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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «”Adesso Ischia”, e domani?»

Poker d’assi o groviglio di carte energico e confuso gettato sul tavolo (dell’isola) verde? Le premesse per manifestare le potenzialità di uno o lo sconquasso dell’altro ci sono tutte, la differenza la farà sicuramente la direzione che prenderà il laboratorio politico presentato al bar Calise, sabato scorso, da Maria Grazia Di Scala, Davide Conte e Fabrizio Fiorito. In un certo senso hanno già avviato il congegno per andare contro il mainstream prodotto dal circuito ischitano cloroformizzato dagli slogan e dall’eccesso di visibilità sul nulla e sovvertire, così, alcuni numeri – nei limiti del possibile – già predestinati alle prossime elezioni (si presume in ogni Comune).

Poker d’assi o groviglio di carte energico e confuso gettato sul tavolo (dell’isola) verde? Le premesse per manifestare le potenzialità di uno o lo sconquasso dell’altro ci sono tutte, la differenza la farà sicuramente la direzione che prenderà il laboratorio politico presentato al bar Calise, sabato scorso, da Maria Grazia Di Scala, Davide Conte e Fabrizio Fiorito. In un certo senso hanno già avviato il congegno per andare contro il mainstream prodotto dal circuito ischitano cloroformizzato dagli slogan e dall’eccesso di visibilità sul nulla e sovvertire, così, alcuni numeri – nei limiti del possibile – già predestinati alle prossime elezioni (si presume in ogni Comune)

Tuttavia, forse è proprio quest’ultima sfumatura che varrebbe la pena smussare, non lasciarla cioè testa solitaria di un ponte possibile per evitare di trasformare di – e da – sana pianta il laboratorio in un esperimento civico col rischio opzionale di finire nella schiera di quelli che in passato sono partiti, ma, per cause a volte contingenti e altre un po’ meno, non hanno mai raggiunto il futuro che è adesso.

È stato buono oltre il positivo sentire altri interventi, insieme con quelli dei relatori. La presenza di alcuni ragazzi – Fabio Silvestri, Valerio D’Ambra e Marco Trofa, nella fascia d’età compresa tra i 16 e i 20 anni – affascinati tanto dalla voglia di fare quanto da quella di continuare a imparare. Di capire come si può costruire una squadra e che cosa s’intende quando si parla di strategia, quale strada, insomma, bisogna “nutrire” per trovarsi un’isola nuova, innovata pure nella mentalità, tra 10 anni cominciando sin da ora –di quella attuale, per carità, ne possiamo fare tranquillamente a meno – e come avere, finalmente, una voce unica (possibilmente anche una visione armonica di crescita e sviluppo, entrambe singolari) ha riempito per così dire una mancanza. Insomma se oggi c’è un clima mortifero che determina una cappa, lo stallo dell’isola e dei suoi Comuni – le amministrazioni locali sono soltanto la punta di questo “tappo” – “Adesso Ischia” ha tutte le carte per migliorare. Se riuscirà a farlo poco o molto, dipenderà dalla necessità di collaborare con altre realtà e dal senso che il contenitore intende percorrere. Tra le sue visioni farebbe meglio a tenere tanto quella su che cosa accadrà domani e in che modo si potrà gestirlo oltre che governarlo, e come pensa di coinvolgere quella parte civica attiva sull’isola che, oggi, si sente spaesata e per niente rappresentata.

La presenza di alcuni ragazzi – Fabio Silvestri, Valerio D’Ambra e Marco Trofa, nella fascia d’età compresa tra i 16 e i 20 anni – affascinati tanto dalla voglia di fare quanto da quella di continuare a imparare. Di capire come si può costruire una squadra e che cosa s’intende quando si parla di strategia, quale strada, insomma, bisogna “nutrire” per trovarsi un’isola nuova, innovata pure nella mentalità, tra 10 anni cominciando sin da ora –di quella attuale, per carità, ne possiamo fare tranquillamente a meno

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Punti nodali, cui si potrà chiedere, a chi parteciperà, di conformarsi, evitando al contrario di uniformare il contenitore alle pretese del singolo, candidato o meno che sia. La questione che ha riguardato l’assunzione a Ischia di due persone per “scorrimento” di graduatoria – una è la moglie del sindaco di Barano, Gaudioso, l’altra del vice sindaco di Serrara Fontana, Caruso –, non si contesta il diritto di partecipare a un concorso ma ben altro, è soltanto la parte visibile del corto circuito sistemico che ci caratterizza da anni. Un’involuzione che ha perso di vista le priorità del “popolo” dell’isola d’Ischia il quale dovrebbe tornare a essere, invece, il rapporto tra le idee, le parole e la politica in quel che appare, e molto probabilmente è, una forma di qualunquismo indeterminato a uso e consumo di pochi.

