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Come mangiare (bene) fuori casa

Angelo Roja

Spesso mangiare fuori di casa, capita non di dover decidere, ma di doverlo fare, perché non c’è alternativa. Quali delizie offre la fantasia gastronomica degli italiani a questi pasti fuori dalla tavola domestica? Quella bella cotolettina che uno può prendere in mano e mangiarla, prendi, mangi, un caffè e vai al lavoro. Un panino al lampredotto a Firenze, si inzuppa il panino nel brodo bollente, si taglia il lampredotto a striscioline, si riempie il panino, si aggiunge una manciata di pepe nero e qui, rigorosamente ci si ferma, perché salsa verde, olio piccante o quant’altro sono contaminazioni che non riguardano la vera tradizione fiorentina. A Palermo e dintorni, si mangia “Pane e panelle”, la vera tradizione siciliana di strada. Le panelle, una frittela di farina di ceci, solitamente si mangiano in mezzo alle mafalde che sono dei panini con semi di sesamo, rotondi e morbidi, con qualche goccia di limone e un pizzico di sale. Spesso sono accompagnate dai “cazzilli”, crocchette fritte di patate e prezzemolo. Panelle e cazzilli sono inseparabili e talvolta vengono mangiate nello stesso panino con una buona birra. Un panino con la porchetta o un panino con prosciutto, mozzarella, insalata e pomodoro, una zingara, un’insalata di riso (tonno, fior di  latte, wurstel, mais e mix di verdure), ecc. Metti anche l’aspetto conviviale, si sta con altre persone, si trova il professionista accanto al manovale, dallo scopino al senatore. Forse è questa propria la bellezza, meglio ritornare un po’ indietro, vuoi mettere l’odore della porchetta con quello delle patatine fritte. Non è impossibile conciliare tradizione e un pasto salutare, quando ci ritroviamo di corsa a dover mangiare al bar.

Cibi da strada.

I cibi della nostra tradizione sono stati rivalutati come cibi di strada, per cui si presta attenzione a questi cibi. Pensiamo alla pausa pranzo, innanzitutto deve essere una pausa di benessere, non dobbiamo mangiare frettolosamente e magari davanti a un computer o parlando al cellulare. Il pranzo arriva in mezzo alla nostra giornata, probabilmente poi, dopo il pranzo, dovremo continuare la nostra giornata, in ufficio o a lavoro, dobbiamo quindi ritemprare il nostro organismo, riprendere energie e nutrienti. Con calma, magari seduti è meglio. Ci ritroviamo al bar e la scelta non è così vasta. Tra un tramezzino e un toast, oppure una pizzetta, cosa scegliere, qual è la cosa più sana? Prima di scegliere, vediamo qual è la cosa fondamentale che ci deve guidare nella scelta. Noi dobbiamo pensare di quante energie abbiamo bisogno, in funzione della nostra attività fisica, perché se noi, passiamo tutto il giorno davanti al computer seduto, non abbiamo bisogno di tantissime calorie. Se invece effettuiamo un lavoro più dispendioso di energie, il muratore, il magazziniere, spostiamo scatole, ci possiamo permettere un dispendio energetico maggiore. E’ tutto relativo su cosa scegliere, un tramezzino, oppure un toast, probabilmente il tramezzino che è molto appetitoso, però molto calorico. Per questo se si fa lo stradino, ben venga anche il tramezzino. Bisogna però, stare attenti alla tipologia dei grassi. Quattro biscotti secchi hanno circa 85 kcal, un gelato alla crema 330, è importante vedere in funzione delle diverse attività quanto tempo impieghiamo a smaltirli. Per smaltire quattro biscotti occorre camminare per circa 28 minuti, per il gelato alla crema ne occorrono centodieci, mentre stando seduti ben 300 minuti. Non guardiamo alla dimensione di quel che mangiamo, ma alla densità calorica. Oltre poi a considerare la qualità, la tipologia dei grassi, l’eccesso di sale, ecc.

Menu per la pausa pranzo.

