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Cercasi lavoratori disperatamente

C’è chi se la prende col reddito di cittadinanza, chi con paghe “poco appetibili”, chi con la pandemia. Ma sull’isola in questa stagione 2022 trovare maestranze e forza lavoro è diventata una missione impossibile. Altrove le cose vanno diversamente, abbiamo provato a capire perché

C’è chi dice che sia colpa del reddito di cittadinanza, chi della pandemia e chi se la prende con le condizioni di lavoro ‘poco appetibili’. Sta di fatto che quest’anno, più dei precedenti, è pressoché impossibile, almeno a detta di ristoratori ed albergatori, trovare lavoratori stagionali. Basta fare un giro sui social network invasi di annunci. C’è chi cerca camerieri, chi lavapiatti, senza contare gli annunci per lavapiatti, aiuto chef, commis di sala e receptionist. Ormai è diventato un luogo comune: “Chi ha il reddito di cittadinanza non vuole lavorare”. Una frase che ormai è diventata quasi una scusa. Visto che l’anno scorso gli allarmi erano identici, vale ricordare che per tutta l’estate l’Osservatorio sul precariato dell’Inps ha rilevato continui aumenti delle attivazioni di contratti stagionali, a livelli mai registrati negli anni precedenti la pandemia (e l’introduzione del reddito). Nell’intero 2021 le assunzioni stagionali sono state 920mila, oltre il 40% in più rispetto alle 656mila del 2020 segnato dal Covid ma 188mila in più anche rispetto al 2019 e 260mila in più rispetto al 2018, quando il reddito di cittadinanza non esisteva. Insomma: il lavoro stagionale gode di ottima salute. Abbiamo provato a sentire delle voci diverse. Chi ci ha parlato è andato ben oltre i luoghi comuni del “non si trovano gli stagionali da quando c’è il reddito di cittadinanza”.

LUCA D’AMBRA (PRESIDENTE FEDERALBERGHI ISCHIA E PROCIDA)

«Il problema non è solo isolano né solo italiano. Si tratta di un problema internazionale. In questi giorni mi sono confrontato con colleghi di altre nazioni che hanno le stesse nostre difficoltà nel trovare personale stagionale. Tutte le forze lavoro impiegate nel settore dell’ospitalità in questo periodo di pandemia, per non restare fermi per due lunghi anni, hanno cercato e trovato altro impiego. Probabilmente, in alcuni casi, si tratta anche di lavori meno faticosi e più appaganti. La mancanza di impiego in questi due anni ha fatto sì che anche gli emigrati o siano tornati nel Paese di origine o abbiano trovato altro impiego semmai cambiando totalmente ambito. Il problema di penuria di stagionali c’è ed è diffuso. In prospettiva abbiamo un problema di base sull’isola: se non riusciamo a destagionalizzare, non riusciremo ad essere ‘appetibili’ sul mercato del lavoro. Perderemo preziosi collaboratori che preferiranno andare a lavorare in altri luoghi per 9/10 mesi l’anno piuttosto che per restare sull’isola per poco più di quattro mesi di lavoro. E questo è anche un problema sociale. Dobbiamo fare in modo che i nostri collaboratori possano lavorare almeno 7/8 mesi di lavoro l’anno in modo che i restanti periodi dell’anno siano coperti dalla Naspi»

ENZO FERRANDINO (DOTTORE COMMERCIALISTA E SINDACO D’ISCHIA)

«C’è una tendenza che si è andata acuendo a seguito della pandemia. In pratica bisogna garantire condizioni di gratificazione a coloro che vanno a lavorare. È necessario un miglioramento delle condizioni rispetto a quelle che, ahinoi, il mercato del lavoro può garantire condizionato com’è da un periodo fiscale e previdenziale che si giudica troppo oneroso a carico sia dell’azienda che del lavoro dipendente. In gergo tecnico viene definito cuneo fiscale e /o previdenziale. Si tratta di una sorta di barriera, di diaframma che esiste e che rende il lavoro, per chi ha bisogno di risorse umane, troppo oneroso. Dall’altro lato per il lavoratore diventa poco gratificante lavorare vedendosi assottigliare sempre più la propria busta paga. È necessario, quindi, un intervento da parte del Governo centrale che possa limitare la tassazione sul lavoro rendendola meno asfissiante per migliorare le condizioni sia per chi crea posti di lavoro sia per chi cerca lavoro».

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MARIO SIRONI (DIRIGENTE ISTITUTO ALBERGHIERO “V. TELESE”)

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«Non ho dati certi ma in questo momento il lavoro nelle strutture alberghiere non è più considerato come una volta. In passato lavorare in albergo era considerato come un avanzamento sociale. Oggi in tanti preferiscono percorrere altre strade o andare via dall’isola di Ischia. Molti ragazzi dell’ultimo anno vanno via perché sulla terraferma hanno offerte di lavoro più allettanti sia dal punto di vista economico che professionale. Si preferisce la qualità. Nel percorso scolastico parliamo di formazione continua, diritti e tanto ancora che poi, fuori, purtroppo, non sempre vengono riscontrati. Per questo, quindi, chi vuole migliorare va via. Lavoratori di esperienza spesso si trovano dinanzi a condizioni di lavoro e contrattuali poco soddisfacenti ed anche per loro l’unica scelta è andare via dall’isola. Lamentarsi che non c’è chi vuole lavorare è sbagliato. Conosco tantissimi ragazzi che hanno voglia di lavorare e di crescere. Il problema è che, giustamente, hanno delle esigenze che altrove vengono maggiormente rispettate. Bisogna farsi delle domande: come mai fino a qualche anno fa sull’isola arrivavano tanti stranieri impiegati nella manodopera ed oggi vanno al nord Italia o all’estero lasciando l’isola?. Spesso, inoltre, non si valorizza chi ha studiato per lavorare nel campo dell’ospitalità. Se si pensa che per servire un tavolo può bastare avere la schiena dritta e non altre competenze, anche il ragazzo che esce dall’alberghiero non viene valorizzato nelle sue competenze. Troppo spesso si pensa che si può facilmente impiegare in alcuni campi persone senza formazione e professionalità pur di pagarli meno, allora è ovvio che i ragazzi preferiscano andare via dall’isola. Se si torna a puntare sulla formazione, qualità e sulla competenza professionale allora sì che ci sono margini di miglioramento».

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