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“Popolo”, insomma, rispetto alla “gente” di fronte alla quale si dissolvono bene comune, dimensione della politica e gestione della cosa pubblica e che perciò mostra una propria inconsistenza inorganica; inteso come insieme d’individui che si caratterizzano in un’univoca volontà d’intenti il cui effetto è una volontà politica comune. Per far questo, e ciò si può prendersi come suggerimento per costruire all’interno del laboratorio “Adesso Ischia” una strada alternativa a quelle che limitano l’isola e i suoi sbocchi, c’è bisogno di studiare. Di formarsi in modo continuo stando sul “pezzo” di quel mondo, il “nostro”, in evoluzione e travolto da dinamiche senza soluzione di continuità. Una “scuola politica” in cui imparare ad amministrare (che si tratti di un Ente, una società o un Comune cambia poco) per mettere al primo posto le urgenze riguardo alla gestione dei problemi e delle criticità causati dal flusso di una globalizzazione che si muove rapida e quasi pretende modelli sempre nuovi, cercando di ricompattare una società sfaldata e far rivivere la politica? Anche, perché no. Ma non solo. Materie come bilancio comunale, programmazione economica, ordinamento degli enti locali, tributi, Legge di bilancio, fondi strutturali europei e Next Generation EU potrebbero affiancarsi ad altre finalizzate a capire che cosa sia l’Europa oggi. Quale sia il suo ruolo e cosa rischia di diventare, non escludendo uno sguardo “formativo” all’identità nazionale e al governo del patrimonio culturale come dell’ambiente isolano cui associare nuovi modelli d’impresa, lavoro e formazione.

Per far questo, e ciò si può prendersi come suggerimento per costruire all’interno del laboratorio “Adesso Ischia” una strada alternativa a quelle che limitano l’isola e i suoi sbocchi, c’è bisogno di studiare. Di formarsi in modo continuo stando sul “pezzo” di quel mondo, il “nostro”, in evoluzione e travolto da dinamiche senza soluzione di continuità. Una “scuola politica” in cui studiare, imparare ad amministrare (che si tratti di un Ente, una società o un Comune cambia poco) per mettere al primo posto le urgenze riguardo alla gestione dei problemi e delle criticità causati dal flusso di una globalizzazione che si muove rapida e quasi pretende modelli sempre nuovi, cercando di ricompattare una società sfaldata e far rivivere la politica? Anche, perché no, ma non solo

In più, favorire l’integrazione da un lato, – pensiamo agli stranieri a volte completamente dimenticati tranne che nei periodi elettorali – e per l’altro stimolare il recupero delle forze sociali inutilizzate per la realizzazione di un cammino esteso, con lo sguardo rivolto non soltanto ai sei Comuni ma all’Italia, al continente europeo e ai nuovi mercati, in un percorso meno involutivo e improvvisato ma sempre più ascensionale e decisionale. “Adesso Ischia” come officina di riflessione e collettore di nuovi talenti – questi si possono sviluppare oltre l’età anagrafica –, lente telescopica per aprire lo sguardo. Per invertire la tendenza e opporsi all’incompetenza ormai acquisita che è divenuta normalità specie nelle amministrazioni, fermare il nomadismo politico, le sue dipendenze favorendo l’istruzione (nel senso di “formazione continua”) trovando nuovi modi per rianimare l’industria locale (dall’artigianato al turismo). Difficile? Sì, sicuramente. La difficoltà è il prezzo da pagare se tra i suoi aspetti principali, “Adesso Ischia”, comprende l’importanza di calare la “responsabilità” in un “popolo” isolato da sé stesso, che ha dimenticato pure che isola abita “adesso” mentre è comodamente disteso, si fa per dire, nel proprio giaciglio di separazioni e incomunicabilità organizzata.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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