Il Golfo risponde: «Il nostro dovere è fare domande, non smettere di farle»
Dopo la richiesta di rettifica dei supermercati Decò, il giornale chiarisce il senso dell’inchiesta e rilancia il tema del costo della spesa sull’isola. I dati ISMEA documentano le variazioni dei prezzi all’origine, ma il confronto tra i listini richiede precisione e verifiche puntuali

Una richiesta di rettifica, una diffida formale e la prospettiva di un’azione giudiziaria. È quanto segue la pubblicazione dell’articolo del 14 ottobre dedicato al costo della spesa a Ischia e alle differenze di prezzo tra l’isola e la terraferma.
Prendiamo atto delle contestazioni sollevate dall’avvocato Antonio Pantalone, nell’interesse delle società che gestiscono i punti vendita Decò sull’isola. La correttezza dell’informazione è un principio irrinunciabile per questo giornale e ogni rilievo documentato merita attenzione e verifica.
C’è, tuttavia, un aspetto da chiarire: il tema sollevato dal nostro articolo non si esaurisce nel prezzo di una singola confezione di pomodorini.
La contestazione evidenzia che i 2,79 euro riportati nella fotografia di un punto vendita Todis a Napoli si riferiscono a una confezione da 250 grammi e non a un chilogrammo. Il prezzo unitario indicato sul cartellino è infatti di 11,16 euro al chilo. Un elemento che impone precisione: se il prezzo della confezione è stato presentato come prezzo al chilogrammo, il confronto specifico non è corretto e va verificato e rettificato.
Riconoscere la necessità di correggere un dato, però, non significa rinunciare alla domanda che ha ispirato il nostro lavoro: quanto incidono realmente i costi della logistica sui prezzi praticati ai consumatori di Ischia?
Che cosa dicono i dati ISMEA. Nell’articolo del 14 ottobre avevamo richiamato le quotazioni ISMEA del 17 settembre, relative ad alcune varietà di pomodoro. Il concetto era chiaro: il costo del trasporto esiste e nessuno intende negarlo. La questione è capire se e in quale misura possa spiegare le differenze riscontrate al dettaglio.
La scheda ISMEA relativa a settembre 2026 offre ulteriori elementi di analisi sui prezzi medi all’origine: 1,63 euro al chilogrammo per i pomodori ciliegini, 1,19 euro per i costoluti e 1,17 euro per il tondo liscio.
Sono dati ufficiali che descrivono l’andamento del mercato e meritano attenzione. Non costituiscono, da soli, la prova di un rincaro ingiustificato nei supermercati, né possono essere sovrapposti automaticamente ai prezzi al dettaglio. Rappresentano, tuttavia, un riferimento utile per avviare un confronto serio, basato su prodotti omogenei, periodi coincidenti e prezzi effettivamente rilevati.
Resta la domanda: come si arriva, per alcuni prodotti, a prezzi al dettaglio che sfiorano gli otto euro al chilogrammo? Quali componenti concorrono a determinare il prezzo finale? Quanto pesa il trasporto marittimo e quanto incidono le politiche commerciali dei singoli operatori?
Sono interrogativi legittimi, ai quali non si risponde con gli slogan, ma con documenti, numeri e trasparenza.
Il Golfo non ha alcun interesse a costruire campagne contro singole aziende. Il nostro compito è raccontare ciò che accade sul territorio, raccogliere dati, confrontare informazioni e dare spazio alle questioni che incidono concretamente sulla vita dei cittadini.
La spesa alimentare è una di queste. Per una comunità insulare, la logistica rappresenta un tema importante, ma non può diventare una spiegazione valida a priori per qualsiasi differenza di prezzo. Proprio per questo occorrono analisi approfondite e confronti corretti.
La richiesta di rettifica non può diventare una ragione per rinunciare ad approfondire questioni di interesse pubblico. Il Golfo continuerà a fare il proprio lavoro con il rispetto dovuto a tutti e la responsabilità che deriva dal diritto di informare: senza pregiudizi e senza conclusioni precostituite, ma anche senza rinunciare alle domande quando sono in gioco il costo della vita e gli interessi dei cittadini.
Perché il confronto sui prezzi non si risolve con una diffida. Si risolve con dati corretti, verifiche puntuali e risposte documentate. Ed è proprio questo che continueremo a cercare.
Alleghiamo fonte di riferimento, scheda ISMEA: ISMEA Mercati – Prezzi medi all’origine. I valori riportati si riferiscono ai prezzi medi all’origine e non ai prezzi al dettaglio praticati a Napoli o a Ischia.






Se espongono 8€ 9€ 11€ al kilo è la gente compra non vedo dove sta il problema.
La pubblicazione della scheda ISMEA: ISMEA Mercati – Prezzi medi all’origine,dovrebbe far riflettere e far rimanere la merce sugli scaffali ,ma siamo a Ischia e i soldi ci sono anche se i datterini vanno a 12€……………,,.