CRONACAPRIMO PIANO

Adesso però impariamo la lezione

Il controesodo chiude un agosto segnato soprattutto dall’invasione dei “muschilli”, tra notti senza regole, e-bike, schiamazzi e vandalismi. Ma non serve solo chiedere soltanto più controlli: purtroppo spesso siamo noi ad aprire le porte a questo “pseudo turismo”. E allora…

Il giorno della Liberazione, a Ischia, ormai da qualche anno non si celebra soltanto il 25 aprile. Ce n’è un altro, decisamente meno istituzionale e certamente più ironico, che cade il 31 agosto. C’è chi lo dice sorridendo e chi lo pensa davvero. È il giorno il controesodo prende consistenza e una parte di quel turismo che da queste parti è stato ribattezzato senza troppi giri di parole “cafonal” prepara valigie, borsoni e frigoriferi portatili per tornare sulla terraferma. Quest’anno, peraltro, il calendario ha dato una mano. Le partenze sono cominciate già domenica 30 e questo ha consentito di distribuire maggiormente il flusso agli imbarchi di Ischia e Casamicciola, evitando almeno in parte quelle scene di caos che in passato hanno accompagnato la fine del mese. Ma cambia poco: agosto finisce e l’isola tira un sospiro di sollievo. Bisogna però evitare di trasformare il racconto dell’estate 2026 in qualcosa che non è stato. Fenomeni criminosi di particolare gravità, fortunatamente, non se ne sono registrati. Tanto per intenderci, non abbiamo dovuto rivivere tragedie come quella della sparatoria del Cuotto, con il suo drammatico bilancio di vittime e una ferita che sconvolse profondamente l’intera comunità isolana. E va riconosciuto che l’attività di prevenzione e controllo messa in campo dalle forze dell’ordine ha prodotto risultati. Le due maxi risse registrate nel corso dell’estate restano episodi gravi e deprecabili, ma sono purtroppo anche il prodotto di una concentrazione enorme di persone e, soprattutto, del livello non sempre eccelso di una parte del turismo che affolla Ischia ad agosto.

Il vero simbolo di questa estate, però, è stato un altro. E spesso ha meno di quattordici anni. Sono i cosiddetti “muschilli”: ragazzini e adolescenti che nelle ore notturne si sono impossessati di strade, corsi e piazze. Gruppi numerosi, spesso giovanissimi, lasciati liberi di girovagare fino all’alba, con biciclette elettriche lanciate ovunque, schiamazzi, comportamenti arroganti e, in diversi casi, atti vandalici. Forze dell’ordine e servizi sociali dell’Ambito hanno provato ad arginare il fenomeno. Sono stati effettuati controlli, fermati minorenni, chiamati genitori e riconsegnati ragazzini alle famiglie. Uno sforzo che sarebbe ingeneroso ignorare, ma anche una battaglia combattuta contro numeri e dinamiche difficilmente governabili soltanto attraverso pattuglie e identificazioni. Perché quando centinaia di giovanissimi vengono lasciati per strada fino alle quattro o alle cinque del mattino, pensare chi è deputato ai controlli possa trasformarsi contemporaneamente in tutore, educatore e babysitter significa pretendere l’impossibile. L’ultima fotografia è arrivata proprio da Casamicciola: ragazzini intenti a giocare a carte alle prime luci dell’alba, con parecchio denaro sul tavolo, utilizzando gli spazi esterni dei bar come una sorta di improvvisata bisca. Come giornale siamo stati tra coloro che hanno chiesto con maggiore insistenza interventi alla Prefettura, controlli più serrati e una presenza ancora più incisiva delle forze dell’ordine. Continuiamo a ritenere che fosse giusto farlo e che sarà necessario farlo ancora. Ma settembre, oltre a riportarci lentamente alla normalità, dovrebbe avere anche un’altra funzione: costringerci a guardarci allo specchio. Perché è troppo comodo scaricare sempre la responsabilità sugli altri.

