LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Primum vivere deinde philosophari»

Significa «prima [si pensi a] vivere, poi [a] fare della filosofia». È il richiamo a una maggiore concretezza e aderenza agli aspetti pratici della vita, a ciò che serve. Dovremmo ripetercela spesso, magari ogni giorno per uscire dai postumi di questa sbornia di turismo “mordi e fuggi” con punte di maleducazione civica costanti nel mese di agosto che raggiungono la soglia di criticità. Ripetercela, tutti. Perché all’opposto di ciò che crediamo essere un’iniezione di liquidità nelle casse (e nelle case affittate a chiunque senza fare differenze) nell’economia dell’isola, questo turismo senza qualità ci fa scadere nella classifica dei posti ambiti anche da chi potrebbe – e vorrebbe – permetterselo; a quella fascia alta di ospiti che sono alla ricerca di posti d’eccezione.

Il sindaco di Firenze, Dario Nardella

E invece, leggendola al contrario, come cioè non andrebbe letta, si attribuisce un significato negativo. Distorto, perverso, dalla ricerca del vero benessere economico. Che, sebbene nelle sue forme superficiali sia in grado di dare a chiunque un risultato immediato, i soldi nel portafogli nell’illusione che questi, i soldi, siano la concretezza di cui tutti sono alla ricerca disperata, invece è una spirale negativa nella quale puntualmente cadiamo ogni anno, restandoci. Da anni, da decenni. Come si può vivere, e bene, se l’isola è invasa da pregiudicati, risse, pestaggi e baby-gang notturne che sentono solo il bisogno di rompere tutto, come di fare del chiasso e innalzano la maleducazione civica a melma in cui sguazzare tranquillamente per sentirsi a casa o nelle caverne di una qualsiasi altura lontana dalla civiltà? È inutile citare le scorribande di certi esseri – che definire “umani” farebbe rabbrividire e recherebbe un torto a quelli che veramente lo sono, talvolta – e dell’incapacità delle (loro) famiglie di tenere a bada animali usciti dal recinto della compostezza. Per non dispiacere a noi, perché la colpa è nostra e in particolare di chi gli affitta le case, e poiché non riusciamo a contenere questa mandria di individui senza morale, forse perché anche alla maggior parte di noi manca fatta eccezione per qualcuno, e per svincolarci da qualunque tipo di nausea meglio evitarlo. Si va bene, portano i soldi? Se queste sono le condizioni allora faremmo bene a rivedere il significato della parola “turismo”.

Che, è vero, non abbiamo mai saputo, come ho ripetuto molte volte, adottare nelle sue necessità, e adattare alle nostre come a un territorio che non merita trogloditi di prossimità. I quali invece dovrebbero essere mandati al confino per il sol fatto di essere sbarcati. E in realtà non merita neppure i “nostri” animali perché in questo caso non va fatto un distinguo tra quelli locali e non locali. Sempre di animali si tratta. Poiché però a molti manca l’impermeabile dell’intelligenza, specie in estate, mi limiterò a rilevare come le amministrazioni locali siano assenti in alcuni casi, o facciano poco in altri, per delimitare questo ragù di selvaggi in esilio estivo nell’incapacità di governare un’orchestra ischitana che avrebbe bisogno di ben altri maestri. In grado non solo di affrontare questo tema ma anche altri problemi che negli anni sono diventati pesi di cui facciamo fatica a liberarci perché abbiamo messo davanti a ogni altra cosa il profitto, a tutti costi. E oggi paghiamo un conto salato non sapendo come e che cosa fare per elevare l’isola e le sue eccellenze al livello che le spetta. Insomma queste amministrazioni tendono più a fare filosofia, benché alcuni (tra i sindaci) si vantino della propria bravura nell’esser riusciti ad accedere a finanziamenti (per il proprio comune). Una “filosofia” (amministrativa, che diventa storia cantata e suonata agli atri e a se stessi per pura propaganda e per convincersi di esser stati bravi) che tende al livellamento al ribasso. Non fosse altro perché a certi tipi che poggiano le natiche sugli scranni nei comuni, sia con titolo di studio elevato e sia senza, mancano quelle virtù necessarie che occorrono per guardare il territorio nella sua vera bellezza. Che non è solo tendere ad amministrarlo come un recinto di polli ma è trasformazione delle sue architetture per offrire una casa dignitosa, eliminando ogni sbavatura incompatibile con la sua cultura. Perciò ci servono attenzioni e intenzioni diverse. Le prime per sviluppare le seconde. Ed è in quest’ambiente deliberatamente selvaggio che, a volte, qualcuno arriva dall’esterno e nella sobrietà che gli è propria, sotto la pressione di domande alla ricerca di risposte, ci fornisce una serie di coordinate che faremmo bene ad accogliere e ascoltare. Il sindaco di Firenze è stato in vacanza sull’isola. Nell’intervista che ha rilasciato a Gaetano Ferrandino un passaggio ha colpito la mia attenzione.

Il coordinatore de IL GOLFO gli ha chiesto: «Se lei fosse sindaco da queste parti, in che cosa le piacerebbe incidere nell’attività di amministratore?», e Nardella – di cui si può mettere in discussione magari pure il lavoro nel suo comune non il giudizio di osservatore esterno- ha candidamente risposto: «Girando in questi giorni e dialogando con alcuni cittadini, imprenditori e politici locali, ho capito che il tema del Comune Unico è abbastanza sentito. Se è vero da un lato che in Italia ci sono forti identità municipalistiche e quindi ogni sindaco è espressione di questa identità., è altrettanto indubbio che oggi più che mai vale il detto “l’unione fa la forza” e soprattutto i cittadini si aspettano una semplificazione che sia nel contempo burocratica e istituzionale. In Italia abbiamo più di ottomila Comuni, alcuni dei quali hanno poche centinaia o migliaia di abitanti: assistiamo a un’eccessiva frammentazione delle amministrazioni locali, che da un lato porta dispersioni economiche e dall’altro rende complessi processi e meccanismi di governo dei territori. Insomma, credo che se la popolazione di Ischia e la classe amministrativa di questa splendida isola volessero puntare a un obiettivo ambizioso, dovrebbero riprendere in mano la battaglia per la costituzione di un Comune unico che consentirebbe di unificare tanti servizi, agevolare il rapporto tra amministrazione e cittadino ma soprattutto prendere decisioni cruciali per il futuro del territorio in maniera più rapida». Nardella brevemente con l’espressione “l’unione fa la forza”, con il richiamo al Comune Unico e all’eccessiva frammentazione delle amministrazioni locali da cui dipende la dispersione delle risorse economiche ovvero le localizza in maniera eccessiva e senza una pianificazione omogenea. O come la “sgridata” per richiamare la mancanza di servizi unificati e l’assenza spesso di un buon rapporto tra amministrazione e cittadino e, insieme, l’incapacità di prendere decisioni decisive per il futuro del territorio ci ha ricordato di quanto siamo strafottenti e invece di trarre una pigmalionica fierezza dall’isola verde c’è solo tradimento, dissimulato da conquiste di risorse per affermare di essere stati bravi.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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