LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Lettere all’ingranaggio politico»

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«L’unica felicità è godersi la vita», affermava Seneca nelle “Lettere a Lucilio”. Il richiamo va sicuramente a Marcello Bondavalli che decise, tempo fa, di adottarlo come slogan per il “New Valentino”. Non so secondo quali dinamiche o parametri, se pubblicitarie o filosofiche, ma importa poco. A Marcello, in questi giorni in cui ha comunicato la chiusura della discoteca, sono arrivati molti messaggi di ringraziamento, ai quali mi associo, per il lavoro svolto in questi anni. Probabilmente quella dell’imprenditore Bondavalli deve essere stata una decisione personale, comunque sofferta ma meditata e maturata in un periodo in cui tutto sta cambiando, o forse già lo è, compreso il modo di divertirsi da cui l’isola non può essere esclusa insieme alla qualità e al modo di farlo. Resta forse la nostalgia dei molti che hanno frequentato quel luogo di svago in ogni periodo della loro vita, indubbiamente, ma anche la consapevolezza che tutto evolve, tutto scorre. Ciò che forse si può fare – la più difficile di tutte – è aggrapparsi al nastro del tempo e tentare di fare del proprio meglio nel “presente”, per vivere, azione che a sua volta determina il futuro. A Marcello vanno i miei personali auguri di un “presente” duraturo, di un “presente” che sia anche “futuro”.

Il sindaco d’Ischia, Enzo Ferrandino

Marcello, insomma, ha colto al volo la decisione di cambiare. Ha scelto di non attendere “oltre”. Ha deciso di vivere e scegliere il “presente” anche se la decisione di serrare i battenti di una discoteca che è stata di molti non ha trovato ampia condivisione. Se dovessimo praticare la comparazione tra la scelta di Marcello e l’inattività in parte diffusa anche a livello amministrativo, ci potremmo render conto che l’imprenditore ha preferito “lasciar andare un bene” mentre ai sindaci e alle loro amministrazioni si potrebbe imputare la scelta di non prestare la dovuta attenzione al “bene comune”. Lasciando da parte i piccoli tentativi da parte degli enti locali, in perenne competizione tra loro su qualunque cosa anche quando si tratta di eventi e cultura, ciò che assume rilievo in questo periodo di crisi nazionale e post elettorale, è ancora una volta l’incapacità di costruire una sintesi per il “bene” dell’isola. I campanelli d’allarme sullo stato della società italiana e isolana in particolare, c’erano già prima del conflitto. Numerosi sono stati gli appelli scritti e lanciati in questi mesi da Franco Borgogna, Luigi Della Monica, Raffaele Mirelli e da esponenti autorevoli come Mimmo Barra, Marco Bottiglieri e tanti altri. Tutti finiti in una sorta di tritacarne quotidiano, spesso passati inosservati o, peggio, lasciati cadere e mai presi in considerazione da chi ha l’obbligo e il dovere di occuparsi del “bene comune”. Con quest’atteggiamento che rasenta la spocchia e in certi casi l’invidia specie tra sindaci e parti di maggioranza nelle Amministrazioni dell’isola, si è acuita l’incapacità di prestare le orecchie all’ascolto determinando in tal modo una superbia ingiustificata in grado di creare, al contempo e spesso, lontananza dal luogo, dal cuore e dalla gente. Non basta, in altre parole, partecipare alle manifestazioni o metter un piede dietro l’altro in coda alle processioni portando a spasso la fascia tricolore o accompagnandola all’inaugurazione di parcheggi poi abbandonati. Serve un moto che non sia soltanto fermo. C’è bisogno di confronto, di scelte e dialogo incrociato in un tavolo permanente per non precipitare nel vuoto a causa dell’immobilismo dell’inverno mentre prevale l’attesa di una parvenza di movimento che arriverà, forse, il prossimo anno.

C’è necessità, insomma, di frantumare gli schemi rigidi e darsi obiettivi che non siano soltanto fredde panchine su panorami che, però, rischiano di restare vuoti ma scopi in grado di valicare i confini mentali di Amministrazioni che, oggi, guardano solo al proprio interno senza curarsi di ciò che accade negli altri Comuni. C’è l’esigenza, perciò, di valutare, quando serve, con giudizio e critica, che cosa (non) sta facendo quel Sindaco o quell’amministrazione per il bene dell’isola da parte degli altri non escludendo il ruolo più attivo e critico della stampa. In questo senso, il Patto per lo Sviluppo dell’isola d’Ischia – più volte accennato e indagato – assume i contorni dello strumento amministrativo operativo indispensabile per intercettare fondi, regionali e nazionali, da riversare sul territorio e produrre quel famoso “effetto moltiplicatore”. Cioè quel processo secondo il quale una variabile X influenza un’altra variabile Y. In soldoni – è certamente il caso di dirlo – se le Amministrazioni si cucissero intorno al Patto Strategico elaborato da Mimmo Barra per intercettare soldi da infondere in una progettazione partecipata, capace di includere tutte le realtà locali in una visione comune del territorio, su trasporto pubblico e da piazza, recupero delle tradizioni e cultura, rivalorizzazione dei borghi storici, sanità, istruzione, sostegno ai lavoratori e, più in generale, della qualità di vita, tutto nei termini di un robusto scenario complessivo, aumenterebbe la capacità d’investimento. Non solo, una parte di questo sarà destinato al consumo e, quindi, alla circolazione di denaro non dimenticando la creazione di nuovi posti di lavoro con effetti positivi sulle persone e sui redditi. Chi ancora afferma che a livello locale si può fare poco perché tutto dipende dagli Enti e Leggi superiori, in parte afferma una verità incontestabile. Al contrario, evita di affrontare l’altro lato della medaglia, vale a dire che cosa e come si può lavorare per fare di più dedicando il proprio ruolo (di Sindaco e di amministratore) al “bene comune” dopo aver abbandonato le comparsate inutili sui giornali ma, se è proprio il caso di starci, riempendole di risposte per contrastare le incertezze. Le quali si possono contenere ma solo con azioni amministrative e di politica economica mirata a livello locale pur se dipendenti da variabili e congiunture internazionali. Il presente, che rappresenta l’attimo in cui si decide che è arrivato il momento di cambiare le cose – magari nella direzione del Patto per lo Sviluppo – ha un “effetto moltiplicatore” sul futuro ed è in grado di trascinare con sé altre variabili di cui fino a quel momento o non ci si era accorti o di fronte alle quali si è rimasti volutamente indifferenti. Ed è quest’ultimo caso che ci riguarda da vicino perché interessa tutti noi, nessuno escluso, e ci pone davanti ad una riflessione. Se è vero che «l’unica felicità è godersi la vita» come ha detto Seneca, va da sé che l’infelicità sta nel non godersela, nel dare priorità a ciò che è effimero, caduco e senza prospettiva. Spostandoci sul piano politico-amministrativo, in cui con l’immobilismo strisciante si è dato spazio a cose con un’importanza pari a zero, pur essendo utili come le panchine di cui sopra, l’infelicità sta nel non scegliere l’interesse di Ischia preferendole in modo anacronistico quello localizzato, personale e frantumato. L’ipotesi migliore, allora, forse è fuori da quella che i Comuni sono abituati a perseguire singolarmente e per conto proprio. La capacità di migliorare l’Isola d’Ischia è fuori dall’incapacità attuale e rappresenta il modo per capire chi siamo guardando a chi non siamo più e a quanto ancora bisogna fare anche soltanto per sforzarsi di immaginare chi davvero vogliamo essere. Una dote che, specie in politica, dovrebbe esser ripresa senza compromessi.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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