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“Complotto per il complotto”, anche Ischia a Report per il processo Berlusconi

L’inviato della trasmissione di Rai 3 è approdato a Ischia cercando di intervistare i tre testimoni ischitani che hanno accusato il giudice Esposito

Passa anche per l’isola di Ischia l’inchiesta di Report, la popolare trasmissione in onda lunedì sera su Rai 3. Luca Chianca, autore del servizio giornalistico, ripercorre la vicenda che ha portato, il 1 agosto 2013, alla condanna di Silvio Berlusconi per frode fiscale nel processo Mediaset. La sentenza parla di 7,3 mln di euro evasi. Secondo i giudici Berlusconi è l’ideatore e sviluppatore del sistema che consentiva la disponibilità di denaro occulto direttamente o attraverso persone di sua fiducia.

Presidente del collegio arbitrale è il giudice Antonio Esposito che dopo la lettura del dispositivo di condanna dell’ex presidente del Consiglio diventa il bersaglio di una campagna di stampa che si è protratta fino ai giorni nostri. Quando esce la sentenza spuntano diversi testimoni che sostengono che il giudice Esposito avrebbe dato dei giudizi tranchant su Berlusconi. Report si è messo sulle tracce dei testimoni, scoprendo che poi alcuni smentiscono, altri vengono indagati e una donna è condannata per falsa testimonianza. E proprio nel corso di questo viaggio per ascoltare i testimoni, le troupe di Report sono arrivate sull’isola di Ischia. All’Albergo Terme Villa Svizzera lavoravano Michele D’Ambrosio, Domenico Morgera e Giovanni Fiorentino coloro che vengono definiti come «tre testimoni particolari: un cameriere, un bagnino ed un ristoratore». Nel corso della trasmissione viene anche sottolineato come la struttura turistica «Appartiene alla famiglia del potente senatore De Siano», che, all’epoca dei fatti era anche il sindaco di Lacco Ameno.

Il giornalista di Rai 3, quindi, si mette sulle tracce del reponsabile del ristorante, del bagnino e del cameriere che, a marzo 2014, hanno rilasciato all’avvocato di Berlusconi delle dichiarazioni sul comportamento del giudice Esposito durante le vacanze. La prima tappa è a casa De Siano dove non c’è né il senatore Domenico né Domenico Morgera che, successivamente, viene raggiunto telefonicamente il bagnino che si trincera dietro un «c’è un procedimento in corso» negandosi alle telecamere. Anche il cameriere Giovanni Fiorentino che all’avvocato dell’ex presidente del Consiglio ha riportato ciò che diceva il giudice Esposito, non rilascia dichiarazioni alla telecamera. E così il giornalista va a Roma da Domenico De Siano che spiega come i suoi dipendenti «Si sono resi sensibili nel riferire agli avvocati» ciò che avevano sentito. Il coordinatore di Forza Italia della Campania si lascia andare anche «A me viene da piangere». «È grave ciò che hanno detto». Ed ha spiegato come «I miei dipendenti hanno chiesto come mettersi in contatto con gli avvocati. Niente di più».

I tre dipendenti che hanno riferito all’avvocato Larosa, legale di Berlusconi, di aver ascoltato il giudice Esposito mentre manifestava tutta la sua antipatia nei confronti di Berlusconi ed anche De Siano, sono stati denunciati dal giudice Esposito. Per i tre l’ex premier sarebbe stato definito dal giudice «una chiavica». Lo stesso giudice si sarebbe lasciato andare anche ad altre affermazioni del tipo: «se becco Berlusconi gli faccio un mazzo così». Tutte dichiarazioni smentite dal giudice che per questo ha querelato i tre testimoni isolani. Ma per la denuncia di Esposito nei confronti dei tre ischitani è stata chiesta l’archiviazione. Ma non è tutto, perché nel mirino di Antonio Esposito è finito anche anche l’avvocato dell’ex premier, Bruno Larosa, al quale viene contestato di aver svolto indagini difensive a favore del proprio assistito “mancando l’esistenza di un processo penale”. A far scoppiare il caso un audio del giudice Amedeo Franco, deceduto circa due anni fa e relatore nel processo in questione in Cassazione.

«Berlusconi deve essere condannato a priori perché è un mascalzone! Questa è la realtà, a mio parere è stato trattato ingiustamente e ha subito una grave ingiustizia, l’impressione che tutta questa vicenda sia stata guidata dall’alto», affermò lo stesso Franco nel 2013 in un incontro con Berlusconi e alcune persone dopo la condanna, con uno dei presenti che registrò la conversazione. E poi ancora: «In effetti hanno fatto una porcheria perché che senso ha mandarla alla sezione feriale? Voglio per sgravarmi la coscienza perché mi porto questo peso del… ci continuo a pensare. Non mi libero, io gli stavo dicendo che la sentenza faceva schifo». E ancora: «Sussiste una malafede del presidente del Collegio, sicuramente». Una vicenda che non sarà chiarita nemmeno con la sentenza della Corte dei Diritti Umani e che si tira dietro anche la nostra isola, crocevia per una volta non di gossip o presenze vip ma di un intrigo adesso alla Corte di Strasburgo.

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