ARCHIVIOARCHIVIO 3ARCHIVIO 5POLITICA

Sotto al parcheggio del Jolly pozzi neri e un “mare” di liquami

Se leggendo penserete che stiamo scherzando, beh vi ricordiamo che si avvicina il Natale e che Carnevale è invece ancora lontano. Nella vicenda relativa alla vittoria giudiziaria del Comune di Ischia – che relativamente alla questione legata al cosiddetto parcheggio ex Jolly si è aggiudicato anche l’ultimo round davanti ai giudici del Consiglio di Stato – c’è un dettaglio che forse sarà sfuggito ai più ma che in realtà lo stesso ente locale, presente in giudizio, ha addirittura prodotto tra i documenti necessari alla sua difesa. E che apre uno spaccato “inquietante” sul sottosuolo di via delle Terme e dintorni, l’area per intenderci dove sorge e sorgerà in veste rinnovata la predetta struttura. Tutto ha origine a ottobre, quando il Comune effettua dei prelievi dalla falda. Ne emerge una presenza eccessiva di colibatteri, insomma di fatto il sottosuolo e nello specifico le sue acque appaiono decisamente inquinate. C’è qualcosa che non va, bisogna vederci chiaro. Ed è per questo motivo che l’ufficio tecnico del municipio di via Iasolino, nella persona dell’ing. Franco Fermo, invia una nota all’Evi chiedendo una serie di chiarimenti su quanto sta succedendo. Il tempo tecnico necessario per compiere le verifiche del caso ed ecco che lo scorso 5 dicembre arrivava la nota di risposta dell’ing. Franco Trani avente ad oggetto “realizzazione del parcheggio interrato in via A. De Luca (ex parcheggio Jolly) e sistemazione delle aree esterne, stato di fatto tubazione fognaria e scarichi civili zona Ischia Porto, riscontro nota”.

E adesso mettetevi comodi e sentite un po’ cosa recita la risposta dell’Evi, che vi rimettiamo integralmente: “Relativamente al primo punto non sono state riscontrate, a tutt’oggi, criticità e/o perdite relative alla tubazione fognaria gestita dalla Evi spa, di raccolta dei reflui civili nelle immediate vicinanze dell’ex parcheggio Jolly. Relativamente al secondo punto, l’area circostante la zona interessata dai lavori di realizzazione del parcheggio interrato presenta ancora, a tutt’oggi, utenze che non sono allacciate alla pubblica fogna o perché trovansi in zona più depressa rispetto al sistema di collettamento esistente nelle suddette strade, o per differenti motivi di ordine tecnico-amministrativo; le suddette utenze smaltiscono i reflui con sistema tradizionale a mezzo pozzo a perdere (cosiddetto ‘pozzo nero’) e/o a mezzo di contenitori a tenuta con evacuazione periodica a mezzo di ditte specializzate. In definitiva, quindi, il numero delle utenze non censite come utilizzatrici del servizio fognario e, pertanto, che smaltiscono i reflui utilizzando pozzi a perdere in prevalenza, o impermeabili ad evacuazione periodica, ammonta a 341”. Ora, giusto per i pochi che non avessero capito, praticamente significa che i liquami finiscono a tutti gli effetti nella falda e questo ci fa capire anche perché gli albergatori della zona – che evidentemente della presenza a iosa di pozzi neri erano a conoscenza e ben consapevoli – scendevano decisamente in profondità per poter attingere all’acqua termale. Dunque questo smentirebbe anche la “teoria” secondo la quale esisterebbero due falde.

Che ci sia questo imbarazzante “gemellaggio” tra acqua termale e merda, lo conferma anche la successiva nota che lo stesso Franco Fermo, dopo aver preso spunto dalla corrispondenza ricevuta dall’Evi, scriveva a sua volta al sindaco Enzo Ferrandino: “Von riferimento ai lavori in oggetto si rimettono i risultati delle analisi svolte dal laboratorio dell’Università degli Studi di Napoli Federico II diretto dal prof. dott. Marco Guida. Si comunica che le analisi di cui sopra non hanno riscontrato la presenza di inquinanti riconducibili alle attività di cantiere. Dalla verifica di dette risultanze, infatti, si evince la totale assenza di agenti contaminanti nelle acque prelevate dai pozzi dei concessionari oggetto di verifica, che emungono a profondità elevate. Si evincono, invece, per le acque dei prelievi effettuati nei due pozzi di carotaggio posti all’interno dell’area di cantiere, ed aventi una profondità di gran lunga minore, la presenza di agenti di contaminazione di tipo fecale che per la loro natura sono ricollegabili esclusivamente alla presenza ultra decennale in zona di scarichi domestici non collettati alla pubblica fogna, così come ampiamente rappresentato dalla nota dell’Evi spa. Detta contaminazione di tipo fecale, presente nei primi strati del suolo ed invece assente a profondità più elevate, conferma ulteriormente la netta separazione dei due strati dovuta alla presenza nella stratigrafia del terreno di un ulteriore strato poco permeabile che di fatto isola la parte superficiale, dalla parte più profonda del suolo nella quale è presente la falda termale”. Insomma, se vogliamo davvero più chiari di così non si potrebbe essere. E vi salutiamo con un piccolo “cioccolatino”: sembrerebbe, stando alle solite indiscrezioni provenienti da ambienti bene informati, che tra i pozzi neri di cui abbiamo raccontato ci sia anche quello di uno studio professionale di un politico ischitano di primissimo piano. Insomma, siamo messi proprio male.

Gaetano Ferrandino

Ads

Articoli Correlati

Rispondi

Back to top button