E allora diciamocelo senza ipocrisie: i primi responsabili dell’arrivo e della permanenza di una parte di questo turismo siamo noi ischitani. Noi che a soprattutto agosto apriamo le porte delle nostre case praticamente a chiunque sia disposto a pagare. Noi che trasformiamo appartamenti pensati per quattro persone in alloggi per otto, dieci o magari più ospiti. Noi che talvolta chiudiamo un occhio, e magari anche due, davanti alle condizioni nelle quali quelle persone soggiornano, purché alla fine il conto sia stato saldato. Poi incassiamo. Spesso lautamente. E qualche volta, diciamolo pure, senza che tutto quel denaro percorra necessariamente le strade della fiscalità. Dopodiché usciamo di casa, facciamo cento metri, incontriamo gli stessi turisti ai quali abbiamo appena consegnato le chiavi e siamo capaci di pronunciare la frase più ipocrita: «Ma questa gente quando se ne torna a casa?».

Ecco, forse dovremmo cominciare proprio da qui. Perché “questa gente” non è arrivata sull’isola per magia. Qualcuno le ha affittato un appartamento. Qualcuno ha consegnato le chiavi. Qualcuno ha stabilito il prezzo. Qualcuno ha accettato che in pochi metri quadrati dormisse un numero di persone palesemente superiore a quello ragionevolmente ospitabile. E quel qualcuno siamo proprio noi. Ci sono situazioni nelle quali ragazzini trascorrono praticamente l’intera notte per strada anche perché negli appartamenti sovraffollati bisogna organizzare persino i turni per dormire. I giovani restano fuori fino all’alba, aspettano che genitori o nonni si sveglino e soltanto allora rientrano per prendere possesso di un letto. Nel frattempo la strada diventa soggiorno, sala giochi, pista per e-bike e luogo di ritrovo. È questo il cortocircuito sul quale, terminata l’estate, sarebbe opportuno interrogarsi. Certamente bisogna chiedere alla politica di fare la propria parte. È sacrosanto pretendere dalle istituzioni controlli, regole e strumenti adeguati. È altrettanto legittimo chiedere alla Prefettura dispositivi di sicurezza proporzionati a un’isola che ad agosto moltiplica la propria popolazione. Ma in primis bisogna avere il coraggio di selezionare anche chi ospitiamo.

Il fitto estivo per tante famiglie ischitane rappresenta un’entrata importante, talvolta fondamentale per affrontare con maggiore tranquillità i mesi invernali. Sarebbe sciocco negarlo e ancora più sbagliato criminalizzare indistintamente tutti. Ma proprio perché quella risorsa è preziosa dovrebbe essere gestita con maggiore attenzione e dignità. Guadagnare è legittimo. Ammassare persone dentro un appartamento e poi lamentarsi delle conseguenze lo è decisamente meno. La stessa rivoluzione culturale dovrebbe interessare anche quelle strutture ricettive che, pur di riempire camere e registrare il tutto esaurito, non sembrano preoccuparsi troppo della qualità della clientela che accolgono. Non tutte, naturalmente. Generalizzare sarebbe scorretto. Ma fingere che il problema non esista sarebbe persino peggio. Ischia deve decidere che turismo vuole. È una frase ripetuta così tante volte da essere diventata quasi uno slogan vuoto, ma ad agosto torna ogni anno tremendamente concreta. Non possiamo reclamare un turismo di qualità per undici mesi e poi, quando arriva quello in cui la domanda esplode, accettare qualsiasi cosa purché produca denaro. Non possiamo invocare vivibilità, decoro, sicurezza e rispetto delle regole e contemporaneamente alimentare un sistema che, in alcuni casi, produce esattamente il contrario. E soprattutto non possiamo pretendere che siano sempre gli altri a risolvere un problema al quale contribuiamo anche noi. La lezione dell’agosto 2026, se davvero vogliamo impararne una, è tutta qui. Ischia deve fare la sua parte. E stavolta “Ischia” non significa il sindaco, il prefetto, il questore o il comandante di turno. Significa proprietari di case, albergatori, operatori turistici, insomma tutti gli attori compresi i semplici cittadini. Significa noi. Se davvero non vogliamo più determinate presenze, bisogna avere il coraggio di rinunciare anche ai soldi che quelle presenze portano. Altrimenti ogni indignazione successiva rischia di diventare soltanto una recita stagionale: incassiamo a luglio e agosto, protestiamo il 31 e a giugno dell’anno successivo ricominciamo esattamente da capo.

