CULTURA & SOCIETA'

“cachissi”, castagne e castagnaccio le “ricchezze” d’autunno. Arriva la tradizione delle ardenti caldarroste nelle piazze

Per il rilancio delle “castagne in piazza” si spera nell’iniziativa di un Nuovo “Borgo in festa” versione invernale che coinvolga anche Piazza Croce a Porto d’Ischia

La stagione che sta licenziando l’estate e la sua coda, ovvero l’autunno, si ripropone come tempo di nuove e tante cose buone, a cominciare dalle castagne e dai cachi comunemente chiamati sull’isola “cachissi”, i frutti per eccellenza di questa stagione dove per effetto naturale incominciano a cadere le foglie. Siamo nel primo giorno della seconda settimana di ottobre, in pratica, con l’autunno ormai bene avviato, andiamo verso il semestre freddo.

La transizione avviene sempre lentamente, ma piogge e nuvole, come di consuetudine, iniziano a diventare protagoniste fastidiose in questo periodo. Per fortuna non…rompono ancora come sanno fare, tranne che la nebbia che su a Fontana è spesso di casa. Il nostro paese e naturalmente l’isola d’Ischia, con l’equinozio d’autunno viene esposta al flusso atlantico in maniera sempre più consistente, con il tempo che si fa generalmente più variabile e meno stabile. Insomma, nostro malgrado, aspettiamo le piogge, quelle vere, che sono attese come è naturale nei prossimi giorni. Tutto ciò, non ci impedisce però di apprezzare e godere di quello che la natura offre, compresa la stessa pioggia che a modo suo, battente o no, innaffia i nostri boschi, li rinfresca reduci dalla calura estiva, li rivitalizza e fa risplendere i propri tipici colori di stagione straordinari e belli nel loro manifestarsi, tra il giallo oro, il marrone antico ed il sempreverde dominante.

Qui le castagne che fanno capolino dal loro guscio a riccio e spinoso, appena sbocciate si propongono come tante gemme nel fresco panorama boschivo dell’isola di sopra, dove località come il Cretaio, tra Barano d’Ischia e Casamicciola e la Falanga tra Serrara Fontana e Forio, rappresentano le sedi naturali della fioritura di questo gustoso frutto autunnale ed invernale. Le castagne si possono trovare e raccogliere, mentre si passeggia per i boschi dell’isola già in questi giorni di ottobre: stanno lì sui sentieri, mollemente adagiate sulle foglie cadute, tutte lucide e brillanti, marroni scurissime con toni rosso cupo, oppure più bionde, perché più giovani, timidamente si affacciano dai loro ricci, per deliziare prima la vista di chi le scopre, e poi il palato di chi le manga.

La natura è generosa di frutti ricchi, e la castagna dal punto di vista nutrizionale è perfetta per chi deve affrontare il freddo nei periodi di magra. Infatti quando la società dei consumi era inesistente, e ci si sfamava soltanto con quello che la terra – ed il mare – fornivano, i marroni erano un alimento fondamentale, soprattutto nelle famiglie più povere, prive persino di un pezzo di campagna da coltivare. Spesso si pensa che i termini “castagna” e “marrone” siano sinonimi, ma non è così. La castagna è il frutto dell’albero selvatico mentre il marrone è quello della pianta coltivata e modificata con successivi innesti. Nel riccio della castagna si possono trovare da 1 a 7 frutti, in quello del marrone da 1 a 3. Le castagne sono piccole, hanno la buccia bruno scura e sono più schiacciate da un lato e più tondeggianti dall’altro. I marroni invece sono più grandi e più dolci. Raccogliere le castagne nei boschi era semplice e gratuito.

Ecco che la castagna è diventata un prodotto dalle mille ricette: dalla farina di castagna, al condimento per la pasta, dall’accompagnamento delle carni, alle creme di castagna e cioccolato, ai ravioloni fritti dolci ai marron glacè, fino al vecchio castagnaccio. Il panorama delle ricette della castagna è talmente vario, che a volerlo sperimentare, ci si imbatte in particolari ed anche semplici “specialità” che spesso ieri come oggi hanno fatto la felicità dei golosi di questo salutare frutto che la natura ci offre nei mesi freddi o quasi, a cominciare dai prossimi giorni che ci portano a novembre e poi dicembre, e via via nel pieno della stagione invernale. A Ischia la castagna è gustata nei modi più semplici sin dai tempi di magra, quando la maggior parte delle famiglie isolane doveva fare i conti con i tempi bui del dopo guerra. Si parte dalle classiche caldarroste e si arriva alle castagne lesse, ossia le allesse che davano lo spunto al grande Totò di canticchiare la comica canzoncina “Miss, mia cara Miss, nu cuoppo allesse io divento pe’ te……”. A queste si aggiungono le castagne bollite, le castagne peste, le castagne del prete (castagne o’ prevte) ed il famoso dolce dei poveri, il classico castagnaccio con il quale sono molto consumate, in famiglia, tra gli amici durante le migliori feste, nei tempi in cui il convento passava ben poco, nel senso che le cose buone scarseggiavano per davvero. Purtroppo le castagne ischitane per lo più sono di dimensioni più ridotte, però lo stesso buone. Anche la loro quantità in produzione è abbastanza scarsa. Purtroppo la castagna fa parte di un settore agricolo della nostra isola non più curato come in tempi passati.

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E’ raro vedere castagne belle, lucenti e grosse come in pratica sono quelle di esportazione, proveniente dai boschi di Montella nell’avellinese. Nei giorni scorsi un furgone carico di castagne provenienti dall’avellinese è venuto a fare un primo mercato a Ischia, spostando sul piazzale aragonese dove è stato letteralmente preso d’assalto da numerosi amanti del gustoso frutto. Il furgone esponeva le classiche castagne di Montella belle e grosse che Ischia invidia tanto. Queste castagne, tempo fa, le abbiamo viste e mangiate in California nei Delikatesse, di Los Angeles e San Francisco. Ormai è prassi commerciale che i nostri prodotti migliori, meglio preparati e presentati , prendono la via del’estero per il diffuso Made in Italy. Di colore arancio intenso quando sono maturi, invece, sono i “cachissi” dell’isola, frutti gustosissimi con polpa dolcissima, simile ad una morbida crema, da cui il nome scientifico diospiros, cioè “pane degli déi” o come li chiamavano a Napoli “Ligni santi” dalla Croce di Cristo fatta con il legno di “cachisso”. e contengono molti zuccheri. Quando sono ancora acerbi, invece, per l’alta quantità di tannino, conservano un sapore agre che “lega” la lingua, si dice infatti che “allappano”. Si deve distinguere tra i frutti del caco comune e il cosiddetto caco “vaniglia” o “mela”. I frutti del caco comune non sono consumabili subito dopo la raccolta, devono infatti essere “ammezziti”, ovvero fatti maturare fino a perdere il contenuto di tannini che li rende astringenti o meglio “allappanti”, da questa maturazione segue una produzione di zuccheri che rende questo frutto dolcissimo. Per scegliere cachi dolci di deve guardare che la buccia sia sottile, quasi trasparente e intatta, e la polpa tenera. Acquistando dei frutti maturi, bisogna accertarsi che siano integri e sodi, seppure cedevoli al tatto. Quando sono gialli e molto duri significa che sono acerbi e quindi meglio evitarne l’acquisto se si desidera consumarli subito.

antoniolubrano1941@gmail.com

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