PENSIERI IN LIBERTA’ – L’importanza di difendere Ischia di Gaetano Ferrandino

<span class="entry-title-primary">PENSIERI IN LIBERTA’ – L’importanza di difendere Ischia</span> <span class="entry-subtitle">di Gaetano Ferrandino</span>

Partiamo da un presupposto. Siamo convinti che la magistratura svolga un ruolo imprescindibile in un paese come il nostro dove il rispetto delle regole molto spesso rappresenta un optional. Così come è acclarato che le forze dell’ordine presenti sul territorio, i loro responsabili e gli uomini a disposizione, gettano il cuore oltre l’ostacolo e mettono in campo tutta la propria professionalità ed impegno per garantirci di vivere in un’isola sicura, anche quando la stessa è affollata di turisti. Ci sono però certe cose sulle quali, spesso, diventa impossibile non soffermarsi e questo al netto delle evidenti carenze e delle chiare responsabilità che ci appartengono in prima persona. Parliamo del caso Maronti e nello specifico delle ordinanze eseguite dalla Guardia Costiera di Ischia su disposizione della Procura della Repubblica di Napoli a carico di alcune attività e stabilimenti ubicati nella splendida baia baranese. Il nostro Luigi Balestriere lo ha fatto notare in maniera sottile e sapiente: dietro il caos giudiziario ci sono comunque errori ed omissioni di natura amministrativa. Insomma, la politica locale – in casi del genere – non smette mai di metterci il suo, non fosse altro perché magari non vede o quel che è peggio fa finta di non vedere. Ma alla fine la giustizia è implacabile come il cameriere di un ristorante: il conto, gira e rigira, te lo presenta sempre, c’è poco da fare.

Poi, però, c’è un altro problema e questo oggettivamente va affrontato perché non è la prima volta che ci sono delle tempistiche così “scientifiche” da non riuscire proprio ad essere etichettate con la cosiddetta casualità. Di cosa stiamo parlando? E’ molto semplice. I controlli dell’autorità giudiziaria vengono effettuati a febbraio, i decreti di sequestro preventivo arrivano a giugno. In piena stagione estiva, quando un’attività produce il suo massimo reddito e probabilmente ha anche la sua massima occupazione in termini di forza lavoro. Perché? Beh, a voler ragionare in stile andreottiano viene facile pensare che stabilimenti chiusi o contravvenzionati in una spiaggia come quella dei Maronti in piena estate facciano decisamente notizia. E non a caso anche i media regionali e quelli nazionali si sono tuffati a pesce. Ora il quesito malizioso è dietro l’angolo: se i controlli preventivi (quelli, per intenderci, dove sono state registrate le palesi irregolarità) si fossero svolti a novembre e i sequestri fossero arrivati a febbraio, sarebbe stata la stessa cosa soprattutto in termini di impatto? Decisamente no, che ve lo diciamo a fare. E’ un pò la stessa cosa – nè più nè meno – che si verificò nell’estate 2015 con il sequestro di diverse strutture alberghiere di Forio d’Ischia e non solo per la ormai arcinota vicenda degli scarichi termali. L’isola finì in prima pagina e sotto i riflettori per motivi tutt’altro che lusinghieri e sempre nel clou della stagione turistica, non certo in inverno inoltrato o all’inizio della primavera. Certo, sarà sempre un caso ma più indizi fanno una prova.

In tutto questo “tritacarne”, quello che emerge in maniera decisamente pesante ed inequivocabile, è l’assenza del mondo istituzionale incapace di pararsi a difesa del territorio e di fare da scudo allo stesso. E non vi facciamo la solita pippa sulla vicina Capri soltanto per non tediarvi e non essere monotoni e ripetitivi. Così come il silenzio politico sul caso Maronti, senza una presa di posizione ufficiale che fosse una, è oltremodo imbarazzante e manifesta come l’isola ormai sia alla deriva, gestita da una classe amministrativa incapace di rendersi finanche conto del mondo nel quale abita (vive sarebbe una parola troppo grossa). Eppure, in un momento ed una fase – turisticamente parlando – di equilibri precari, difendere Ischia dovrebbe rappresentare una priorità. Dovrebbe, appunto.

gaetanoferrandino@gmail.com

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