Ads

È certamente più facile chiedere un’altra pattuglia. Molto più difficile lasciare un appartamento vuoto e rinunciare a qualche migliaio di euro. Ma è proprio lì che si misura quanto siamo realmente convinti delle cose che diciamo. Perché continuare a curare soltanto i sintomi non serve. Possiamo aumentare i controlli, reprimere gli eccessi, identificare i ragazzini, chiamare i genitori e limitare i danni. Il dolore potrà essere attenuato, ma la malattia resterà. Se vogliamo davvero estirparla bisogna intervenire anche sulle cause. E una delle cause, piaccia o meno, abita a casa nostra. Probabilmente l’estate prossima ci ritroveremo a raccontare gli stessi episodi, a raccogliere le stesse proteste e ad ascoltare le stesse invocazioni di maggiore sicurezza. Sarebbe un peccato per un territorio che comunque sta provando a crescere, migliorare la propria immagine e qualificare la propria offerta. Per una volta potremmo provare a non dimenticare tutto durante l’inverno. Intanto agosto se ne va, i porti si riempiono di persone in partenza. Benvenuto settembre. Ti aspettavamo (purtroppo) con ansia.

Ads

Articoli Correlati

4 Commenti

  1. Concordo pienamente.
    Fin quando non facciamo piazza pulita del Capitalismo turistico presente sull’Isola la medesima si troverà sempre queste esternalità negative le quali non sono la causa ma sono uno dei tanti effetti negativi del fenomeno capitalistico presente sul territorio.
    C’è da dire però che la politica non scoraggia ma incentiva questa forma di turismo nonostante i controlli effettuati i quali andavano organizzati prima del periodo estivo come andava previsto prima del periodo estivo l’arrivo di tutta questa gente data la pubblicità spinta presso social networks, pacchetti turistici ed altre forme di comunicazione.
    Va cambiata anche la promozione turistica in quanto bisogna evitare parole come tranquillità e sicurezza perchè sono sempre fenomeni aleatori che possono essere compromessi in qualsiasi momento e soprattutto bisogna evitare di promettere il “paradiso in terra” ma lavorare per migliorare i servizi.

  2. MEA CULPA, MIA GRANDISSIMA COLPA E’ UN ROSARIO COLLAUDATO. TANTO ANCHE QUEST’ANNO HO INCASSATO.
    L’ANNO PROSSIMO DOPO IL LETARGO INVERNALE SI RIPETERA’ LA STESSA CANZONE. E POI SI GRIDERA’ AL LADRO , AI MUSCHILLI E QUANT’ALTRO……………

  3. Non siamo ipocriti, se togli i “cafonal” come li chiamate, io la chiamo “mazzamma” si dimezzano i flussi di arrivo tra LUGLIO e AGOSTO, milioncini di €uri in fumo con gravi conseguenze per l’ economia isolana.

    Questo è il turismo di prossimità e non ci si puo far niente ,siamo distanti 1 ora da Pozzuoli e 15 minuti da Torregaveta, proprio la vicinanza dalla terra ferma fa sì che ogni tipo di “mazzamma” ci può raggiungere.

    I soldi che spendono sull’isola sono uguali,hanno lo stesso valore di quelli che spende il turista non “cafonal”.

    Per un periodo di lavoro che copre a stento 3 mesi pieni l’anno,non puoi fare selezione,si ha bisogno anche dei “cafonal”.

    Il turismo di qualità apparteneva all’Ischia che fu,quella degli anni 50/60 fino agli anni 80 ,dopo è stato tutto distrutto e sappiamo come.

  4. Ma perché non dite che un buon 50/60 percento del commercio e delle attività sta di fatto in mano agli amici della terra ferma? Molti di quei ragazzini non sono affittuari ma parenti e amici che vengano a visitare parenti e amici

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio