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Arresto in flagranza per spaccio, finisce ai domiciliari

Il pm aveva chiesto il carcere per Bouzid Hamza, sorpreso dai Carabinieri mentre cedeva hashish all’ingresso della sua abitazione

È stato convalidato ieri l’arresto di Bouzid Hamza, avvenuto venerdì notte con l’accusa di cessione di sostanze stupefacenti. L’arresto era stato eseguito in flagranza dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Ischia, in via Spinavola a Forio, dove l’uomo di origine marocchina era ristretto ai domiciliari per un altro procedimento.

La difesa, sostenuta dall’avvocato Michele Calise, è riuscita a evitare la misura cautelare della custodia in carcere in virtù della lieve entità del fatto e dell’assenza, durante la perquisizione, di altra sostanza o di strumenti per confezionare dosi

Grazie a una “soffiata”, i militari si erano appostati la sera del 31 gennaio nella strada: poco dopo le ore 23 avevano notato una coppia di persone fermarsi al cancello dell’abitazione di Bouzid. Al segnale convenuto, un fischio, quest’ultimo era uscito e attraverso il cancello aveva consegnato un oggetto di piccole dimensioni in cambio di una banconota. La coppia si era poi allontanata, ma i Carabinieri hanno proceduto a una perquisizione nei loro confronti, dalla quale è emersa la presenza di un pacchetto di sigarette con un pezzetto di hashish che, come ammesso dai due, rappresentava l’oggetto della cessione. La perquisizione si è poi estesa all’abitazione dell’indagato, ma senza che i militari rinvenissero altra sostanza stupefacente, né strumenti per pesare e frazionare dosi. Sono state invece trovate banconote di vari taglio, e i Carabinieri ipotizzarono che il tempo trascorso nel cercare di entrare nell’appartamento, prolungatosi anche a causa del cane di razza pitbull di proprietà di Hamza, avesse influito nell’esito della perquisizione. In ogni caso l’arresto era scattato vista la flagranza di reato, come previsto dall’articolo 73 del Testo unico sulla droga. Fra l’altro, uno dei due avventori fermati quella sera, aveva poi confermato di essere passato anche il giorno prima ad acquistare un analogo, modesto quantitativo (un grammo) di hashish presso la casa dell’uomo di origine marocchina.

L’udienza di convalida è avvenuta dinanzi il Gip Marcello De Chiara, della Quarta sezione del Tribunale di Napoli, che ha esaminato la richiesta del pubblico ministero, il quale aveva invocato l’applicazione della custodia cautelare in carcere.

La difesa, sostenuta dall’avvocato Michele Calise, è invece riuscita a ottenere una misura più lieve, attraverso la conferma della detenzione ai domiciliari, come si evince dall’ordinanza del Gip. Quest’ultimo non ha ritenuto credibile la spiegazione fornita dall’indagato, secondo cui, cioè, il venditore era A.C., l’uomo fermato e perquisito dai militari quella sera, ritenendo quindi colpevole l’arrestato. Tuttavia, come la difesa ha debitamente sottolineato, il fatto contestato è configurabile come di lieve entità: «è indubbio, infatti – scrive il Gip – che il peso dell’hashish sia oggettivamente compatibile con una valutazione di minima offensività, posto che, sebbene non si conosca ancora l’esatto quantitativo del principio attivo, tuttavia, in base a quelli che sono i valori medi di concentrazione delle dosi vendute nelle piazze nostrane, può già fondatamente presumersi che si tratterà di valori scarsamente significativi; a fronte di ciò nulla dimostra che il Bouzid abbia predisposto risorse o mezzi per sviluppare una maggiore capacità distributiva o che comunque che egli praticasse lo spaccio di sostanze stupefacenti in modo organizzato o comunque professionale».

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L’indagato era già sottoposto a misura analoga, in esecuzione di pena inflittagli in altro procedimento per un precedente reato di spaccio

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Il Gip ha poi argomentato le sue conclusioni circa le esigenze cautelari e la scelta della misura, spiegando che è vero che il fatto è di lieve entità, ma non sporadico, in quanto Bouzid era già sottoposto alla detenzione domiciliare in esecuzione della pena che gli era stata inflitta per un reato analogo. Dalle informazioni fornite dall’avventore, A.C., e dalle modalità adottate per eseguire la cessione della sostanza, con l’uso di cautele e di segni convenzionali, si evince secondo il magistrato che l’indagato ha continuato a praticare abitualmente lo spaccio, tuttavia la lieve entità del fatto non consente di applicare la custodia in carcere (come aveva richiesto il pubblico ministero). La scelta si è quindi ristretta alle restanti misure: scartate le misure coercitive che consentano all’indagato di muoversi liberamente sul territorio (vista anche l’esistenza di un precedente specifico), il Gip ha optato per i domiciliari, col divieto di comunicare con persone diverse da quelle che coabitano o che lo assistono.

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