza o parliamo comunque di un appuntamento che sotto questo aspetto non fa testo?

«La campagna elettorale europea è totalmente difforme da quella per le amministrative, ma davvero lontana anni luce. Bisogna considerare che nell’intero territorio nazionale c’è gente che nemmeno sa che a giugno si andrà a votare. Certamente la presenza di un candidato come Giosi Ferrandino aiuterà a portare i cittadini alle urne a Casamicciola come nel resto dell’isola: il sindaco otterrà di certo un buonissimo risultato, questo non è in discussione ma in ogni caso non sarà un test. Non serve questo momento per comprendere che l’attuale amministrazione nel paese ha già raggiunto abbondantemente almeno il 70 per cento dei consensi»

Ogni tanto, sia pure in maniera flebile e blanda, si ritorna a parlare di Comune Unico o di Comune Costiero. Secondo te quanto sono obiettivi perseguibili e soprattutto tra i due qual è verosimilmente il più facilmente realizzabile?

«Personalmente mi sono espresso già due volte a favore dell’istituzione del Comune Unico, lo vedrei bene, così come mi intriga non poco la costituzione di quello che avete definito “Comunello” con Ischia, Casamicciola e Lacco Ameno. Ero e resto convinto che perseguire questa strada possa portare un risultato straordinario e indubbi benefici a livello politico e amministrativo. Come si può raggiungere l’obiettivo? Dovrebbe esserci unità di intenti da parte di tutti per remare in una sola direzione: ormai è lapalissiano che l’isola abbia bisogno di una proposta diversa, non è più il tempo delle divisioni. Credo che arriveremo in maniera quasi fisiologica all’unione dei tre Comuni e immagino che questo accadrà anche in un lasso di tempo ragionevole».

Lo hai già accennato all’inizio di questa chiacchierata, ma si può ribadire che il destino del Capricho è quello di scomparire più prima che poi dalla cartina geografica di Piazza Marina?

«Ribadisco che a breve il Capricho sarà demolito, poi riqualificheremo la Piazza con un progetto di Massimiliano Fuksas. Poi capiremo come e dove far rinascere il Capricho, non credo proprio che sorgerà nuovamente dove si trovo adesso ma altrove. Il sindaco Ferrandino ha dettato una serie di linee guida partecipando anche a una importante e significativa riunione nella quale ha ottenuto un risultato importantissimo, quello cioè di portare tutti gli attori sulla sua lunghezza d’onda. Questo ha consentito anche di creare il giusto equilibrio tra le parti in causa in una vicenda dalla quale poteva non essere così scontato il venirne a capo».

L’Italia alle volte sembra davvero un paese surreale. Che idea ti sei fatto ad esempio di queste benedette concessioni demaniali? Il Tar dice una cosa, il Consiglio di Stato un’altra, l’Europa pretende il rispetto di una serie di direttive, i balneari si aspettano una legge dal governo che però non arriva. Difficilmente nel nostro paese negli ultimi decenni si è vista una confusione tale su un argomento tanto importante.

«Credo che su questo argomento occorra davvero fare chiarezza. Partiamo da un assunto: l’Italia ha stipulato degli accordi già all’inizio degli anni 2000 con l’Europa e quei patti vanno rispettati. Oggi è inutile correre dietro a quello che noi abbiamo firmato anni prima. Ci sono due sentenze, io credo che a tracciare la strada maestra sia la prima, quella che prevede che tutto vada a gara. L’ordinanza del Tar di Bari, tra l’altro giuridicamente ineccepibile, prevedeva che un titolo di rinnovo anche attraverso pubblicazione all’albo pretorio (che in ogni caso garantirebbe adeguata visibilità) si trasformasse in concessione ma comunque non è il caso nostro, perché bisognava farlo nel 2018, oggi è troppo tardi. Guarda, noi siamo in forte ritardo, io credo che a breve con il sindaco dovremo dettare le linee guida per questa stagione estiva ma subito dopo bisognerà fare un bando sicuro. La verità è che nulla è per sempre, purtroppo le cose cambiano e bisogna prenderne atto».

Abbiamo davanti agli occhi il fenomeno e le dinamiche legate alla ricostruzione, che interessano Casamicciola ma anche L’Aquila, l’Emilia, altre zone d’Italia. E al netto di una serie di manchevolezze che ci possano essere sul territorio, come sottolineate tra l’altro dallo stesso Commissario Legnini, la verità è che noi vediamo che in ogni angolo d’Italia certi processi procedono a rilento. Quanto è colpa di un sistema e di una burocrazia troppo farraginosi?

«Di sicuro non mancano le colpe, non posso che darti ragione, Guardando in casa nostra, per quanto riguarda l’edilizia, ho maturato una mia personale convinzione: ritengo che tutto quanto ha a che fare con questa materia dovrebbe passare solo per il Comune che dovrebbe essere l’unico ente a tutela del territorio. Regione, Città Metropolitana e Autorità di Bacino non dovrebbero avere voce in capitolo, le competenze dovrebbero essere esclusivamente territoriali e dunque affidate a sindaco e giunta con gli annessi quadri dirigenziali. Bisognerebbe partire da qui, considerando che noi abbiamo un parco immobili che deve purtroppo fare i conti con l’essere assoggettato a ben tre leggi di condono. E allora…».

E allora?

«Bisogna essere schietti e sinceri, io su questo punto sono d’accordo con Giovan Battista Castagna quando si parla del terremoto di Casamicciola. Tutto va sempre a scontrarsi con la legittimità urbanistica che tu devi dare al fabbricato e questo inevitabilmente pone un “muro”: quindi qui non c’entrano le capacità di un sindaco piuttosto che di un assessore o un dirigente, è una questione di freno a mano tirato perché i nostri fabbricati sono stati condonati 40 anni e da allora oggi stanno provando a trovare la strada della legittimità urbanistica. Poi c’è un’altra partita, che riguarda il terzo condono, ed è quella legata all’articolo 25 che addirittura la Sovrintendenza non riconosce e questa è una cosa davvero molto grave. A fare da contraltare, però, c’è il fatto che questa amministrazione ha sbloccato di fatto delle pratiche di condono che erano in giacenza da circa tre anni e che la Sovrintendenza non intendeva riconoscere sulla base del silenzio assenso. Ci siamo assunte la responsabilità di farle andare avanti, di legittimare anche atrraverso le conferenze di servizio fatte in uno alla struttura commissariale, ma mi rendo conto che non basta. Non è sufficiente perché ci sono persone che non possono ottenere il condono laddove la loro proprietà penda in una zona a rischio idrogeologico, area nella quale già 40 anni era giò noto che non si poteva legittimare. Spesso però queste nozioni non sono note ai cittadini e questo finisce col rallentare il processo di ricostruzione».

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