Primi segnali di ritorno alla normalità
Con la conclusione della protesta degli autotrasportatori riprendono i collegamenti marittimi e il trasporto delle merci verso Ischia e Procida. Arrivate le prime autobotti di gasolio, mentre si rimettono in moto anche le forniture alimentari. Serviranno ancora alcuni giorni per recuperare i ritardi accumulati. Confermato stamane il corteo contro il caro carburanti

La prima vera schiarita dopo giorni di apprensione è arrivata dal mare. Ieri, con la conclusione della protesta nazionale degli autotrasportatori e la ripresa della circolazione dei mezzi pesanti, anche per le isole del Golfo di Napoli si sono aperti i primi spiragli di ritorno alla normalità. I collegamenti sono ripresi quasi regolarmente. Le navi hanno ripreso a trasportare merci, le prime autobotti di gasolio hanno raggiunto Ischia e Procida ieri mattina e lungo la filiera commerciale è ripartito il flusso di approvvigionamento che nei giorni scorsi aveva rischiato di interrompersi quasi del tutto. Per un arcipelago che vive di collegamenti marittimi e dipende quotidianamente dalla terraferma per carburanti, generi alimentari e beni essenziali, il blocco dei trasporti aveva assunto rapidamente i contorni di una vera emergenza. Nei supermercati gli scaffali avevano iniziato a svuotarsi, soprattutto nei reparti dei prodotti freschi, mentre il timore di restare senza carburante aveva provocato una crescente preoccupazione tra cittadini, imprese e operatori dei servizi. La svolta è arrivata ieri con il rientro della mobilitazione dei tir, favorita da quello che pare essere un accordo, almeno parzialmente raggiunto, con il Governo e dalle misure straordinarie adottate per fronteggiare il caro carburanti. Già nella giornata di ieri i mezzi pesanti sono tornati a muoversi lungo le principali direttrici logistiche del Mezzogiorno, consentendo la ripresa dei collegamenti commerciali verso le isole maggiori e minori.
Particolarmente atteso era l’arrivo delle autobotti cariche di gasolio destinate ai depositi e ai distributori isolani. Le corse navali straordinarie predisposte nelle ultime ore hanno consentito già ieri di scongiurare il rischio di una paralisi ancora più grave dei collegamenti marittimi e dei servizi essenziali. Una boccata d’ossigeno per Ischia e Procida, che nei giorni scorsi avevano vissuto con crescente inquietudine il progressivo assottigliarsi delle scorte. Anche sul fronte alimentare i segnali sono incoraggianti. I primi camion hanno ripreso a rifornire piattaforme e centri di distribuzione e la merce sta tornando nei punti vendita delle isole di Ischia e Procida. La normalizzazione, tuttavia, non sarà immediata. Le aziende del settore parlano di un ritorno graduale alla piena operatività e di alcuni giorni ancora necessari per smaltire i ritardi accumulati lungo tutta la catena distributiva. La crisi ha però lasciato emergere ancora una volta la fragilità strutturale dei territori insulari. Bastano pochi giorni di interruzione della mobilità commerciale per mettere sotto pressione servizi, attività economiche e famiglie. Una vulnerabilità che la recente emergenza ha riportato con forza al centro del dibattito pubblico.
E proprio mentre si intravede l’uscita dall’emergenza approvvigionamenti, resta aperto il fronte della protesta sociale contro il caro carburanti. Per questa mattina è infatti confermato il corteo promosso dai pescatori di Ischia e Procida. La manifestazione, annunciata nei giorni scorsi dal Consorzio Ischia Pesca, partirà dal piazzale del Tribunale di Ischia per raggiungere piazza Antica Reggia. Una mobilitazione che va oltre la sola categoria della pesca e che intende richiamare l’attenzione sul peso crescente dei costi energetici per le attività produttive delle isole. Il paradosso di queste ore è tutto qui: mentre i traghetti tornano a trasportare carburante e merci e i supermercati ricominciano a riempire gli scaffali, resta forte il malessere di chi in mare lavora ogni giorno e continua a denunciare costi considerati ormai insostenibili. La crisi logistica sembra dunque avviata verso una soluzione, ma le ragioni economiche che hanno alimentato proteste e tensioni appaiono tutt’altro che superate. Per le isole del Golfo, però, la giornata di ieri ha segnato quantomeno la fine dell’incubo più immediato: quello dell’isolamento e della carenza di beni essenziali. Dopo giorni di allarme, dai porti è tornato ad arrivare il segnale più atteso: quello della ripartenza.








