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San(t)ità isolana

di Graziano Petrucci

Questo è un «caffè scorretto» riflessivo sulla sanità, e sul Rizzoli, che rischia prepotentemente la riduzione a causa dello smantellamento graduale dei servizi a suo presidio. Ci stanno consumando il diritto alla salute e nella dignità. A fare da contraltare c’è l’immagine di chi, oggi, si è accorto che qualcosa non funziona. Il modello, con quello che ne viene per conseguenza. Anche se alcuni consigli comunali sembrano dettati più da una notorietà implicita che non dal problema in se, ci stanno pensando. Meglio tardi che mai. Ciò che sta succedendo segue uno scenario che era facile prevedere nei suoi tratti essenziali. È lo stesso panorama, per intenderci, in cui s’inserisce la questione sulla chiusura del tribunale, che forse incontreremo di nuovo, e la consequenziale erosione della giustizia. Chiariamo una cosa. L’isola non è un paradiso. Tranne alcuni casi, la giustizia come la sanità come i tanti strati che formano l’isola, celano i propri mali che intanto camminano disinvolti sulle gambe di «certi» uomini sotto lo sguardo di altri che si girano dall’altra parte. Per farla breve, siamo di fronte a una sciagura «naturale».manifestazione rizzoli Lo è nella misura in cui la politica, quella locale in primis, in tutto il tempo che è trascorso non ha fatto il necessario che avrebbe dovuto per proteggere la sanità (pur essendo, lo sappiamo, argomento di competenza regionale). Si amplifica se di questo peccato oggi non si ritiene responsabile, mentre dovrebbe sentirne il peso. Poiché non ha occupato gli spazi vuoti con la sua presenza ma anzi ha agevolato il processo di erosione dedicandosi più alle beghe localistiche e meno alla collettività. Raggiunge misure abnormi se non siamo consapevoli delle occasioni che abbiamo perso. Quelle di tipo economico, ad esempio fondi e finanziamenti regionali e comunitari. Con quelli avremmo potuto creare una piattaforma al cui centro l’ampliamento e il potenziamento del nosocomio con sede a Lacco Ameno (inutile ripetere che l’ospedale deve essere percepito come un diritto da difendere per l’intera comunità) avrebbe fatto da zoccolo duro. Approfitto per rilanciare la proposta della settimana scorsa. Il versamento di una quota della tassa di soggiorno da parte di ogni comune per la tutela di un «bene collettivo» da solo non basta ma sarebbe un segnale. Sarebbe il caso, in altre parole, di non dirottarla solo per rimpinguare le casse comunali in rosso. Del resto, sebbene si tratti di una cifra di circa tre mila euro, anche l’associazione albergatori destina una somma all’ospedale. Una riflessione. Il mantenimento di questo bene, dovrebbe coinvolgere sia i singoli albergatori come gli imprenditori e le attività commerciali. Magari ci torno, però iniziate a pensarci. È chiaro che gli sperperi di denaro si associano a competenze incompetenti e meritocrazia spesso non meritocratica o inesistente. Sono queste le cause della discesa verso le porte dell’inciviltà (che s’incontra diffusa sull’isola). Se guardiamo bene tra le crepe di quel che sopravvive nel nostro «bel paese» si può parlare di mala sanità. Che poi, nel particolare, assuma varie forme e si adatti anche da noi è un dato inconfutabile.lagnese L’abbandono graduale che si traduce nella retrocessione delle istituzioni, a volte sembra bivacchino in una dimensione parallela, per fortuna è contrastato da medici e infermieri che in trincea fanno molto di più di quel che umanamente si potrebbe chiedere loro con gli attuali strumenti – pochi – a disposizione. La sciagura «naturale», appunto, diventa biblica davanti al fatto che non abbiamo mai pensato al «diritto alla salute» come corrispondente alle esigenze della “comunità sociale isolana”.  Al contrario l’abbiamo sempre pensata come incombenza del singolo e chi si fosse trovato ad aver a che fare con la salute doveva risolversela da solo. La manifestazione della settimana scorsa, da Casamicciola a Lacco Ameno, ha visto la partecipazione di circa tremila persone. Avrebbero voluto condividere quel momento in tanti ma non hanno potuto, ve lo assicuro. La gente tuttavia si è mossa. Non certo per merito della politica, sebbene si sia notata la resistenza sotto il sole e sull’asfalto cocente di sindaci e consiglieri mischiati a qualcosa che ha mostrato i tratti somatici ed embrionali di una comunità. Lagnese 1A ciò si aggiunge il lavoro della chiesa e del vescovo Lagnese. Forse il merito di una così ampia adesione, in parte è ascrivibile ad un suo intervento. Sto dicendo che l’istituzione religiosa ha contato più di quella politica la quale per missione «terrena» ha il compito di amministrare bene oltre che tutelare il diritto alla salute. Le forze dell’ordine, i carabinieri del Capitano Centrella e i poliziotti del Vice Questore Mannelli, con grandi difficoltà, hanno fatto un bel lavoro e garantito il diritto di tutti a manifestare per i propri diritti. Da questo piccolo inizio, una valutazione. Adesso c’è la parte più difficile. È necessario confermare la presenza di una massa critica, ripeto oggi embrionale, e sotto il suo stimolo mandare i sindaci dal Presidente De Luca e coinvolgere la sua giunta. Certo, su tutte conterà la presenza elevata di persone sotto il palazzo della Regione o la richiesta- come ha suggerito Vito Iacono- dell’istituzione del «garante del diritto alla salute per le isole» o lo status di «zona disagiata». Di maggiore importanza sarà la corazzata composta di primi cittadini e amministratori e cosa sono disposti a fare per diventare «santi» per l’isola. Questa è l’occasione che hanno per dimostrarci se valgono i voti ricevuti. In caso contrario bisogna mandarli. Non da De Luca ma da qualche altra parte.

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