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Va benissimo anche un primo piatto e un’insalata. Occorre però guardare ai condimenti, perché i carboidrati della pasta o del cous cous, che sono equivalenti, non sono negativi, anzi, noi dobbiamo assumere nella nostra giornata una certa quantità di carboidrati, ci sono necessari. Il problema sono i condimenti, è chiaro che rendono le cose appetitose, attraenti, e tra una carbonara e una pasta al pomodoro meglio il pomodoro. Purtroppo, la pausa pranzo molti la fanno troppo velocemente e pensano, mangerò di più a cena. Ecco, lì, bisognerebbe pensare all’inverso, perché dopo cena, non si hanno più tante ore di attività, anche se uno va a letto tardi, il lasso di tempo tra il pasto e il momento di riposo è troppo breve. Qualche persona, nella pausa pranzo, mangia solo un frutto, una tantum ok, ma come abitudine alimentare non è del tutto corretto. Evitare i cibi eccessivamente grassi, fritti, cibi con grassi animali o con molto burro o troppo salati o troppo zuccherini, i dolci. Tutto è sempre in funzione della propria età e dispendio giornaliero, non c’è un qualche cosa che va bene per tutti, va bene in funzione del proprio dispendio energetico. A pranzo non possono mancare un po’ di carboidrati, pane più semplice possibile, il cous cous è ottimo, molte verdure, limitare la carne, il formaggio o il prosciutto e sempre con moderazione, liberamente frutta e verdure. Per il pranzo portato da casa, se abbiamo preparato delle cose cotte, poniamole in un frigo, arrivati sul luogo del lavoro, oppure portiamo cose secche meno soggette anche all’inquinamento di microrganismi.

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Fast Food.

Le foto dei cibi che i fast food e i bar espongono sono veramente artistiche, spesso, però la qualità dei cibi, dietro le apparenze manca di sostanza e quel che servono è di bassissima qualità. Metti poi l’uso indiscriminato di oli e grassi idrogenati (margarina), scadentissimi oli e alimenti con conservanti. Purtroppo negli oli parzialmente idrogenati, usati in tali locali, c’è un 15% di acidi grassi trans e nelle prelibate patatine fritte il 45%. La tabella nutrizionale, spesso, è un miraggio. Gli alimenti confezionati devono avere una tabella nutrizionale con sette elementi: “ valore energetico, grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, proteine, zuccheri e sale riferiti a 100 g o 100 ml di prodotto ”. Nel cornetto che prendiamo col cappuccino, si legge: “Margarina proveniente da oli parzialmente idrogenati di palma e di colza”. Quanti da anni, fanno la colazione al bar! Le persone che sono più attente alla salute dovrebbero invogliare i fast food a rivedere le loro politiche e servire alimenti più sani, ma ancora molto c’è da fare. Comunque siamo sempre noi a scegliere e decidere cosa mangiare e in quale locale, evitare le patatine fritte è una nostra scelta, come i tanti piatti già preparati, primi e secondi surgelati, dolci, che quasi mai sono accompagnati dall’etichetta nutrizionale.

Mangiare fuori di casa.

Dare la preferenza non solo al gusto ma anche alla salute, se poi, riusciamo ad abbinare gusto e salute tanto meglio. Cambiare i locali che non servono alimenti sani e genuini, preferendo quelli che hanno pietanze e piatti privi di grassi vegetali idrogenati. Molti locali, vittime della pubblicità, e che ignorano come la margarina sia ottenuta, pubblicizzano le loro torte, come più salubri perché fatte non col burro ma con la più salubre margarina! Esistono ormai in commercio soluzioni pronte che coprono tutte le portate comuni. Non è quindi accettabile l’alibi di chi mangia male perché è costretto a pranzare fuori. Molti supermercati si sono attrezzati e preparano per la propria clientela praticamente tutti gli alimenti d’uso più comune, come: “accattivanti insalate pronte, a base di verdure e pesce o riso all’insalata (con tonno, fior di latte, wurstel e mais), pollo grigliato, porchetta, kebab, verdure di ogni tipo, yogurt, frutta, ecc”. Chi non sa proprio cucinare, non ha ormai alibi alcuno se mangia male perché, causa il lavoro, non può mangiare a casa.

 

 

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